“Nel regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455… sono abrogati gli articoli 28 e 29”. Il de profundis per il commissario dello Stato arriva nella bozza di riforma del titolo V della Costituzione nel freddo linguaggio burocratico della legislazione. È come spedire al partner l’annuncio della fine di una relazione. Contrastata, instabile, inquieta ma forte, pregnante come nelle unioni indissolubili.
Quando è stata offerta all’Assemblea regionale siciliana, nel 2001, l’opportunità di disfarsi del commissario dello Stato, il dibattito è stato lieve, sussurrato, ed alla fine si è deciso di tenersi stretto il Prefetto, il “carceriere” del parlamento regionale ma anche il segno inequivocabile della specialità siciliana.
Al di là dell’episodio cruciale, nel 2001, i giudizi sul commissariato dello Stato sono stati sempre controversi, passando da manifestazioni ed attestati di buona condotta, e auspici di collaborazione e lavoro comune, a dispute e conflitti aspri durante i quali sono volate anche parole forti.
Le polemiche hanno in definitiva caratterizzato il rapporto fra il commissario e il Parlamento regionale, perché fin dall’origine il ruolo di super-partes non è stato mai rispettato ed il prefetto, per sua natura, piuttosto che un giudice è apparso il rappresentante del governo, nonostante la lettera della norma costituzionale che sulla carta avrebbe dovuto tutelare i due soggetti di pari rango costituzionale, lo Stato e la Regione.
Oggi il semplice cenno alla natura pattizia dello Statuto provoca irritazione a causa del discredito che si sono guadagnate nel tempo le istituzioni autonomiste, ma la questione è stata per decenni al centro del dibattito parlamentare e politico. E non senza buone ragioni. Mai infatti il commissario-prefetto ha impugnato leggi del governo nazionale in difesa delle norme statutarie siciliane, invasiva invece è stata, nel tempo, la presenza del commissario, incaricato di vigilare sui provvedimenti legislativi approvati dall’Assemblea. Così si è giunti al paradosso che le regioni a Statuto ordinario si sono liberate del commissario di governo e la Regione siciliana a statuto speciale si è tenuta stretta un organo di controllo del proprio operato.
C’è stato, e c’è chi crede, spiegando questo gesto di autolesionismo, non a torto, che senza la mano pesante del commissario, il Parlamento regionale avrebbe potuto “fare più danno”. O chi pensa che il commissario abbia regalati tanti alibi ai gruppi parlamentari incapaci di resistere alle lobby e alle clientele. Insomma molti provvedimenti legislativi sarebbero stati approvati nella consapevolezza che tanto il commissario dello Stato li avrebbe impugnati.
Ecco perché se lo sono tenuti, spiegano malignamente i più scettici, facendo della permanenza di un organo così controverso l’icona della furbizia politica, dell’ipocrisia e del cattivo governo delle istituzioni.
Gli articoli 28 e 29 dello Statuto che verranno abrogati se il Parlamento approverà la proposta del governo nazionale così recitano:
“28. Le leggi dell’Assemblea regionale sono inviate entro tre giorni dall’approvazione al Commissario dello Stato, che entro i successivi cinque giorni può impugnarle davanti l’Alta Corte.
29. L’Alta Corte decide sulle impugnazioni entro venti giorni dalla ricevuta delle medesime. Decorsi otto giorni, senza che al Presidente della Regione sia pervenuta copia dell’impugnazione, ovvero scorsi trenta giorni dalla impugnazione, senza che al Presidente della Regione sia pervenuta da parte dell’Alta Corte sentenza di annullamento le leggi sono promulgate ed immediatamente pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Regione”.
“Si uniforma – spiega il governo – la procedura di impugnazione delle leggi regionali a quella operante per le leggi di tutte le altre regioni, anche a statuto speciale, come già auspicato dalla stessa Corte costituzionale”. La procedura attualmente in vigore, prosegue la nota, era originariamente legata alla competenza dell’Alta Corte siciliana ed affida il potere di impugnazione ad un organo non politico (il commissario dello Stato per la Regione Siciliana) entro un termine molto ristretto (cinque giorni)”.
