Non ci sono più i “cervelloni” di una volta. Quella di don Calogero La Placa, parroco di Petralia Soprana, borgo delle Madonie dove il tempo sa scorrere ancora lento, è stata una delle esperienze didattiche più originali degli anni Settanta. Il visionario sacerdote, dal 1967 al 1975, ha dato vita ad una scuola all’avanguardia, unica in Sicilia, riservata ad alunni con una qualità in comune: un quoziente intellettivo ben al di sopra della media. La struttura, battezzata “Villaggio Cerasella” o “del superdotato”, si trovava appena fuori dal centro abitato di Petralia Soprana. Adesso, i locali che accoglievano i piccoli geni siciliani, ospitano un ristorante aperto soltanto in certi periodi dell’anno. Il sacerdote petralese, 88 anni, uno dei primi membri italiani del Mensa, associazione internazionale riservata a chi possiede un alto quoziente intellettivo, ha raccontato a SiciliaInformazioni la storia del suo progetto pionieristico, dalle origini alla chiusura, anticipando qualche novità prevista per la fine dell’anno.
Com’è nata l’idea del Villaggio Cerasella?
“Volevo dedicare quanto più tempo possibile al volontariato ed alle attività sociali per il territorio. Pensai che se io non avessi avuto la possibilità di studiare, solo con la mia intelligenza non avrei concluso nulla, perché quindi non aiutare i ragazzi attraverso una nuova esperienza didattica, per quegli anni unica in Sicilia? Così comprai Cerasella e iniziai a costruire senza finanziamenti le strutture del villaggio, che s’inaugurò nel 1967″.
Come selezionò gli allievi della sua scuola?
“Per iniziare mi rivolsi al Provveditorato agli studi di Palermo, a cui chiesi di farmi arrivare gli studenti più meritevoli. Ne mandarono 160. Si trattava di ragazzini che avevano concluso le elementari con i voti più alti, ma non erano loro quelli che cercavo. I ragazzi del 9 e 10 erano gli sgobboni, quelli che avevano una buona memoria, i figli di papà o quelli coccolati dai professori. I superdotati sono, invece, i più irrequieti, i più discoli, quelli che non trovano in ciò che fanno la soddisfazione della propria personalità. Fui costretto, così, a fare un’ulteriore selezione e, dopo ben tre batterie di test curati da psicologi dell’associazione Mensa, realtà che avevo conosciuto da poco, dei 160 ragazzi ne rimasero soltanto 16. Furono quelli che frequentarono la scuola”.
Nasce così il “villaggio dei geni”.
“Quello che era nato come il tentativo di un semplice sacerdote di provincia, diventa un progetto più ampio e ambizioso. Il tentativo è stato quello di mettere l’intelligenza al servizio dell’umanità, non di pochi eletti che si trastullavano con test psicologici o conferenze. Da quel momento l’esperimento acquista un rilievo mondiale, professori ed esperti arrivarono da tutto il mondo per vedere come lavoravamo a Cerasella”.
Come era organizzata la didattica?
“Le attività si basavano sulla libertà del ragazzo. Gli allievi dovevano essere portati a maturare da soli, seguendo le loro inclinazioni naturali, senza imposizioni. Non si davano voti, non c’erano promossi o bocciati, non si sostenevano esami, i temi non venivano corretti, perché questo avrebbe potuto disturbare la creatività dell’allievo, inducendogli paura ad esprimere i pensieri. Cercavo sempre di stimolare la fantasia. Era una scuola aperta a tutte le esperienze della vita. Avevamo un’equipe di insegnanti, si studiava l’inglese, il francese, c’era il laboratorio di chimica, di musica, avevamo messo su anche una piccola orchestra che andava in giro a fare concerti. Arrivammo addirittura a creare una piccola azienda agricola ed una pizzeria. Una delle prima sulle Madonie. Non abbiamo trascurato nulla. Io scelsi i migliori insegnanti del territorio che vennero, più che ad insegnare, a creare stimoli”.
Studiavate su libri di testo?
“No. Non avevamo libri di testo. C’era una biblioteca che serviva per le ricerche e ognuno sceglieva la sua materia preferita. E poi si discuteva sugli argomenti più disparati, così da svilupparne trasversalmente tutte le sfumature”.
Poi, nel 1975 la chiusura. Cosa è successo?
“Purtroppo non abbiamo retto economicamente. Man mano che si cresceva, cambiavano le esigenze, abbiamo avuto tante spese, dal cibo agli impiegati. Alla fine i debiti erano troppi e abbiamo dovuto chiudere”.
Cosa fanno adesso i suoi allievi?
“Sono diventati tutti professionisti importanti. C’era un ragazzo poverissimo che adesso fa il chirurgo in Virginia, Gli altri sono professori, architetti, ingegneri, chimici, fisici, ed alcuni ricoprono cariche dirigenziali di una certa importanza”.
L’esperienza di Cerasella è finita del tutto o c’è qualche novità in arrivo?
“Qualcosa di muove, ma per adesso non posso dire nulla di preciso. Insieme ad altri miei collaboratori abbiamo creato una fondazione, “L’intelligenza al servizio dell’umanità”, con cui stiamo preparando delle attività da svolgersi all’interno del villaggio e che dovrebbero partire entro il prossimo Natale. Il tema è quello della formazione e collaboreranno con noi uomini di cultura di un certo livello. Inoltre, posso anticipare che proprio a Palermo, il prossimo maggio, si svolgerà la conferenza dei capi mondiali del Mensa”.
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2 commenti a "Da scuola per geni a ristorante,
la parabola del Villaggio Cerasella"
Io , invece, frequentai tra i primi 16. E’ stata una esperienza bellissima ed autorevole. Conosco Salvatore Li Vecchi ma non ho più notizie sue, per favore scrivimi alla mail antonino.rando@libero.it.
Me ne andai nel 1969 e mi iscrissi alla S.M.S. Archimede – succ. Palermo – Via Giuseppe La Farina. Conseguii la licenza media ed ho svolto la’attività di Commercialista.
TUTTO VERO. SONO UN EX ALLIEVO DI QUELLA SCUOLA CHE HO FREQUENTATO NEL 1970 E 1971.