Dapprima ci ha girato attorno, poi si è levato il rospo. “Ma voi pensate che questi signori abbiano rivolto “la preghiera” di realizzare gli inceneritori solo a Gianfranco Miccichè? Perché mai avrebbero dovuto tacere con Nello Musumeci?”, ha chiesto Rosario Crocetta rivolto alla folta platea del Politeama di Palermo.

Sarebbe del tutto naturale, pensa Crocetta, che il quesito sulla fattibilità dei mega impianti – quattro miliardi e mezzo di euro – fosse stato posto al candidato presidente del centrodestra. Per quale ragione il senatore Pino Firrarello, racconta Miccichè, si sarebbe recato solo nella villa a mare dell’ex pupillo di Berlusconi? Se la questione stava tanto a cuore al senatore Firrarello e ai suoi alleati, tanto da richiedere un impegno a Miccichè sugli inceneritori dopo l’investitura di Silvio Berlusconi, stando alle parole di Miccichè, uguale iniziativa potrebbe essere stata assunta con Musumeci. Che male c’è a sondare gli intendimenti di un candidato che si intende portare a Palazzo d’Orleans sulle proprie spalle?

Ci deve essere un motivo, d’altra parte, se Nello Musumeci ha sentito il bisogno di riferire all’opinione pubblica di non nutrire pregiudizi verso i mega impianti. Passare da un “no” deciso ed irreversibile, quello del governo Lombardo, ad una apertura “di principio”, costituisce, di per sé, un risultato eccellente. Significa cioè che la realizzazione dei termovolarizzatori non è morta e sepolta, ma può essere discussa con animo scevro da pregiudizi e  perciò essere condivisa, accolta, rimessa in agenda.

Se non ci fosse un piano rifiuti approvato dal governo nazionale, che non ospita termovalorizzatori ma affida alla raccolta differenziata la parte più importante, se la Procura della Repubblica non avesse in carico un dossier sulle opacità della vicenda, consegnatogli dagli assessori regionali, e se i mega-impianti non facessero della Sicilia il centro di raccolta di rifiuti di mezza Italia, l’apertura scevra di pregiudizi sarebbe politicamente e moralmente ineccepibile.

L’affaire del secolo, che ha guadagnato la scena quasi tre anni fa e non sembra volerla abbandonare, ha vissuto grazie  all’ormai celebre video rubato a Gianfranco Miccichè – impossibile che sia stato realizzato con un cellulare – la sua apoteosi. Miccichè riferisce nel video della visita a casa sua di Pino Firrarello (senatore della Repubblica, sindaco di Bronte e personaggio chiave del Pdl siciliano) e del peso che l’affaire ha avuto nelle vicende politiche siciliane (“Pensate che quelli siano passati all’opposizione per ragioni ideologiche?”, si è chiesto Miccichè chiamando in causa i partiti del centro destra che avrebbero avversato il “loro” presidente, Lombardo, dopo il no del governatore agli inceneritori).

Rosario Crocetta ha voluto accanto a sé il questore Malafarina, ex commissario di Pubblica sicurezza a Gela al tempo della sindacatura, entrato nel listino del candidato. Con Malafarina Crocetta ha lavorato da sindaco per “ripulire” Gela, la sua città, dai boss che la infestavano. “Musumeci avrebbe avuto più motivi di avere un poliziotto nel governo di quanto non ne abbia io…”, ha chiosato malignamente.

Il video rubato in casa Miccichè, dedicato ai termovalorizzatori e proiettato al Politeama durante la kermesse del Pd in sostegno a Crocetta, insieme al questore Malafarina, entra a far parte a pieno diritto della campagna elettorale. Avessero chiesto agli spettatori del Politeama, dopo la visione del filmato “rubato”, la loro opinione sulla natura malandrina del video, la risposta sarebbe stata unanime: non di un video rubato si tratterebbe, ma di una intervista filmata con il consenso del padrone di casa, giusto come pretende il giornalista presunto “ladro” di immagini. Una campagna elettorale diversa dalle altre, non c’e’ che dire.