Da piccoli in ogni favola che ci veniva raccontata c’era sempre qualcosa di terribile che, all’improvviso, giungeva a sconvolgere la vita dei protagonisti. Da adulti ci siamo resi conto che quel nucleo tragico, per quanto ci facesse allora paura, era metafora della vita.
A raccontarci una favola moderna oggi è Jacques Audiard, uno dei più grandi registi europei, tornato sul grande schermo (dopo il successo de Il Profeta – ndr) con “Un sapore di ruggine e ossa”; presentato allo scorso Festival di Cannes e in programmazione in Italia dallo scorso weekend.
Tratto dal romanzo di Craig Davidson (Ruggine e Ossa - Einaudi) il film ha per protagonisti Ali (Matthias Schoenaerts) e Stephanie (Marion Cotillard), un buttafuori e un’addestratrice di orche, che apparentemente non hanno nulla in comune ma che, in realtà, si riscoprono l’uno la spalla dell’altro.
Se lui è un uomo rozzo, insensibile, paragonabile ad una fiera per la brutalità con cui conduce degli incontri di box clandestini, lei è un misto di delicatezza, pacatezza e di riconoscenza nei confronti della natura. Quella stessa natura che, in un attimo, le si ritorcerà contro privandola delle gambe e costringendola a ritrovare nuove motivazioni per ritornare a vivere.
Stessa prova difficile toccherà più tardi ad Ali che, in un momento di distrazione, rischierà di perdere suo figlio dopo aver, come estrema difficoltà, costruito finalmente un rapporto.
La morale di questa favola, che da adulti sembra talmente evidente da far perdere il confine con la finzione stessa, è che è possibile dare un senso diverso all’esistenza, ai rapporti, a ciò che di importante, incancellabile, risiede all’interno di noi. In una parola alle emozioni generate dai sentimenti.
Il regista con un uso magistrale della macchina da presa, indugiando sui dettagli – perché come ha ricordato in un’intervista impongono la verosimiglianza – e con pochissime parole racconta senza anticipare, così come accade nella vita reale, il dramma di due esseri umani e l’acquisizione della capacità di andare oltre facendo tesoro di quanto scoperto. Proprio come ci insegnano le favole.
Amare oltre gli stereotipi, riscoprirsi fragili e trarre forza da questa scoperta al di là dei dettami della società contemporanea e delle corazze che, più o meno tutti, ci cuciamo addosso. E’ certamente con durezza e spietatezza, in alcuni passaggi, mista a pura poesia che il regista presenta allo spettatore questa lezione; ma del resto non è così che si presenta la vita?
Genere: Drammatico, Thriller
Regia: Jacques Audiard
Sceneggiatori: Jacques Audiard; Thomas Bidegain
Cast: Marion Cotillard, Matthias Schoenaerts, Céline Sallette, Bouli Lanners, Corinne Masiero
Nazionalità: Francia | Belgio
Musiche originali: Alexandre Desplat
Fotografia: Stéphane Fontaine










