Una svolta epocale per la Regione siciliana. Non resta quasi niente della specialità statutaria nella bozza inviata dal governo ai presidenti delle Regioni a Statuto speciale e delle Province autonome.
L’art. 116, nella vecchia formula, così recita: “Il Friuli Venezia Giulia, la Sardegna, la Sicilia, il Trentino-Alto Adige/Sud Tirol e la Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste dispongono di forme e condizioni particolari di autonomia, secondo i rispettivi statuti speciali adottati con legge costituzionale”. La riforma del governo aggiunge al testo: “In materia finanziaria l’autonomia si svolge nel rispetto dell’equilibrio dei bilanci e concorrendo con lo Stato e con gli altri enti territoriali ad assicurare l’osservanza dei vincoli economici e finanziari derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea”. Si introduce una formula, “che esplicita la partecipazione delle Regioni a Statuto speciale al principio dell’equilibrio di bilancio e al patto di stabilità”.-
Con l’articolo successivo, il governo introduce questa formula: “Il legislatore statale adotta gli atti necessari ad assicurare la garanzia dei diritti costituzionali e la tutela dell’unità giuridica od economica della Repubblica”. Il nuovo testo affida allo Stato, “a prescindere dalla ripartizione delle competenze legislative con le Regioni, il compito di garante dei diritti costituzionali e dell’unità della Repubblica”.
Modifiche sostanziali vengono introdotte sulla legislazione esclusiva dello Stato, cui è affidata “l’armonizzazione dei bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario. Si attribuisce allo Stato l’intera materia dei rapporti internazionali e comunitari, anche per la parte relativa alle Regioni, sopprimendo la corrispondente attuale materia di legislazione concorrente”.
Passano alla sfera statale “le norme generali sul procedimento amministrativo, livelli minimi generali di semplificazione amministrativa, disciplina giuridica del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche”. Vengono trasferite infine allo Stato “) porti marittimi e aeroporti civili, di interesse nazionale e internazionale, grandi reti di trasporto e di navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia”.
Nelle materie di legislazione concorrente, “le Regioni esercitano la potestà legislativa nel rispetto della legislazione dello Stato, che, nelle medesime materie, disciplina i profili funzionali all’unità giuridica ed economica della Repubblica”.
“Si ridefinisce integralmente il rapporto fra la legislazione statale e regionale”, osserva il governo, “nelle materie di competenza concorrente, superando il concetto di “principi fondamentali”, individuando il ruolo della legislazione dello Stato in una prospettiva funzionale/teleologica e prevedendo la possibilità per la legge dello Stato di fissare un termine di adeguamento da parte delle Regioni”.
“Nelle materie non attribuite alla legislazione esclusiva dello Stato o alla legislazione concorrente le regioni”, prescrive infine la nuova formula proposta dal governo, “esercitano la potestà legislativa nel rispetto della legislazione dello Stato relativa ai profili eventualmente attinenti le materie del secondo comma. Lo Stato può disciplinare con legge, nel rispetto dei principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza, l’esercizio unitario di funzioni amministrative a livello statale anche in materie diverse da quelle indicate nel secondo comma”.
L’iter della riforma costituzionale è particolarmente impegnativo, ma non c’è alternativa ad esso. Nessuna delle modifiche proposte potrebbero essere adottate senza percorrere le procedure rafforzate previste per le modifiche costituzionali. Perché siano approvate, le norme dovranno ottenere una maggioranza assoluta o i due terzi dei voti (se si vuole evitare il referendum).
“L’Assemblea regionale siciliana ha avuto dieci anni di tempo per proporre modifiche allo Statuto speciale”, commenta l’assessore all’economia, Gaetano Armao. “La normativa introdotta nel 2001 affidava al Parlamento regionale il compito di modificare lo Stato, adeguandolo alla normativa europea”.
Di buono, c’è che la figura del Commissario dello Stato nella nuova formula del titolo V, scompare.












19 commenti a "Autonomia agonizzante:
è un’eutanasia istituzionale"
Che cosa succede se l’Assemblea, che ne ha il diritto, esprime parere negativo su questa “contro”-riforma centralista e se, contestualmente, approva con una legge-voto uno Statuto moderno, nuovo di zecca, che recupera lo spirito di quello antico ma lo adegua ai tempi, poi lo sottopone a referendum consultivo da parte dei Siciliani e questi lo promuovono?
Ve lo dico io. Succede che l’Europa degli strozzini muore in Sicilia. E’ l’inizio della fine. Perché di fronte al voto popolare poi ci sono le corti internazionali e il principio di autodeterminazione dei popoli.
Qualcuno dirà: e se il referendum consultivo dà parere negativo? E’ la democrazia. Padroni di incaprettarsi da soli. Ma almeno sapremo finalmente quanti siciliani vogliono la libertà. E l’Italia non vuole, non ha mai voluto che ci contassimo.
Ma c’è una precondizione perché tutto questo avvenga: i partiti che sostengono Monti e i loro candidati alla presidenza devono andare in minoranza alla prossima ARS. E cioè non bisogna votare per PD-UDC e PDL, che poi sono lo stesso partito.
