In Italia la voglia di “centro” non muore mai. È stata attuale persino all’indomani della fine della Prima Repubblica, ha sopravvissuto in varie forme ed in cento modi. Ha superato la barriera maggioritaria e la deriva proporzionalista. Qualche mese fa, più di un corteggiamento in nome dell’Italia che verrà, portava la sigla chiara e netta di un riposizionamento in tal senso. Saverio Romano è democristiano da quando nei congressi giovanili, venti anni fa giocavano a fare i loro piccoli “Risiko” con crisi di governo estemporanee, nel loro parlamentino del Don Bosco, dove la signorina La Rocca, li guardava come fossero tutti figli suoi. C’era, tra gli altri D’Alia con qualche chilo in meno, Cordaro, e gli altri. Cuffaro era già consigliere comunale.
Dell’esperienza di ministro porta un ricordo importante?
“Le direttrici lungo le quali si è mossa la mia azione politico-amministrativa alla guida del Ministero delle Politiche agricole e Forestali sono state quelle della difesa del made in Italy, la riforma di criteri di attribuzione delle risorse sulla PAC, politica agricola comunitaria, che tenesse conto della qualità di nostri prodotti secondo il criterio della produzione lorda vendibile e delle risorse umane occupate. Il comparto dell’agricoltura, nonostante la crisi economico-finanziaria, continua a far registrare il segno più nel PIL nazionale. Romano parla di politica nazionale, sa che domani, un minuto dopo il 28 ottobre ci sarà la corsa agli schieramenti che si contenderanno il governo del paese, in uno scenario incerto e contraddittorio, ai limiti dell’improbabile. I giorni delle certezze non ci sono più. Rischia di concludersi sia il berlusconismo che l’antiberlusconismo”.
Come si pone Cantiere Popolare nel quadro politico nazionale?
“Siamo ormai un riferimento popolare consolidato nel centrodestra. Smettiamola con questa ripetitiva ed insulsa area dei moderati che non sono una categoria reale della politica, ma un riferimento astratto e paludoso, buono solo per chi non possiede una storia ed una tradizione politica. Noi l’abbiamo ed è quella del popolarismo europeo. Lavoriamo da tempo ad una galassia di associazioni e movimenti, alla costituzione in Italia della sezione del partito popolare, che a differenza dell’Europa, in Italia stenta ad affermarsi. Il Pdl vive una sua crisi interna che ha aperto un dibattito sull’evoluzione di quell’area politico-culturale che ha le sue radici in De Gasperi e Sturzo. Siamo per la difesa della vita, la promozione della persona umana, la centralità dell’uomo e le politiche a sostegno della famiglia. Per un modello di welfare inclusivo a sostegno delle fasce più deboli della popolazione, come tra l’altro suggerisce la Chiesa”.
L’Identità del centro continua ad essere la più reclamata all’interno del panorama politico italiano, la scissione dall’Udc ha alterato in tal senso la fisionomia dei questo gruppo che fa capo a lei, o si era snaturata in precedenza, alla luce delle scelte di prospettiva (avvicinamento al Pd) di Casini?
“Un partito non si definisce di centro a prescindere dalle alleanze che stringe, la nostra scelta è forte e chiara, siamo alternativi alla sinistra nei fatti e nelle parole, l’Udc di Casini, per essere chiari, lo ha fatto solo a parole”.
Una partita importante, per molti un’autentica battaglia di sopravvivenza si gioca sulla prossima legge elettorale, ormai un palcoscenico dove tutti recitano a soggetto, nel Pdl, ma anche nel Pd, ci sono più anime che convivono tra loro, con differenti posizioni sulla prossima legge elettorale. Qual’è in tal senso la posizione del cantiere Popolare?
“Sono sempre stato convinto ed ho sostenuto un rapporto diretto con gli elettori, sono contrario ad un parlamento di nominati, se non cambia la legge elettorale non mi ricandiderò alle prossime politiche”.
Onorevole cosa deve fare la politica per far riavvicinare la gente sfiduciata, delusa, quando non disperata?
“Occorre intanto evitare le semplici generalizzazioni, la buona politica è quella che ascolta i cittadini e sa farsene interprete, risposte diverse da queste sfociano nell’antipolitica, nella demagogia e nel populismo, tre cose, di cui il Paese non ha bisogno”.











14 commenti a "“Moderati? Alibi insulso
per chi non ha storia”"
ancora tu,ma non dovevamo vederci piu’,diceva una vecchia cansone. ma non ti vergogni a farti vedere.
