Quindici giorni senza stipendio né pensione. E potrebbe continuare così per chissà quanto tempo se non ci mette una pezza il giudice e non si mette di traverso l’avvocato della controparte. Il sequestro conservativo dei soldi dell’Assemblea regionale sta diventando un affare serio sia per il personale del Parlamento regionale quanto per l’immagine dell’istituzione che da questa storia esce davvero con le ossa rotta. Certo, c’è la Guardia di Finanza che va e viene dal Palazzo per cercare le carte dei gruppi parlamentari, destinatari di generosi contributi – evento che farebbe perdere la faccia anche ad una piccola azienda – ma arrivare al pignoramento è una cosa inaudita e sotto molti aspetti inspiegabile anche per le modalità in cui la vicenda giudiziaria si è svolta.

Come si è arrivati a questo punto è presto spiegato. Una fascia di dipendenti dell’Assemblea, assunti  nell’arco di sette anni (dal 18 a 25 anni or sono) non avrebbe ottenuto il riconoscimento di un avanzamento di stipendio e si è rivolta al giudice del lavoro, che ha accolto il ricorso. L’amministrazione dell’Assemblea avrebbe dovuto provvedere, ma non l’ha fatto, sicché il legale dei ricorrenti ha chiesto il sequestro conservativo, che è stato concesso. Risultato: pignorati i soldi dell’Ars, circa 25 milioni, e niente stipendi e pensioni per il personale.

L’aspetto più misterioso della vicenda è, tuttavia, un altro. Prima che avessero partita vinta la fascia di dipendenti che ha chiesto il sequestro conservativo, c’era stato un pronunciamento del giudice a favore di due dipendenti, che avevano rivendicato il mancato riconoscimento dello “scatto”. Questo precedente avrebbe dovuto suggerire un atteggiamento più conciliante all’amministrazione per evitare la causa prima ancora del pignoramento. E invece niente, sicché si è arrivati al ricorso, al suo accoglimento e al pignoramento, che non ha precedenti nella storia delle assemblee legislative italiane.

Il bello, o il brutto, fate voi, è che anche i ricorrenti sono stati “puniti” dal sequestro conservativo perché non hanno ricevuto come gli altri lo stipendio di settembre. L’hanno scampata di poco i deputati che invece sono stati regolarmente retribuiti il 25 settembre, due giorni prima che fosse notificato il pignoramento. Una bella fortuna.