Inquinano più la Sicilia i quattro certificati elettorali trovati in casa della signora delle primarie al tempo dello scontro, tutto interno al centrosinistra, fra Rita Borsellino e Ferrandelli, che i quattro mega termovalorizzatori che avrebbero dovuto nascere nell’Isola per volontà del governo Cuffaro e altri big della politica siciliana? E il danno ambientale del Ponte sullo Stretto è maggiore di quello inevitabilmente provocato dagli inceneritori?

Pare proprio che la signora delle tessere inquini più degli inceneritori che avrebbero dovuto “lavorare” la monnezza di mezza Italia. E il Ponte di Messina spaventi, quanto a risorse da spendere, più dei mega impianti? Eppure lo sanno anche le pietre che i termovalorizzatori ammorbano l’aria per decine di chilometri e costano quasi quattro miliardi e mezzo, sull’unghia, più del Ponte di Messina.

Qualcosa che non va in questa storia c’è, eccome. E una gran confusione è innegabile, altrimenti non si capirebbe il fatto che c’è chi se ne sta zitto – quelli che hanno denunciato l’inquinamento delle primarie, come Leoluca Orlando – e chi invece non ha pregiudizi sulla loro realizzazione, come il candidato Nello Musumeci. Se avesse avuto il tempo di informarsi sull’affaire del secolo, e sarebbe bene che lo facesse visto che la questione rifiuti, discariche e raccolta è una di quelle che fanno tremare le vene dei polsi, avrebbe saputo che la Sicilia “termovalorizzata” sarebbe diventata la discarica d’Italia senza nemmeno risolvere il problema dello smaltimento dei rifiuti, che devono essere selezionati per venire inceneriti.

È vero tuttavia che non bisogna avere pregiudizi – né sui termovalorizzatori, né su persone o cose – ma farsi qualche giudizio è necessario, specie se ci si candida alla presidenza della Regione in maniera da assumere decisioni consapevoli da qui a poco tempo in caso di successo. Gli inceneritori non devono subire il peccato originale dei loro promotori, ma nemmeno l’interesse (legittimo) di realizzare l’affare megagalattico da parte delle aziende chiamati a costruirli.

Non si capisce come mai, il piano dei rifiuti, seguito passo dopo passo dal prefetto Marino, assessore del governo Lombardo, ed approvato dal governo nazionale pochi mesi or sono dopo un laborioso e travagliato iter, sia stato scaraventato al centro della campagna elettorale a causa delle intenzioni, abbastanza scoperte, di rimettere in discussione tutto, che vengono da più parti, politiche, imprenditoriali e giornalistiche.

Rosario Crocetta, nettamente avverso, ne ha fatto motivo della sua campagna elettorale, Gianfranco Miccichè, dopo un avvio possibilista, ha ritirato il suo parere favorevole, e dato pollice verso; Nello Musumeci ha aperto le porte alla loro fattibilità, mentre l’Idv di Orlando, Sel, Fds e tutto il resto combattono gli ex inquinatori delle primarie con la stessa passione del primo giorno.

Crocetta sfida Miccichè sui termovalorizzatori, ma non l’aperturismo di Musumeci, i nemici dell’inquinamento delle primarie si affidano al destino. La Sicilia ospita la peltrochimica italiana, con l’eccezione di Porto Marghera, le centrali termoelettriche, i pozzi di petrolio, ed è attraversata dalle grandi vie del gas nordafricano, rendendo un servigio al Paese.

Perché mai avrebbe dovuto caricarsi l’onere di mega-impianti inquinanti, i cui costi di gestione sono proibitivi e la cui realizzazione richiede un investimento maggiore del Ponte sullo Stretto? Perché la raccolta differenziata non riceve alcuna attenzione, o modesta attenzione, nella campagna elettorale, e ne riceve, a dismisura, il mega-affare bocciato tre anni or sono?

È chiaro come la luce del sole che attorno alla vicenda girano interessi colossali e che i silenzi non sono, in qualche caso, genuini, e che pur di mandare in porto l’affare c’è chi farebbe carte false, ammesso che non siano state fatte. Visto che sulla natura dei mega-impianti ed il sistema di raccolta che deve supportarli, i loro costi di gestione e ambientali, si conosce proprio tutto, i candidati devono esprimere giudizi, e non pregiudizi, sulla questione. Presto, possibilmente.