Basta con questa storia del rinnovamento, trita e ritrita, bisogna ricominciare a fare tutto da capo, partendo dalla sigla del partito. Il Popolo delle Libertà è diventato il Popolo delle Liti o il Popolo dei ladri”. A pronunciarsi in questi termini non è Alessandro Sallusti o Daniela Santanchè, uno dei falchi dell’entourage berlusconiano, ma nientemeno che Franco Frattini, il più montiano della compagnia. Se l’insofferenza ha contagiato anche lui, vuol dire che  “il predellino” è sull’orlo dell’implosione. E’ lo stesso Frattini a fare outing fino alle estreme conseguenze. Invece che aspettare Ignazio La Russa che si decida a dividere le sue sorti da quelle del nuovo corso, Frattini auspica che la destra se ne vada per i fatti propri in modo da costituire un grande partito dei moderati. Come vuole il Cavaliere? Angelino Alfano?

Nemmeno per idea. Silvio Berlusconi ha deciso di lasciare macerare i big del Pdl. Stando alle notizie che filtrano anche dalla Russia, dove ancora una volta si trova per consolidare la storica amicizia con lo zar Putin, fosse per lui, azzererebbe ogni cosa, anche il partito perché non ha mai sopportato l’idea di una formazione politica vera e propria. Agli antipodi di Angelino Alfano che è culturalmente un uomo di partito fin al midollo. Scuola democristiana, senza se e senza ma.

Se Frattini si scrolla di dosso tutto, figuriamoci Daniela Santanché che vorrebbe rottamare tutto, a cominciare dal segretario, colpevole di non avere fatto fuori la nomenclatura, anzi di essersela fatta amica invece che disfarsene. “Ha fallito, si faccia da parte”, insomma.

Giancarlo Galan, altro storico personaggio inquieto tra i fondatori, rincara la dose sugli ex An (“se ne vadano e si prendano, ove lo vogliano, il Pdl…”), cui regala la libera uscita definitiva. Non solo a loro invero. Anche i liberalsocialisti non sono graditi. Che ci stanno a fare i socialisti nel partito berlusconiano, che è nato liberale? Piazza pulita, dunque, altro che macerie, per rinascere con il vestito nuovo.

Fabrizio Cicchitto, lo ripete da tempo, teme che si butti il bambino insieme con l’acqua sporca e che la rottamazione lo riguardi personalmente. Perciò auspica buonsenso e passi felpati e misurati. Come vorrebbe Alfano? No, niente a che vedere con Alfano, nemmeno in questo caso.

E allora? Chi ci capisce è bravo. Maurizio Gasparri resiste alle minacce scissioniste del suo antico alleato, Ignazio La Russa, ma non può aspettare che qualcuno gli dia il benservito seduta stante e senza preavviso, sicché chiede al Cavaliere coram populo, evento senza precedenti, che decida il da farsi perché altrimenti non resteranno nemmeno le lacrime per piangere per come si sono messe le cose.

Fra voglia di rottamazione, minacce di scissioni, inviti a lasciare il partito, sgambetti e veleni, Angelino Alfano corre il rischio di restare stritolato. Lealista e fedele come un carabiniere, si muove con la cautela di chi gestisce una cristalleria invece che un arsenale militare, perché l’ha appreso con il latte materno che la mediazione, la prudenza, la pazienza sono le armi migliori per arrivare in porto senza danni.

Anche lui, ovviamente, deve macerare e macerarsi, per come vede le cose Silvio Berlusconi, appeso come non mai alle elezioni siciliane e alla legge elettorale. La sua idea di costruire un’area moderata passa attraverso il passo indietro, anzi i molti passi indietro, di Silvio Berlusconi. Una verità che non può accettare nemmeno con se stesso, a meno che non sia il Capo ad annunciare, per l’ennesima volta, il ritiro, seppure parziale. Eventualità che finora è stata scartata con l’alibi della signora Ghisleri. La responsabile dell’Istitito demoscopico di fiducia, Europa Research, ha dovuto spiegare che senza il Cavaliere in campo sarebbe un disastro. Ma i fatti si sono incaricati di dimostrare in questi ultimi due mesi, che potrebbe essere esattamente il contrario, visto che in qualche sondaggio il Pdl è sprofondato al 15 per cento.

Finora lo Stretto ha lasciato la Sicilia fuori dal Partito delle Liti, come lo chiama Frattini. I big locali sono tutti concentrati sulla competizione e hanno un candidato alla Presidenza esterno al Pdl. La Sicilia, per dirla con Pirandello, si è fatta isola da sé. Per amore e per forza. Una enclave, dunque, che sta per essere “attaccata” dal ciclone Grillo, che ha annunciato il suo arrivo a nuoto, con l’attraversamento “pinnato” della lingua di mare che separa la Sicilia dal Continente.

Il vento del Nord torna a soffiare?