Ne consegue, dunque, che la bozza chiude anche il capitolo, peraltro di breve durata, dell’istituzione di uno degli organi “federali” presenti nello Statuto, l’Alta Corte.
“Ferma restando la particolare forma di controllo delle leggi prevista dallo statuto speciale della Regione siciliana, recita la nuova norma proposta dal governo, per l’impugnazione da parte dello Stato o di un’altra Regione delle leggi della Regione Siciliana approvate dall’Assemblea regionale in data successiva alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale si applica la disciplina posta dall’articolo 127 della Costituzione restano procedibili innanzi alla Corte costituzionale le impugnazioni proposte dal Commissario dello Stato per la regione Siciliana nei confronti dei disegni di legge approvati dall’Assemblea regionale sino alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale”.
È finita, dunque. Ma sui tempi i pareri sono controversi. Si nutre scetticismo sulla possibilità che il parlamento riesca a completare la procedura di modifica costituzionale entro la primavera del prossimo anno.











7 commenti a "Il commissario dello Stato se ne va: in punta di piedi"
@ Alessandro,
i miei commenti sono letti da tutti. Chi si professa autonomista e sicilianista ha oggi l’occasione per dimostrarlo. E chi mi conosce sa che non faccio sconti a nessuno. Comunque molto dipende da chi rappresenterà la Regione dopo il 29 ottobre, non molto da chi l’ha rappresentata sinora e tuttora, dimissionario, la rappresenta.
Con una battuta direi che di queste cose, se sarà eletto, bisognerà parlare con “Toti” e non più con “Raffaele”.
Ma lo Statuto non è solo del “Partito dei Siciliani”. E’ del Movimento 5 Stelle, è, se ce la faranno, del “Popolo dei Forconi”, e persino dei partiti nazionali. Se sarà eletto un Bartolo Sammartino o un Fabrizio Ferrandelli non mancherò di rivolgermi a loro, che si professano, pur nell’estrema differenza ideologica, persone indipendenti.
Quanto alla scomparsa dell’anacronistica figura del Commissario dello Stato, parliamoci chiaro, è l’unica notizia positiva. Personalmente non ne difenderei la permanenza nemmeno se ci ridessero l’Alta Corte domani mattina. Il Governo può benissimo impugnarsi da solo le leggi regionali senza bisogno del censore preventivo.
sono un sicilianista convinto….sono altresi’ convinto che , purtroppo, la figura di un alto funzionario dello Stato , di specchiata moralita’ e super partes, e’ necassaria vista la totale incapacita’ dei siciliani di scegliere 90 deputati quanto meno discreti…..nelle ultime legislature abbiamo scelto il peggio , del peggio , del peggio… piuttosto facciamo in modo che vennga rispettato lo Statuto e venga istituita , dopo 67 anni , l’AltaCorte di Giustizia……
Sul piano politico, non riesco a comprendere la conversione pro-commissario dello Stato mentre fino ad ieri si gridava contro perché unico argine all’immoralità di un’Assemblea regionale di cui tutti i Siciliani onesti dovrebbero vergognarsi. Su quello tecnico, ricordo al prof. Costa che, con la riforma del 2001, il Commissario dello Stato aveva perduto la parte più innovativa della sua funzione, cioé la funzione di controllo e di impugnativa nei riguardi della legislazione nazionale che avesse straripato violando le competenze della Regione. Fermo restando che la procedura del parere obbligatorio ma non vincolante dell’Ars condiziona la’adozione del provvedimento, sono pienamente d’accordo con la sostituzione del controllo del Commissario dello Stato con un organo di governo che possa più puntualmente far valere l’interesse nazionale che, in fin dei conti, é anche l’interesse della Regione.
Caro prof., immagino che Lei abbia l’opportunità di parlare con Lombardo e Armao: le chiedo, in nome dei siciliani, di spingerli a seguire il consiglio che ha suggerito in quest’articolo. Un conto è congelare il commissario in attesa di riattivare l’Alta Corte, un altro è abrogare il Commissario per abrogare definitivamente l’Alta Corte. Dicono di esere autonomisti? Dovrebbero difenere con le unghie e con i denti lo Statuto… che lo facciano!
come si fa a non condividere quanto scritto dal prof. Costa? eliminare il Commissario dello Stato, significa che se fino ad oggi i contenziosi sono stati di natura giuridica, da domani passando il controllo nelle mani del ministro agli affari regionali, così come avviene per le regioni a statuto ordinario, non v i è alcun dubbio che sconteranno questioni di natura politica. Di fatto si stanno creando i presupposti a che la Sicilia possa essere commissariata in qualsiasi momento. dopo che si sono mangiati i due maggiori istituti di credito siciliani, non gli resta che papparsi quel poco che ci rimane di autonomo.
