”Ho la netta convinzione che alcuni magistrati della procura di Palermo siano diventati oggetto e strumento di una campagna politica che va al di la’ di loro stessi, e nella quale essi e il loro processo sono cinicamente strumentalizzati”. Lo dice l’ex presidente della Camera Luciano Violante, all’indomani della deposizione degli atti alla Consulta con cui i magistrati palermitani si sono costituiti nel giudizio che li vede opposti al Quirinale.
“Il presidente Napolitano – sottolinea Violante in un’intervista a ‘Il Messaggero’ – ha usato i mezzi previsti dalla Costituzione sollevando conflitto di attribuzione, non imponendo una propria interpretazione della Costituzione, ma chiedendo al giudice costituzionale di decidere su quale fosse l’interpretazione corretta. Un procedimento di assoluta linearita’”.
Mentre “trovo singolare – osserva – la costituzione in giudizio da parte della procura di Palermo. Il senso dello Stato avrebbe dovuto consigliare di lasciar decidere la Corte, senza costruire un antagonismo istituzionale. Tanto piu’ che, come gli stessi magistrati di Palermo hanno piu’ volte dichiarato, quelle telefonate erano del tutto irrilevanti”.











4 commenti a "Violante: “Alcuni giudici siciliani
strumento di campagna politica”"
Sembra che alla insoppremibile vocazione all’inciucio, il PD vada acquisendo anche quella a copiare il berlusconismo. Per questa
via, caro Violante, non si diventa Presidente della Repubblica, non credi?
Giungono voci che quando era un magistrato svolgesse bene il proprio mestiere (io non c’ero)…adesso lo possiamo classificare tra i peggiori politici in assoluto!
Ancora ci deve spiegare cos’ha avuto in cambio la sinistra per non aver toccato le tv a Berlusconi ( per sua ammissione in parlamento)
Violante oltre ad essere un politico che ha segnato la storia del parlamento italiano ed ex presidente della Camera, è stato tanti anni presidente della commissione nazionale antimafia. Che all’interno di quell’organismo e considerando anche la carica che occupava, non si sia mai accorto di qualsivoglia trattativa o influenza di apparati dello Stato nella gestione della lotta alla mafia ed in considerazione degli elementi comunque emersi e di cui l’opinione pubblica siciliana e non è già convinta da anni, conferma due circostanze evidenti.
1) Violante a capo della commissione non si è accorto di nulla permanendo in una estemporaneità allucinante
2) l’inutilità dei risultati ottenuti da parte di una commissione che non ha raggiunto ulteriori elementi importanti nella lotta alla mafia già condotta dalle procure in prima linea
la 3) no comment… sulla politicizzazione delle procure in virtù dell’estemporaneità di cui prima.
Il tutto nel rispetto della persona e della carriera politica… ma anche questi argomenti fanno parte della storia politica di questo paese.
Un caro saluto
Massimo
Semplice equazione di chiara matrice berlusconiana, quella di accusare le procure che non svolgono azioni giudiziarie gradite rivendicando la subdola pretese di condizionare l’autonomia giudiziaria. Atteggiamento che pretende complicità nel limitare l’accertamento della verità dei fatti.
Non ritiene, piuttosto Violante, che le accuse rivolte alla procure di Palermo necessitano di prove? oppure queste sono pretese solo per alcuni particolari soggetti e per talune determinate vicende?
Serietà imporrebbe che, ancor prima delle eventuali strumentalizzazioni politiche ipotizzate, si chiedesse, l’esimio magistrato, ma chi ha organizzato, coperto e garantito gli autori della trattativa, ormai famosa, e soprattutto cosa hanno avuto a che spartire le istituzioni nazionali con organizzazioni criminali e, quando è cominciata questa relazione con la mafia? Che a detta dei professionisti dell’antimafia viene riconosciuta quale fenomeno criminale frutto esclusivamente della degenerazione culturale degli isolani?
Buon lavoro On. Violante.