La partita è aperta. Ora tocca a noi.
peppinnappa forse non hai afferrato il tono sarcastico del mio commento. Ovvio che la penso come te!
@nix: prima di scrivere sarebbe bene documentarsi; lo Statuto è stato abolito già da tempo (non è stato mai attuato) ed esiste solo sulla carta. La Regione Siciliana è ancor meno che una regione ordinaria. Il vero federalismo, la vera autonomia (quella che prevedeva lo Statuto) sono sinonimi di responsabilità ma lo Stato non ha voluto attuarli.
Ed in ogni caso dovremmo “abolire” COL VOTO questa classe politica, tanto siciliana che italiana, davvero indegna. Sono loro i responsabili di tutto ciò, non certo gli Statuti e le Costituzioni.
sapete cosa penso? cinquanta anni di autonomia è servita solo a farci male. Siamo incapaci di governarci, la classe politica siciliana, che ci siamo scelti noi, è risultata inadeguata. Forse è meglio che ci governino da Roma. Lo dice, con grande delusione, uno che ha creduto nei movimenti autonomisti e sicilianisti.
Il problema non è lo statuto (già spolpato dalla Corte costituzionale dopo la riforma del titolo V della Costituzione) , nè i politici eletti ma GLI ELETTORI che hanno continuato a votare per partiti che mai nulla di buono hanno saputo fare per i siciliani se non creare clientele, enti inutili e masse di precari.
Brutti sporchi e cattivi, questa aspirazione all’omogeneizzazione fa paura. Nessun grande statista di ieri e di oggi ha mai pensato di governare omogeneizzando tutto, questa frenesia di anonimo livellamento pseudoeuropeista è quanto di più squallido e antipolitico, è il desiderio e il progetto di un padrone, del potere bancario, per manipolarci tutti allo stesso modo con un computer. La diversità è la vita e la vita non è fatta di soli conti. Qui c’è in ballo altro che la Sicilia, ma qualcosa di ben più prezioso, c’è in ballo la libertà. In questo momento tutti quanti hanno a cuore la democrazia e la libertà devono unirsi ovunque essi siano. Oggi, per esempio, personalmente non mi sento rappresentato, in Italia, da organismi di governo per come previsti dalla Costituzione repubblicana, ma suddito di un qualcuno che mi è stato calato dall’alto e a cui obbedisco solo perchè mi costringe la forza. Gente che non ha mai avuto nulla a che fare con il popolo, con il consenso del popolo, non dovrebbe nemmeno arrischiarsi a pensare di toccare la carta costituzionale, che è il patto sociale di base di una nazione, e per giunta senza nemmeno sentire il bisogno di un dibattito, di un minimo confronto con il popolo, proprio secondo lo stile di un potere assolutista, del tutto antitetico al metodo democratico.
una volta tanto mi trovo d’accordo con questo governo.. bisogna centralizzare.. il federalismo ha fallito e non solo in sicilia.. la speranza è che un giorno questo statuto speciale venga abolito, e che si transiti verso uno statuto ordinario…
ABBIAMO AVUTO PER DECENNI, TRAMITE LO STATUTO SPECIALE, LA POSSIBILITA’ DI AUTO GOVERNARCI, DI ESSERE MAGGIORMENTE LIBERI NELL’AUTODETERMINAZIONE E NEL DIMOSTRARE L’ORGOGLIO, LA CAPACITA’ E LA QUALITA’ DEI SICILIANI.
IL PROBLEMA PERTANTO NON E’ STATO LO STATUTO AUTONOMISTICO DELLA NOSTRA REGIONE; IL PROBLEMA DA SEMPRE SONO STATI I POLITICI CHE CI HANNO RAPPRESENTATO.
NON POSSIAMO PURTROPPO FIDARCI DEI POLITICI CONTERRANEI, CHE SONO STATI PURTROPPO IL PEGGIO DEL PEGGIO, CHE NONOSTANTE QUANTO E’ ACCADUTO E QUANTO ACCADE, NON HANNO MAI SAPUTO – O MEGLIO VOLUTO – ADOTTARE DELLE POLITICHE INDIRIZZATE AL BENE COMUNE, MA SOLAMENTE PER PEPETRARE I LORO ED ESCLUSIVI INTERESSI.
PRIMA DI DIMETTERSI LOMBARDO ED ESSERE SCIOLTO IL PARLAMENTO REGIONALE, NESSUNO HA SAPUTO DARE UNA AGGIUSTATA AI CONTI, TUTTO E’ RIMASTO COME PRIMA, CON LE AUTO BLU’, I MEGA STIPENDI, GLI INCARICHI DI FAVORE, TUTTO APPOSITAMENTE LASCIATO PER FINI ELETTORALI.