Intanto diciamo le cose come stanno. Non è tanto il Commissario dello Stato che viene abolito in questa riforma bensì l’Alta Corte per la Regione Siciliana, con più di 50 anni di ritardo.
Questo è il vero problema. Ci avevano detto per decenni che l’Alta Corte non c’era più perché era un organo transitorio. E ora sentono il bisogno di abrogarla di diritto. Ora che molti siciliani ne hanno chiesto a gran voce la riattivazione, questa è la risposta dello Stato: avete questo diritto? bene, ve lo togliamo. Fatto.E non guardiamo quello che scrivono i giornali di regime, per favore, per poi scambiarlo per l’opinione dei “siciliani”. Nessuno ha mai chiesto opinione alcuna ai Siciliani. Meno che mai oggi in regime di dittatura bancaria.
C’è però un punto debole in questo progetto di riforma. Speriamo che la Regione lo faccia valere.
Nell’attuale Statuto ogni forma di modifica dello stesso, e a mio avviso anche di modifica di norme costituzionali “fuori” dallo Statuto che però incidono sullo stesso, è soggetta al parere preventivo dell’Assemblea Regionale.
Il Parlamento non può fare quello che vuole. L’Assemblea ha il potere di bloccarlo.
E’ pur vero che il parere non è vincolante, ma ce lo devono chiedere e l’Assemblea deve esprimersi, prima della fine della legislatura.
Non so se ci sono i tempi per tutto ciò, considerato che si vota ad aprile.
E’ vero che, forzando i tempi, e frustando per bene gli ascari dell’ARS, ci si potrebbe arrivare comunque. Ma, in tal caso, lo Statuto, esclude sulla riforma costituzionale in parola solo il referendum nazionale, non anche quello regionale. Quindi, a rigore, se la riforma non è approvata con i due terzi del Parlamento, non solo la si può sottomettere tutta a referendum nazionale, ma, anche per i soli articoli che riguardano la Regione, in teoria l’Assemblea potrebbe chiamare i Siciliani ad esprimersi su questa compressione della loro Autonomia e sull’inasprirsi della dominazione italico-bancaria.
Insomma ci sono gli strumenti giuridici per reagire a difesa della Sicilia, solo che li si voglia mettere in atto.
Ovviamente, però, ci vuole il Popolo Siciliano che chieda questo. E per far questo il Popolo deve essere informato correttamente sui termini del problema.
Oggi non è così. Una stampa ascara, asservita agli interessi esterni, è pagata per parlar male ogni giorno della Sicilia e delle sue istituzioni come se fossero il male assoluto.
Ma queste interpretazioni interessate non reggono alla logica di un confronto con le analoghe e peggiori condizioni della politica in Italia. Non c’è alcun punto in cui la politica siciliana sia significativamente peggiore di quella meridionale o, meglio, di quella italiana tutta.
Non c’è alcun punto in cui la gestione dell’eterna Questione Meridionale abbia dato sul Continente a “statuto ordinario” risultati migliori che in Sicilia.
Ma la logica non sta di casa per i giornalisti prezzolati; giornalisti che vendono la loro Terra in cambio del loro stipendio.
L’Autonomia è sempre stata solo sulla Carta, la Carta statutaria. Ora, visto che non ci sono riusciti in nessun modo, vogliono bruciare quella Carta con un colpo di stato.
Visto che non cambierà nulla, però, a chi daranno la colpa del malgoverno da domani mattina? Consiglio a Monti ed ai suoi servetti di lasciare nominalmente autonoma la Sicilia. Così avranno sempre il loro “capro espiatorio”.
E così i nostri consiglieri regionali saranno liberi di spendere i soldi dei siciliani per favorire amici e clientele senza alcun controllo.