I gruppi parlamentari – Senato, Camera, assemblee legislative regionale – nuotano nell’oro? Certo, non piangono miseria. Con una eccezione, vecchia di quasi due anni, in controtendenza, che tiene con il fiato sospeso l’area di centro del Parlamento regionale siciliano, dove il gruppo dell’Unione di Centro, forte di ben diciotto deputati regionali, subì lo tsunami “berlusconiano” con la nascita dei Responsabili alla Camera dei deputati, dopo la sterzata di Pieferdinando Casini “a sinistra” (secondo i suoi nemici) .

La cerimonia del divorzio, promosso da Saverio Romano e Lillo Mannino (poi tiratosi indietro), si svolse prima in Sicilia, a Palermo, e quindi a Roma, a Montecitorio. Nel capoluogo siciliano, a Palazzo dei Normanni, l’Udc poteva contare su un folto gruppo parlamentare e su un numero altrettanto folto di assistenti, collaboratori, portaborse.

La scissione lasciò in braghe di tela l’Udc, i suoi promotori diedero vita al Partito dell’Italia Domani, oggi Cantiere Popolare, e trascinarono con sé i due terzi del gruppo parlamentare. All’Udc rimasero quattro deputati regionali e una montagna di debiti e si misero le mani ai capelli. Fu chiesto anche aiuto al Consiglio di Presidenza dell’Assemblea, ma di questo Sos si sa poco e niente, perché, com’è noto, – e qui la questione Udc-Pid non c’entra per niente – dagli amministratori del Palazzo le notizie non filtrano nemmeno se li metti sotto tortura.

Quando esplose il contenzioso, a botta calda e con i veleni ancora in libera uscita, vennero alla luce presunte dazioni a collaboratori esterni, poco presenti nell’attività del gruppo, ed una sorta di eccesso di munificenza. Il gruppo, si disse, poteva contare su portaborse, i funzionari pagati dall’Assemblea, ed altre unità dislocate qua e là. I lealisti, perciò, avvertirono i divorzisti che non avrebbero messo mano al portafogli per aggiustare una gestione amministrativa tanto “precaria”.

Il gruppo parlamentare dell’Udc, comunque, giorno dopo giorno, ha guadagnato parte delle forze perdute, ma i debiti sono rimasti quelli di prima, e sarebbero passati al Gruppo del Pid, formatosi con la scissione. Come? Anche questo ci è ignoto. A complicare le cose ci si è messo anche un episodio politico di rilevo: l’ex capogruppo Udc, Nino Dina, che aveva abbandonato il partito, è tornato a casa, festeggiatissimo. Era proprio lui, nella qualità, il destinatario delle risorse del gruppo, stando alla normativa vigente, e insieme il rappresentante legale.

Ora il dilemma è il seguente: tornando a casa si porta con sé i debiti? Pare di no, per fortuna dell’Udc. È vero che i debiti viaggiano all’interno della scissione, ma la loro titolarità “legale” potrebbe essere svincolata da quella politica. Una questione di buonsenso.