Venti anni al Dante, altri venti “al Massimo”: quaranta anni di teatro. Prosa, musica, tutto. Ma com’è cominciata?

“Nel 70, dopo Woodstock e l’Isola di White. Ha incontrato Joe Napoli, il più grande produttore americano di quel tempo. Il mio maestro e amico. E con lui organizzammo il Festival pop a Palermo, dal ’70 al 72. Una stagione straordinaria, Palermo divenne la capitale della musica pop.”

E chi avete portato in Sicilia?

“I più grandi: Duke Ellington, Aretha Franklin, Elsa Soares, Jonny Holiday, Arthur Brown per ricordarne alcuni”

Come andò?

“Un successo straordinario. Spettacoli indimenticabili. Ma è Arthur Brown che sfondò e fece parlare di sé in tutto il mondo per la sua esibizione a Palermo…Gli suggerii di calarsi le braghe, contando “Fire”. E lui lo fece davvero. Ne parlarono a lungo, ma lui era un artista straordinario”.

Poi arrivò il teatro leggero…

“Sì, poi cominciai con il Teatro Dante. Mi ero fatto le ossa. E soprattutto avevo capito che la mia vita era proprio questa. Ce l’avevo nel sangue il teatro, non so immaginare altro”.

Gioie e dolori…

“Sì, gioie e dolori. Ma soprattutto gioie”

Che cosa le ha insegnato il teatro?

“Mi ha insegnato a vivere e a capire la gente. Ho dedicato la vita al mio pubblico e sono stato ricambiato. E’ stato il pubblico che mi ha sostenuto. Io vedo gli spettacoli guardando il pubblico e non la scena. Voglio cogliere ogni cosa, imparare per fare meglio. Cerco di scoprire ciò che il pubblico vuole e faccio di tutto per compiacerlo”.

Non deve essere facile.

“No, non lo è, ma è questo il fascino del teatro. Il pubblico non è mai lo stesso, anche quando sono le stesse persone che vengono. Cambiano i gusti, cambiano gli umori della gente. E poi basta niente perché divenga tutto un’altra cosa rispetto alla sera prima. Non c’è niente di scontato. E non finisco mai di sorprendermi”.

Ma lei ha il suo pubblico. Il teatro “al Massimo” ha una identità.

“Lo stesso spettacolo presentato più volte non è mai uguale. Perché è il pubblico a fare lo spettacolo, insieme con gli attori”.

Quando si sprigiona la magia, il feeling fra attori e spettatori, allora è fatta.

“Sì, è così, ma non pensi che tutto dipenda dalla performance degli artisti, quel che accade in teatro è imponderabile. Basta uno spettatore con un colpo di tosse, che contagia la platea e rovina tutto. Certe volte va bene ogni cosa, si capisce subito che andrà bene, prima che inizi lo spettacolo, già nella hall. La gente è allegra, ben disposta. Scatta la magia….”.

Lei ha una sua strategia per portare spettatori ai suoi spettacoli. Ci rivela il suo segreto?

“Non c’è un segreto, c’è la voglia di fare bene divertire, ottenere la fiducia del pubblico. Ho abbonati che mi seguono da molti anni. Venti, trenta anni, magari con qualche pausa. Non propongo mai lo stesso cartellone e metto insieme generi diversi: la prosa, l’operetta, il musical”

I mattatori del suo teatro…

“Walter Chiari, Gino Bramieri, Enrico Montesano, Renato Montagnani, i Maggio per il teatro di rivista. Salvo Randone, Paola Borboni, Valeria Moriconi ed Enrico Maria Salerno per la prosa; Sandro Massimini per l’operetta. Con Massimini ho osato di più. Ho prodotto l’operetta: 120 elementi in scena. E’ andata bene, per fortuna”.

I giovani amano il teatro?

“La scuola non fa molto, in verità, ma ho creato degli incentivi, grazie al contributo dell’Università di Palermo per portare i giovani a teatro. Con 57 euro gli studenti possono seguire l’intera stagione”.

Ci sono ricordi che non riesce a cancellare?

“Quelli incancellabili li tengo per me. Capita sempre qualcosa di curioso. Trattare con attori ed attrici di successo non è semplice. Una volta Valeria Marini mi chiamò nel suo camerino, ma lasciamo perdere”.

Come spiega la sua longevità teatrale?

“Ho una formula collaudata, scelgo gli spettacoli migliori, porto a Palermo volti noti. E metto in scena il pubblico, nel senso che vedo gli spettacoli attraverso gli occhi degli spettatori. E questo modo non mi tradisce, non mi permette di sbagliare”.

Sta per iniziare una nuova stagione teatrale. La risposta di Palermo?

“Magnifica, come sempre. Ma la fortuna non c’entra…”.