La parola d’ordine è perentoria: “comunicare”. Aggredire i temi più cari alla gente, elaborando proposte efficaci secondo schemi ed immagini, metonimie e sottintesi, metafore. Il problema è riuscire a farlo senza cadere nella tentazione di manipolare, stravolgere, sconfessare le elementari regole dell’etica e dell’onestà intellettuale. Carlo Ramo, palermitano, titolare di una nota agenzia di comunicazione, traccia le coordinate di come interagiscono comunicazione e politica, senza dare pagelle, ma fornendo lo spunto per qualche importante riflessione: “Non esistono bugie necessarie se c’è una buona comunicazione. Quando il messaggio è chiaro, diretto, netto, si afferma da solo e trova applicazione nei ragionamenti dei candidati”.
Lui, una mano importante nella cavalcata di Leoluca Orlando a maggio scorso l’ha data, avendone curato la campagna di comunicazione, ma ammonisce anche sulla giusta portata che occorre dare a questo ruolo: “Mi fa sorridere il termine di guru della comunicazione, che a qualcuno invece piace. Fa parte di una cultura del miracolo che vende alchimie, soluzioni improbabili, e non mette il messaggio al centro. La comunicazione è una parte, importante, ma non è tutto nella dinamica di una campagna elettorale come questa”.
Poi si sofferma su due livelli di problemi, la chiarezza ed il bersaglio più importante da centrare: i contenuti. “Ho dato uno sguardo alla scheda elettorale. L’elettore si troverà davanti nella cabina una successione lunga di nomi e simboli. Alcuni candidati rischiano di dare nel loro materiale indicazioni che si sovrappongono in maniera poco chiara, con la possibile conseguenza di un voto annullabile”.
Il danno sarebbe quindi concreto ed attuale, ma non si limiterebbe a questo in una campagna elettorale così incerta ed equilibrata: “Ci sono cose apprezzabili ed altre meno. Il dettaglio a volte riveste un’importanza particolare e deve restare in secondo piano. A me pare che il confronto sulle idee in questa campagna non ci sia”.
Quello che non manca invece è il “dacci oggi il nostro sondaggio quotidiano” che scandisce il countdown che ci porterà al giorno delle elezioni: “Non dico che dovrebbero essere vietati, ma certo inducono in confusione. Se il sono convinto di un candidato non mi interessa sapere se è avanti o dietro. Mi serve solo se penso di salire sul carro del vincitore”. Ed Orlando sarebbe stato un buon candidato presidente? I suoi occhi di comunicatore che non ama essere guru, brillano a tradimento: “Orlando mi ricorda il boyscout che porta la bandiera con gli altri che lo seguono dietro. Riesce ad avere una straordinaria immagine locale, ed internazionale. Gli manca forse la dimensione a carattere regionale e nazionale”.