MEGLIO SBARAZZARCI DI QUESTA ELEFANTIACA GESTIONE REGIONALE CHE E’ SERVITA SOLAMENTE AL POTERE PER IL POTERE. PENSO CHE LE REGIONI DEBBANO ESSERCI SOLAMENTE PER IL COORDINAMENTO TERRITORIALE PER L’ATTUAZIONE DEI PROGETTI DI SVILUPPO E CONTROLLO AD AMPIO RESPIRO, NON TIRATI PER LA GIACCA DALL’AMICO DEL CUORE O DAL MAFIOSO DI TURNO. SE DEVO SENTIRMI CITTADINO LO DEVO ESSERE ALLA STESSA STREGUA DEL ROMANO, FIORENTINO, MILANESE, E DI QUALUNQUE CITTA’ EUROPEA, DIVERSAMENTE C’E’ L’ISTITUTO DELLE DIMISSIONI ED ALLORA DOBBIAMO FARE NOI DA SICILIANI……… MA PURTROPPO LA STORIA INSEGNA E L’ORIZZONTE E’ BUIO…….. SONO LE ORE 24,00 E NON C’E’ NEMMENO LA LUNA ED IN QUESTI CASI LA PAURA PERVADE GLI ANIMI.
Se tutto ciò sarà realmente approvato, non resta altro che lottare per l’Indipendenza. Indipendenza innanzitutto dalla dittatura delle lobby finanziarie e massoniche che governano l’Europa. Lottare per una Sicilia indipendente, fuori dall’Italia e fuori dall’Unione Europea, come una Svizzera del Mediterraneo. Se a qualcuno non piacesse l’idea, rimanga pure schiavo di coloro che comandano Monti e che stanno riducendo i popoli in schiavitù!
Caro lele e cari quanti la pensano come te. Dato che avete individuato nello Statuto siciliano l’origine dei mali della Sicilia, chiedo a voi, come ho chiesto già più volte anche in questa sede: una volta sistemata e messa in Paradiso la Sicilia, nelle dirette mani di una dirigenza nazionale, che com’è notorio, è tra le più prestigiose, brillanti e serie del mondo, come pensate si potrebbero eliminare tutte le magagne che toccano il Sud Italia, che non soffre per la palla al piede dello Statuto speciale?
le riforme costituzionali devono essere approvate dal parlamento con le maggioranze qualificate previste dalla stessa costituzione.Questo parlamento ,sia pure squalificato e con un gran numero di inquisiti è stato eletto dal popolo.Quindi parlare di tramonto della democrazia e di dittatura delle banche è fuori luogo.
Speriamo che l’autonomia siciliana venga abolita completamente. E’ il male assoluto che ha rovinato la Sicilia ed i siciliani. Auguro che Monti possa in qualche modo debellarla per far sì che finalmente si arrivi ad un’organizzazione statale che finalmente ci possa portare ai livelli gestionali delle altre regioni, tipo la calabria, la campania, la puglia, la basilicata. Queste, che non hanno uno statuto speciale, queste sì che sono regioni modello, moderne ed efficaci. E non può che essere così, visto che sono a statuto ordinario.
Peppinappa,
tu hai ragione, da un punto di vista storico e giuridico.
Ma l’Italia se ne è fottuta sempre della natura pattizia. Il patto vale come quello che gli yankee stipulavano con i Pellerossa: sterco di bisonte.
Brutti tempi per la democrazia e per tutti, non solo per la Sicilia.
Nessuno ha mai visto una dittatura che tollera le autonomie locali. Lasceranno un’ombra di autonomia, giusto per dare sfogo agli antisiciliani di cui ai commenti precedenti, in modo che possano vomitare il loro odio contro la Sicilia avendo un feticcio contro cui schierarsi.
Ma l’Autonomia, quella vera, prevista dallo Statuto, non c’è mai stata. Non abbiamo mai smesso di essere una colonia italiana, amministrata dai commessi/sultani che, in cambio della nostra schiavitù, hanno vissuto da parassiti.
Ora i banchieri, come a suo tempo Mussolini, non vuole avere più questo intermediario politico/mafioso. Ci vogliono governare con la frusta, come schiavi. Preparatevi.
La Sicilia ha invece bisogno, come l’Italia, ma anche più, di libertà. Ed ora non possiamo che lottare per l’indipendenza. Sarà faticoso, ma non c’è alternativa.
@ peppinnappa
E’ una riforma costituzionale, con le maggioranze e le modalità di approvazione/ratifica di una riforma costituzionale.
L’autonomia della Sicilia è stata la palla al piede che ha consentito ai nostri deputati ed ai loro amici di assicurarsi ogni tipo di privilegio, senza doverne rendere conto a nessuno.
I 5 milioni di Siciliani hanno sempre avuto un danno, e non un beneficio, dallo Statuto Speciale (vedi PIL medio procapite).
W lo statuto ordinario!
Qui siamo oltre il problema Sicilia. Se a un governo tecnico (di tecnica bancaria in particolare), nato del tutto a prescindere dai cittadini, lasciano fare anche le riforme costituzionali la democrazia è morta. Prepariamoci a tempi anche ben più tristi di quelli che pure stiamo vivendo oggi.
Non possono modificare lo Statuto speciale siciliano senza il consenso della Regione siciliana.
Lo Statuto speciale siciliano ha infatti natura pattizia.
il commissario dello stato però era l’unico a bloccare le porcate contenute in alcune leggi