“Ho avuto il mio primo colloquio investigativo in carcere con il Procuratore antimafia Vigna nel 1997, poi nel 2008 incontrai anche l’attuale Procuratore antimafia Pietro Grasso. Mi sono dissociato, anche se non pubblicamente, da Cosa nostra nel 2008. Lo dissi anche ai Graviano che non volevo sapere piu’ niente di Cosa nostra durante la comune detenzione al carcere di Tolmezzo. Nel mio cuore c’e’ tuttora una fratellanza con la famiglia Graviano, anche se loro hanno fatto delle scelte eversive”. Lo ha detto il pentito Gaspare Spatuzza, deponendo in videoconferenza al processo Mori. Rispondendo ai pm Antonino Di Matteo e Lia Sava, il collaboratore di giustizia ha ripercorso il suo curriculum criminale, dall’affiliazione “avvenuta alla presenza di Matteo Messina Denaro e Giovanni Brusca” alla sua scelta di convertirsi alla fede: “E’ iniziato un percoso di ravvedimento, che mi ha portato a passare da Cosa nostra alla parte dello Stato”. E sostiene di essere stato spinto dai “motivi religiosi”. “Mi sentivo parte integrante della legalita’, seppure assassino e ergastolano”, ha spiegato. Spatuzza si e’ detto anche “dispiaciuto per la recente morte di Pierluigi Vigna”.
“Fui incaricato da Giuseppe Graviano e da Cosimo Lo Nigro di trovare l’esplosivo e organizzare un attentato a Roma contro i Carabinieri, cosi’ stabilimmo di fare l’attentato allo Stadio Olimpico. Graviano mi disse che era bravo nella politica e che se l’attentato fosse andato a buon fine, avremmo avuto dei benefici per i carcerati”. Ha proseguito Spatuzza. Ma alla richiesta del pm se Graviano avesse mai parlato di ’trattativa’, Spatuzza spiega: “No, non fu mai detta la parola trattativa, ma si disse ‘c’e’ una svolta’, ‘stiamo trattando’. Io posi il problema dei morti nelle stragi del continente, dissi che ci stavamo portando morti che non ci appartenevano. Ma Graviano mi rispose che ‘e’ bene che ci portiamo questi morti perche’ chi si deve muovere si da’ una smossa’. I morti hanno una valenza principale in questa fase’”.
Il pentito ha poi ribadito che dopo avere appreso chi fossero le vittime designate, non era d’accordo: “Vuol dire che ormai appartenevo a un’associazione terroristico-mafiosa. Non eravamo piu’ Cosa nostra, ma eravamo diventati un gruppo terroristico. Invece tutti quei morti per Graviano avevano una giustificazione nell’ottica perversa di Cosa nostra. Abbiamo cosi’ ucciso anche bambini nella strage, degli angeli, dei figli. Ho scoperto solo da poco, che a Firenze sono morti due bambini e non solo una”.
“Giuseppe Graviano mi disse che avevamo chiuso tutto e ottenuto quello che cercavamo grazie alla serieta’ di certe persone come Berlusconi e di un nostro compaesano, Dell’Utri“. Ha detto, inoltre, Spatuzza, che ha raccontato in particolare un incontro avvenuto nel gennaio del ’94 a Roma con il boss Giuseppe Graviano. Un episodio raccontato dallo stesso collaboratore in diversi processi di mafia, tra cui quello a carico di Marcello Dell’Utri. Graviano, a un certo punto avrebbe parlato a Spatuzza dell’ex premier: “Io dissi: chi e’? quello di Canale 5?’ e Graviano mi rimprovero’ perche’ non lo conoscevo”. In quell’occasione Graviano disse a Spatuzza, pentito dal 2008, che nonostante “avessero chiuso il discorso, serviva il colpo di grazia” che doveva essere l’attentato ai Carabinieri allo stadio Olimpico, previsto per il gennaio del ’94 ma che poi falli’.










