Un importante ritrovamento relativo al telescopio Equatoriale Merz emerge durante il riordino di alcune carte ed atlanti del cielo. Dallo scaffale di un armadio del Museo della Specola presso l’INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo (Piazza del Parlamento, 1) alcune tavole litografate, raffiguranti pezzi di un telescopio riportano alla luce l’equatoriale Merz di Palermo. Un raffronto accurato di tali disegni con quelli contenuti nel manoscritto delle istruzioni di montaggio dello stesso telescopio, documento conservato presso il Museo Astronomico e Copernicano di Roma, ha confermato che i pezzi illustrati nelle tavole sono proprio quelli del telescopio di Palermo.
“Si tratta di un ritrovamento di grande importanza – dice il prof. Salvatore Sciortino, direttore dell’Osservatorio - perché sono documenti originali, le uniche tavole esistenti che descrivono dettagliatamente i pezzi dell’equatoriale Merz acquistato in Germania nel 1859 e installato nel 1865 sotto la più grande delle tre cupole che caratterizzano l’Osservatorio Astronomico, appositamente realizzata per ospitare il telescopio”.
Lo strumento fu utilizzato tra i primi in Italia, da Pietro Tacchini (1838-1905) per eseguire studi spettroscopici sul Sole a partire dal 1871. In quello stesso anno, con un identico strumento posseduto da padre Angelo Secchi all’Osservatorio del Collegio Romano, si diede inizio a una campagna di osservazioni solari contemporanee tra Roma e Palermo, che costituirà il punto di partenza per la fondazione della celebre Società degli Spettroscopisti italiani.
Su questo telescopio si è da tempo avviata una riflessione per valutare la possibilità di recuperarne la movimentazione. Tale operazione prevede innanzi tutto il restauro del basamento marmoreo dello strumento, che con il tempo ha evidenziato la presenza di alcune lesioni. L’amministrazione ha provveduto alla stipula del contratto con la vincitrice della gara d’appalto, prof.ssa Serena Bavastrelli, che sta eseguendo i lavori di consolidamento del supporto marmoreo, pulitura e ripristino della movimentazione dello strumento. Le operazioni sono effettuate sotto la supervisione del dott. Paolo Brenni, il quale vanta una consolidata esperienza internazionale nel restauro di strumenti scientifici. Adesso si attende che il Museo della Specola apra al pubblico.












