di Giulio Giallombardo -

Tempo di bilanci per il Teatro Garibaldi Aperto a sei mesi dall’occupazione. Era il 13 aprile quando un gruppo di artisti di Palermo decise che era arrivato il momento di “restituire il bene ai cittadini”. La storica sala della Kalsa, chiusa per interventi di restauro terminati nel maggio del 2010, ha aperto così nuovamente le porte a attori, musicisti e danzatori che hanno voluto lasciare un segno “solidale”, sulla scia delle esperienze partecipate di altre città italiane, come il caso del Teatro Valle di Roma o del Coppola di Catania. Le attività sono state intense e febbrili: il teatro ha ospitato, fino ad ora, oltre 120 spettacoli ed in programma adesso ci sono anche due rassegne, “Identità Bastarde” e “Orfani per desiderio”, presentate oggi in conferenza stampa.

OCCUPANTI SOTTO ACCUSA – Tanti sono stati i plausi per l’iniziativa da parte di intellettuali e artisti di livello, ma adesso all’orizzonte, iniziano a scorgersi anche le critiche, che arrivano tutte “dal basso”. Sotto accusa sarebbe il collettivo degli occupanti, che, stando a quanto si apprende da umori diffusi – artisti delusi e intellettuali “traditi” – mancherebbe di trasparenza nella gestione dello spazio e nella selezione delle tantissime proposte che arrivano al teatro. Insomma, il Garibaldi, non sarebbe poi così “aperto” come fieramente dichiarato dagli occupanti. C’è chi parla di gestione “autoreferenziale e privatistica” e di progetti artistici esclusi senza alcuna motivazione, e chi, inoltre, critica il collettivo perché, col passare dei mesi, avrebbe assunto posizioni più vicine ad una direzione artistica da teatro istituzionalizzato che da spazio autogestito e partecipato. Si è insinuato anche il dubbio che l’occupazione non sarebbe stata spontanea, ma “architettata” da tempo, con l’appoggio di qualche esponente politico vicino alla sinistra palermitana.

LA REPLICA: “CHI VUOLE È IL BENVENUTO” – Ma il collettivo non ci sta. Incassa le critiche e tira dritto per la sua strada in quella che gli occupanti definiscono una “resistenza culturale”. A chi li rimprovera di essersi dati l’aria da direttori artistici, rispondono che non c’è stata mai alcuna esclusione di progetti, “se non per motivi logistici e legati alla disponibilità dello spazio”, dal momento che le proposte sul tavolo del collettivo sono state e sono ancora tantissime. “Noi non parliamo mai di direzione artistica, – fanno sapere dal collettivo – ma di un progetto che stiamo portando avanti tutti. Chi vuole può inserirsi in piena libertà. In questi mesi abbiamo cercato di accogliere quanti più artisti possibile. Però quando qualcuno vuole venire e fare uno spettacolo, noi diciamo sempre che non siamo un contenitore di servizi, ma vorremmo che le compagnie o i musicisti si autogestissero in uno spirito di condivisione dello spazio pubblico”.

LA PAROLA AL COMUNE – Gli artisti, inoltre, hanno dalla loro parte anche l’amministrazione comunale, che, pur ricordando che l’occupazione è una dimensione fuori dalla legalità, ha preso atto positivamente del lavoro svolto dal collettivo sia nella progettazione, che nella cura e pulizia dello spazio. “Nelle prossime settimane – spiega a SiciliaInformazioni l’assessore alla Cultura del Comune di Palermo, Francesco Giambrone – ci saranno altri incontri con il collettivo perché si deve arrivare ad una posizione che metta gli artisti e il Comune in una condizione di uscita dall’emergenza. L’intenzione di questa amministrazione è quella di arrivare ad un nuovo modello partecipato di gestione degli spazi, attraverso decisioni condivise che non arrivano dall’alto. Il teatro, però, non può restare occupato per sempre, anche perché i lavori di restauro devono essere ancora definitivamente completati”.

UN BANDO PER LA GESTIONE – Resta da chiedersi, alla luce di tutto questo, quale sarà la sorte degli occupanti? Continueranno la loro opera di “disobbedienza civile” per amore dell’arte “dura e pura” o verrano a patti con le istituzioni? Una cosa è certa: come ha detto lo stesso assessore Giambrone, l’affidamento della gestione dello spazio avverrà attraverso un bando pubblico. Con buona pace di tutti.

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