” E ora, finalmente, Romano ha l’occasione di diventare generale. Nel vuoto lasciato dai suoi padrini: Salvatore “Totò” Cuffaro è in una cella di Rebibbia dopo la condanna per favoreggiamento delle cosche, Romano lo ha accompagnato fino alla caserma. Con l’altro nume tutelare, Mannino, anche lui processato per i rapporti con la mafia e poi assolto, c’è stata una lite furibonda. Resta l’amico Angelino Alfano, conosciuto nel movimento giovanile della Dc di cui Romano è stato segretario siciliano. Con Pier Ferdinando Casini, invece, Saverio ha rotto cinque mesi fa, quando uscì dall’Udc con altri quattro deputati per fondare il Pid, Popolari per l’Italia di Domani.
Roba da rievocare don Luigi Sturzo, se non fosse che il Pid e il suo leader sono da anni al centro delle indagini giudiziarie sui rapporti tra politica e mafia. L’ultimo arresto di un suo uomo, il deputato regionale Fausto Fagone, risale a novembre. Eletto per la prima volta nel 2001 nel collegio di Bagheria, Romano è dal 2003 sotto inchiesta per concorso esterno in associazione mafiosa. Si cominciò con le registrazioni ambientali del boss Giuseppe Guttadauro che parlava di Romano in termini entusiastici: «Voglio incontrarlo», spiegava a un interlocutore. «Dimmi tu quando devo venire. Pure in mezzo alla strada lo posso incontrare: avvocato è».
Colloqui in cui il capomafia si lasciava andare anche ad altre considerazioni: «Berlusconi non può pensare solo a lui, ai suoi processi, deve risolvere anche i nostri problemi». Più gravi ancora le rivelazioni del pentito Francesco Campanella, il prototipo del neo-mafioso che si inserisce nella politica, candidandosi alle elezioni e inserendosi nelle istituzioni. Campanella ha raccontato che durante un pranzo romano in un ristorante presso Campo de Fiori Romano gli chiese i voti in termini ultimativi: «Siamo della stessa famigghia». Il deputato siciliano non ha smentito, data la presenza di altri testimoni, si è limitato a precisare: «Intendevo dire la stessa famiglia politica, veniamo entrambi dalla Dc»”.
da un articolo de L’Espresso del 2011
E LA STORIA CONTINUA…………………..
Corrette le argomentazioni di Saverio Romano:
sacrosanta la novazione della legge elettorale,
che consenta agli elettori di votare i candidati
più vicini alle aspirazioni collettive.
In attesa della legge elettorale, è importante
che il candidato a presidente della Regione
Nello Musumeci abbia il più ampio consenso.
Alla signora Luisa: le auguro una buona domenica. Io, quando ho qualche cosa da dire, ci metto la faccia e la firma. Io sono una persona seria. Lei si sforzi di fare altrettanto. Ci metta la faccia. Quella che ha e che somiglierà a tante cose. Si firmi, senza vigliaccheria.
Ha ragione Saverio nel dire che non abbiamo bisogno né di antipolitica, né di demagogia, né di populismo. Ha solo dimenticato di dire che non abbiamo bisogno neanche di lui.
Della serie io c’ero , Saverio era al traino di TOTO’ , Cordaro non pervenuto ! Complimenti per la marchetta stile lo sardo !
Saverio ha descritto con lucidità ed efficacia tutti i temi toccati nell’intervista. Si vede, che, liberato dalle angosce e dalle sofferenze della gogna giudiziaria in cui era stato trascinato a causa della Sua nomina a Ministro dell’ultimo governo Berlusconi, oggi rappresenta una delle poche risorse del popolarismo siciliano che pensa e lavora concretamente per costruire la casa dei popolari europei in Italia.
uno che si è venduto per un ministero che credibilità può avere?
Ci sono buffoni che sguazzano le carni nelle acque dello Stretto e politici che usano le idee e le azioni. Non si diventa di centro. Lo si e’ e basta.
L’onorevole Romano è uno dei pochi politici seri rimasti, coerente sempre, e la coerenza in politica paga…raccoglierà i suoi frutti, sopratutto adesso che le accuse di mafia si sono dissolte nel nulla.
L’Udc voleva sposarsi con il pd (matrimonio gay) ma il pd ha mollato Casini sull’altare. Avevi ragione Saverio. O popolari o niente!
C’e’ chi ride mmatula. Saverio tira dritto che invece c’e’ chi tira altre cose e spara …..
Sì sì… forte e chiara …. sì sì… talmente forte da farmi sbellicare dalle risate….
Romano si conferma un leader, capace di indicare una prospettiva politica. Un politico deve saper fare questo