Alle elezioni amministrative siciliane, grazie ad una modifica della legge elettorale, il voto ai candidati consiglieri non era attribuito automaticamente al candidato sindaco sostenuto dalla lista medesima. Ciò ha fatto sì che i candidati consiglieri avessero una maggiore libertà di manovra nel corso della campagna elettorale e non si curassero più di tanto del candidato sindaco collegato alla loro lista. Il risultato punì proprio coloro che avevano sostenuto accoratamente la modifica della legge elettorale, perché furono premiati i candidati conosciuti sulla piazza che non avevano bisogno del “traino” dei consiglieri.
Non solo, al fine di raccogliere più consensi, i candidati consiglieri non ci pensavano due volte a proporre il voto disgiunto: scrivi il mio nome sulla scheda per il consiglio e per il resto fai ciò che ti pare e piace. Il voto disgiunto trionfò a Palermo e avvantaggiò enormemente il candidato sindaco Leoluca Orlando che era stato per dieci anni, forse di più, primo cittadino del capoluogo.
Con le elezioni regionali si torna al vecchio sistema: chi vota il candidato deputato regionale, non ha bisogno di apporre la croce anche sul candidato presidente, ma ciò non significa che non lo possa fare. Il voto disgiunto è consentito. Se dovesse essere organicamente programmato potrebbe cambiare le carte in tavola.
Ma una ipotetica programmazione del voto disgiunto, così ampia da cambiare il risultato, è molto complessa e delicata, deve perciò poter contare su un elettorato disciplinato e fedele, che obbedisca a “input” ufficiosi provenienti da leader molto ascoltati.
Questa ipotesi non è peregrina. Da alcuni giorni a questa parte il voto disgiunto fa paura in tutte le coalizioni, soprattutto in quelle di centrodestra, centro, centrosinistra e sinistra con Idv. Ci sono vasi comunicanti fra il campo di Musumeci e quello di Miccichè, per esempio, ma anche fra la coalizione che sostiene Rosario Crocetta e la coalizione di sinistra, che sostiene Giovanna Marano.
Miccichè viene dalle fila del Pdl, Musumeci proviene dalle fila del Msi, ed An. Il voto disgiunto a favore di Miccichè, quindi, viene preso in considerazione fra i sostenitori dell’ex berlusconiano. È ipotizzabile un flusso in senso inverso di marcia? Sulla carta, sì grazie all’appeal di Musumeci. Sulla bilancia, probabilmente, pesa di più il flusso favorevole a Miccichè, che l’altro, in senso contrario. Lo scambio, però, non sarebbe significativo, comunque non viene ritenuto sufficiente a determinare una svolta.
Più o meno, lo stesso scenario potrebbe presentarsi nell’area di centrosinistra-sinistra. Il voto potrebbe avvantaggiare Crocetta, specie dopo, l’esclusione di Claudio Fava e la sua sostituzione con Giovanna Marano, segretaria della Fiom-Cgil.
Non è possibile, infine, escludere che si inneschi un flusso fra Musumeci e Crocetta, o fra Miccichè e Crocetta. Nel primo caso, tuttavia, si tratterebbe di modestissime fette di consenso, mentre nel secondo caso, lo scambio potrebbe raggiungere livelli maggiori.
Le recenti notizie di esponenti Udc, due casi invero, che disubbidirebbero al partito per portare suffragi al candidato di centrodestra, hanno alimentato anche l’ipotesi di un voto disgiunto favorevole a Musumeci. Realisticamente, comunque, la previsione di un voto disgiunto non appare corroborata da indizi di qualche consistenza, essendo alimentata da voci che talvolta hanno solo il compito di mettere ansia in campo avverso.












