Le due Borsellino, le due Cgil, il duello Cascio-Miccichè: la campagna elettorale siciliana vive anche di dispute ravvicinate. Lucia Borsellino, figlia di Paolo Borsellino, è scesa in campo a favore di Rosario Crocetta, e farà parte della squadra di governo, a quanto pare, se il candidato della coalizione di Pd,Udc, Psi ed Api riesce a spuntarla. La zia di Lucia, Rita Borsellino, eurodeputata eletta nelle file del Pd, invece si è schierata a favore di Giovanna Marano, e prima della Marano, con Claudio Fava, restando a fianco di Leoluca Orlando, con cui ha condotto in tandem la campagna elettorale alle amministrative di Palermo.

 Saranno, dunque, due le Borsellino in prima linea, tre considerando l’altro fratello di Paolo, Salvatore, che “movimenta” da anni la società civile con iniziative che lo affiancano all’area antagonista (Il fatto Quotidiano, Idv, ecc..).

 Nella Cgil la disputa fra Mariella Maggio e Giovanna Marano tiene banco. Mariella Maggio, segretaria regionale (dimissionaria) del sindacato, è stata inclusa nel listino della coalizione di Crocetta. Sarà deputato regionale se Crocetta vince. Ma questo non ha impedito alla segretaria confederale della Fiom siciliana, Giovanna Marano, di rimanere ai bordi del campo quando Claudio Fava ha dovuto abbandonare la campagna elettorale per la nota vicenda della residenza.

Giovanna Marano è diventata così l’antagonista di Mariella Maggio e rappresenta l’icona di una vecchia contrapposizione che vede la Fiom e la segreteria generale della Cgil su sponde diverse. Solo che stavolta alla diversità sindacale si è sostituita la disputa politica. La decisione di Susanna Camusso di partecipare ad una manifestazione politica a Palermo a favore della coalizione del Pd, ha suscitato polemiche a non finire. Giovanna Marano ha detto di sentirsi offesa e Giusto Catania, Fds, assessore comunale con Orlando al comune di Palermo, ci è andato pesante, accusando Susanna di considerare il sindacato come sua proprietà privata. I toni di Giusto Catania sono generalmente forti, ma stavolta, dicono nella Cgil, ha esagerato.

Poi c’è il duello, antico, fra Francesco Cascio e  Gianfranco Miccichè. Non si sfidano per raggiungere un obiettivo cui entrambi aspirano, perché Gianfranco Miccichè è candidato alla Presidenza della regione, e Francesco Cascio è “solo” candidato uscente che si ripresenta nelle fila del Pdl in provincia di Palermo, ma il duello fra il Presidente dell’Assemblea e il leader di Grande Sud è cominciato con largo anticipo. A causa di Cascio, che ha minacciato Berlusconi, addirittura di scendere in campo contro il partito, Gianfranco Miccichè è stato disarcionato mentre era in sella alla coalizione di centrodestra, lasciando il campo a nello Musumeci. A causa di Miccichè, Cascio – del pari – non ha potuto coltivare l’antica ambizione di rappresentare il suo partito, un obiettivo cui ha lavorato intensamente per quattro anni.

Le chances di rielezione di Cascio sono alte a meno che non frani il Pdl anche a Palermo, le chances di successo di Miccichè non sono altrettanto alte. Ma per Miccichè è già una vittoria l’avere impedito al suo avversario di sempre, di scendere in campo per Palazzo d’Orleans.