Angelino Alfano a Radio anch’io: le elezioni siciliane, la sorte di Silvio Berlusconi e quella del partito, i ladri e i rubagalline, Monti e la crisi.  Il segretario del Pdl ha parlato di tutto e di più, svelando poche novità, ma ribadendo la volontà di tenere dritto il timone, qualunque cosa accada. Il Pdl non sarà frammentato, ma diverrà il motore di un’aggregazione politica capace di conquistare la maggioranza assoluta degli italiani, che dal 1948 ad oggi hanno dato le redini del governo all’area moderata.

Le elezioni siciliane non sono una prova generale delle politiche perché, sostiene Alfano, in Sicilia Casini e Bersani sono alleati, mentre nel futuro del centrodestra c’è Casini. Quindi il segretario si augura che l’alleanza siciliana sia sconfitta, e che a Roma accada altro.

Può Grillo rappresentare una risposta alla domanda di cambiare le cose in Sicilia prima e altrove dopo? La traversata dello Stretto è la metafora della diversità fra Movimento 5 Stelle e i partiti italiani?

“Non è stata un’idea origonale”, afferma Alfano. “Prima di Grillo l’hanno fato Mao e il Duce. Non tutti hanno avuto un destino glorioso. La traversata non è una proposta politica. Complimenti per il fiato ma per il resto…”.

Quanto al risultato elettorale nell’Isola, Angelino Alfano si pone un traguardo: superare il 30 per cento dei voti. Se ciò avverrà, afferma, saranno smentiti tutti i sondaggi e si dimostrerà che il Pdl è vivo e vegeto. Il partito, sottolinea il segretario, in Sicilia è sostanzialmente solo, perché l’unico alleato, oltre alla Destra, è il Pid di Saverio Romano, che è una formazione politica territoriale. Superando la soglia del 30 per cento, dunque, il Pdl sostanzialmente torna a vincere.

Ma che partito sarà il Pdl? E che cosa cambierà?

La cosa nuova nascerebbe in dicembre. Nelle intenzioni di Alfano c’è un drastico rinnovamento della classe dirigente ed una forma-partito nuova, che parte dal basso. Partecipazione e voce ai militanti, pare di capire. È allo studio il reset del Pdl, ribadisce Alfano. Verrannno ricandidati, a cominciare dal Lazio, solo coloro che hanno svolto senza pecche la loro attività. Nel Lazio non ci sarà un repulisti generale, ma è in corso il lavoro di selezione degli uscenti affidato ad una commissione che ha una consegna di agire e decidere con severità. “Ladri e rubagalline fuori, nessuno escluso”, promette Alfano. Che confida: “Non siamo soddisfatti di tante cose che non vanno nel Pdl, intendiamo mettere in discussione tutto. Cambieremo anche il simbolo. La strada che abbiamo scelto è chiara…”.

Le alleanze? Alfano ribadisce: il passo indietro di Silvio Bverlusconi mira a favorire l’aggregazione dell’area moderata, la cacciata di ladri e rubagalline e la partecipazione dei militanti mirano a rifare il partito. Fatta la diagnosi, la cura dovrebbe in tempi brevi, con il concorso delle altri componenti del centrodestra, regalare nuove soddisfazioni sia ad Alfano quanto al Cavaliere.

Il segretario crede, infatti, che le previsioni potrebbero essere smentite se l’0biettivo dell’aggregazione dell’area moderata si realizzerà, perché gli italiani hanno preferito sempre votare i moderati. Nel ’93, ha ricordato Alfano, la sinistra era sicura di vincere le elezioni perché aveva vinto le amministrative, e invece accadde il contrario.

Il voto potrebbe portare ad uno stallo, ad una crisi di governabilità? Alfano non nasconde che potrebbe accadere, ma dà grande importanza alla legge elettorale. “La tanto vituperata legge elettorale vigente assicura sulla carta la governabilità”, osserva il segretario. “Bisogna che chi vince le elezioni possa governare il Paese. Ci vuole il premio per chi vince. Partito o coalizione non importa, ma deve essere ragionevole. Di sicuro non potrà avvenire che il Pdl e il Pd siano alleati: ognuno per la propria strada”.