Si è appreso solo oggi che le Fiamme gialle si sono recate a Palazzo dei Normanni “per una visita tecnica”, come la definiscono negli ambienti giudiziari. Il blitz vero e proprio della Guardia di Finanza e’ previsto solo per i prossimi giorni. “Fino a questo momento non sono state fatte ne’ perquisizioni ne’ acquisizioni di documenti“.  Nei prossimi giorni la Guardia di finanza incontrera’ il Presidente uscente dell’Assemblea regionale siciliana Francesco Cascio “per concordare le richieste di atti da acquisire. Prosegue a ritmo serrato l’inchiesta conoscitiva della Procura della Repubblica aperta nei giorni scorsi dal Procuratore aggiunto, Leonardo Agueci.

La notizia di agenzia è arrivata sul desk delle redazioni secondo la normale routine. Il lessico è quello tradizionale, le cautele quelle liturgiche. E’ passata inosservata la sua anomalia, grande quanto una casa. Se la Finanza avesse visitato un’azienda, una impresa commerciale, un Comune, una Provincia, i metodi sarebbero stati altri. Quando mai un blitz viene programmato e concordato con i “destinatari”? Impossibile. Le Fiamme Gialle arrivano inattese, e l’autorità giudiziaria non concorda con chicchessia le perquisizioni o la richiesta degli atti. E la ragione c’è, eccome. L’ “effetto sorpresa” è essenziale ai fini del risultato. Nel momento in cui il sospettato, l’indagato o, semplicemente, il contribuente viene a sapere che sta per arrivare la Guardia di Finanza, aggiusta le carte, se non le ha a posto, o le nasconde se possono creare imbarazzi o problemi.

La Procura della Repubblica di Palermo avrebbe usato i guanti gialli, insieme con le Fiamme gialle, perché vuole favorire il presidente dell’Assemblea, Francesco Cascio, o i Gruppi parlamentari, oggetto dell’indagine conoscitiva? Nemmeno per sogno, avesse potuto fare altrimenti, avrebbe osservato nei confronti dell’istituzione gli stessi criteri adottati verso il cittadino comune. Magari avrebbe avuto qualche riguardo nella forma, dato che le istituzioni vanno salvaguardate anche a livello di immagine (ma non a spese dell’inchiesta, che merita eguale tutela).

“Fino a questo momento non sono state fatte ne’ perquisizioni ne’ acquisizioni di documenti”, avverte l’agenzia nel riferire le intenzioni degli inquirenti. E aggiunge: “Nei prossimi giorni la Guardia di finanza incontrera’ il Presidente uscente dell’Assemblea regionale siciliana, Francesco Cascio, “per concordare le richieste di atti da acquisire”.

Sarà quindi il rappresentante legale del Parlamento regionale ad accogliere le Fiamme Gialle e “concordare le richieste di atti da acquisire”. E qui la diversità è stridente rispetto alla routine normale. Il Sindaco, il presidente della Provincia o della Regione non sarebbero stati avvertiti. La Fiamme gialle si recano invece a Palazzo dei Normanni per conclordare la consegna di atti. E’ possibile che qualche documento venga negato? Stando ai precedenti ed alla lettera della notizia, così come è stata diffusa, la risposta è positiva, anche se altamente improbabile. E’ ipotizzabile che si stia facendo di tutto per mettere insieme i due bisogni, evitando di creare precedenti e ostacoli di sorta.

Questo trattamento speciale viene osservato perché l’Assemblea regionale siciliana gode di autonomia amministrativa e “sovranità”, alla stregua delle altre due Camere del Parlamento italiano. Non è scritto da nessuna parte che l’Assemblea abbia diritto alle stesse garanzie e tutele di Montecitorio e Palazzo Madama, ma dal primo giorno è così che è andata, e nessuno ha avuto alcunché da obiettare.

In un contesto siffatto non possono avvenire “perquisizioni”.  Se non ci sono state durante la prima visita della Guardia di Finanza, è segno che non sono previste. L’indagine conoscitiva aperta dal Procuratore aggiunto Agueci, dunque, appare particolarmente complessa ed irta di difficoltà formali. Superata la fase del “recupero” degli atti e delle “audizioni”, quasi che si rimanga all’interno del Parlamento, la fase successiva riguarderà l’acquisizione dei documenti essenziali ai fini dell’indagine, cioè le carte contabili sulle risorse erogate ai gruppi parlamentari. E qui sorgerà il problema più grosso: il presidente dell’Assemblea trasferisce i fondi, così come è stato deciso dal consiglio di Presidenza che presiede, ma non richiede alcun rendiconto delle somme elargite (generosamente). I Gruppi parlamentari non hanno l’obbligo di rendere conto di come hanno speso i soldi. Una volta consegnati i soldi al Presidente del Gruppo parlamentare, il compito dell’Ars si conclude.

Questa prassi è stata decisa e regolamentata dal Consiglio di Presidenza che è composto dai rappresentanti di tutti i gruppi parlamentari. L’Assemblea approva l’operato del consiglio di Presidenza una volta l’anno, in sede di esame del bilancio, un adempimento che viene svolto in modo assai rapido e pragmatico. Centinaia di pagine e voci di bilancio ricevuto l’approvazione alla presenza, generalmente, di quattro gatti (la maggioranza è presunta se non si chiede la conta).

L’Assemblea, è bene ricordarlo, non subisce affatto questo trattamento: non ha alcuna voglia di farsi coinvolgere nella responsabilità della spesa, ed i Gruppi, da sempre, non hanno alcuna voglia di farsi controllare.

Alla base di tutto c’è un fatto: il Parlamento regionale, al pari delle altre assemblee legislative, non deve dare conto ad alcuno delle regole che esso si dà per l’esercizio dell’attività legislativa ed ispettiva, sulla base di un vecchio sacrosanto principio, che il Parlamento non può avere alcuno più in alto. E’ per questa ragione che i soldi pubblici affluiscono senza controllo nelle tasche dei Batman, ovunque essi si trovino.

Allora non c’è niente da fare? L’autorità giudiziaria deve concordare blitz, perquisizioni e consegna di documenti per controllare come siano stati spesi i soldi pubblici? Fino a che non si separa la gestione amministrativa dall’attività parlamentare, non si introducono regole della trasparenza e la legittimità di controlli esterni sulla spesa, l’Autorità giudiziaria dovrà restare fuori dal Palazzo e entrare dentro con passo felpato.

Ci sarebbe da discutere sulle tutele di Palazzo dei Normanni, in verità. Una cosa è la prassi, infatti, ed un’altra le tutele costituzionali e di legge. Ma “aprire” un contenzioso in Sicilia per fare prevalere un principio diverso da quello fin qui accettato sarebbe non solo audace ma di modesta utilità. E’ il Palazzo a fare le regole, grazie alle quali esso si è abbondandemente tutelato contro i blitz.