Se va in porto il piano dei tagli del governo, e non c’è nulla che faccia sospettare il contrario, gli emolumenti ai deputati regionali e ai membri del governo subiranno una drastica riduzione: il presidente della Regione perderà il 64 per cento del compenso netto (10.294 euro) con l’esclusione dei rimborsi, i deputati dell’Assemblea regionale perderanno il 51 per cento della loro indennità. I contributi ai gruppi parlamentari verranno ridotti del 94 per cento.
Il numero dei deputati sardi, il più alto rispetto agli abitanti, dovrà essere ridotto, nel tempo, di 50 unità (in una prima fase di venti unità). Le indennità ai consiglieri ed ai deputati regionali vengono allineate a quelle delle Regioni più virtuosa, l’Abruzzo per i consiglieri e l’Umbria per il presidente della Regione. Il documento approvato all’unanimità dalla Conferenza dei Presidenti della Regione, che è una specie di atto penitenziale in considerazione dei trascorsi, non è bastato per evitare la stangata, ben più pesante di quanto le Regioni si attendessero.
Anche l’Assemblea regionale siciliana aveva adottato alcuni provvedimenti “penitenziali”, ma di limitatissima entità e, soprattutto, a carico della nuova legislatura. Di veri e propri sacrifici nemmeno l’ombra: qualche ritocco furbo e molto fumo negli occhi. La permanenza della cifra di bilancio (170 milioni di auro anno) nell’ultimo documento finanziario è eloquente, a fronte di tagli consistenti negli altri consigli regionali (Calabria ha ridotto del 15 per cento i costi, la Lombaedia del 5 per cento, il Friuli del 4,7 per cento, la Provincia di Trento e Bolzano del 9,1 per cento, la Liguria dell’8,1 per cento).
Poiché l’Assemblea regionale siciliana detiene il record dei costi (nei contributi ai Gruppi è seconda al Lazio), ci si attendeva ben altro. Da mesi è aperto un contenzioso, seppure sotto traccia, fra l’assessorato all’Economia della Regione siciliana e l’Assemblea, proprio sul taglio dei costi. L’assessore al ramo, Gaetano Armao, ha chiesto una riduzione della spesa dell’ordine di 20-25 milioni di euro, al fine di adeguaare la Sicilia alla revisione della spesa sancita con il patto di stabilità (e quindi prima che venissero proposti i tagli recenti, ben più pesanti). Il Presidente dell’Assemblea, Francesco Cascio, ha negato al governo il potere di intervenire sulle scelte di bilancio dell’Assemblea, dotata di autonomia amministrativa ed ha respinto in linea di principio, ancor prima che nei contenuti, ogni richiesta. Successivamente, entrando nel merito, rispondendo ad Armao, ha spiegato che ”essendo un tecnico, l’Assessore adovrebbe sapere che ci sono spese incomprimibili in Assemblea”.
Sovranità ed incomprimibilità, tuttavia, non salveranno dalla scure l’Assemblea, stando ai numeri previsti dal decreto del governo. I tagli deliberati dal Consiglio di presidenza dell’Ars sino ad oggi non hanno sortito alcun effetto sul bilancio regionale (e quindi sulle tasche dei siciliani), si limita a osservare l’assessore all’Economia. “Dovrebbero raggiungere i 10 milioni di euro circa dal 2013 – a dire della stessa Ars – e quindi meno della metà di quelli che dovrebbe generare la riforma”.
La tesi dell’incomprimibilita’ dei costi dell’Ars non regge: il Parlamento regionale è rimasta l’unica istituzione siciliana esente dalla revisione della spesa. Per ben due volte, nei disegni di legge finanziaria 2011 e 2012, la Presidenza Ars ha stralciato norme che introducevano meccanismi di contenimento dei costi, addirittura affidati all’autoriduzione. I 170 milioni di euro annui del Parlamento, superano di tre punti percentuali il tetto dei pagamenti previsto dal patto di stabilita’ a 4,9 md nel 2013.
Saranno dolori per la nuova legislatura. E soprattutto per coloro che tornano a Palazzo dei Normanni, abituati ad un regime più generoso.












4 commenti a "Tagli fantasma dell’Ars. E Armao si arrabbia"
Non andrò a votare:è umiliante per me che vivo con pensione modesta dopo aver studiato tanto,avendo insegnato,e sentire che con la licenza media e un pò di voti comprati, si hanno tanti privilegi…all’ARS
Ma come facciamo a scandalizzarci degli articoli di Merlo su “Repubblica” se poi dobbiamo leggere queste cose. Per come è messa la Sicilia i consiglieri regionali avrebbero dovuto lavorare gratis giorno e notte 365 giorni all’anno. Invece hanno creato un mostro che si divora da solo e la nostra terra è sempre più desolata. Ma c’è ancora qualcuno che ha voglia di andare a votare?
Quindi ; noi dovremmo credere a questi sciacalli che dovrebbero loro stessi vootare una legge che dovrebbe ridurre i loro stipendi, rimborsi spesa, portaborse, vitalizi, trasferte, viaggi ecc ???
ma veru minkia ni cririti ?
Per l’ennesima volta ,1600 aspiranti avvoltoi per 80 poltrone che rendono numerosi privilegi agli occupanti delle stesse .
A parole sono tutti disponibili per il bene comune,ma in realtà vogliono continuare a dissanguare come dei vampiri le poche risorse rimaste.
E’ sempre la stessa musica anche se cambia la banda .