Chissà se il numero degli assessori nominati in dirittura d’arrivo eguagli o superi quello degli assessori dimissionari. E’una curiosità che non soddisfaremo, perché abbiamo altre urgenze. Per esempio quella di scoprire com’è che ai dimissionari si accenda una lampada, in finale di partita, piena zona Cesarini, e segnano il goal della vita, scoprendo di essere rimasti accanto ad una persona che non meritava  affatto la loro compagnia.

Marco Venturi, assessore alle Attività produttive, è solo l’ultimo della filiera della lampada. Ha riferito ai giornalisti di essersi accorto che Raffaele Lombardo, capo del suo governo per più di tre anni, non era quello che pensava che fosse, ma “con il suo modo di fare e con i suoi provvedimenti adottati sta mettendo ancora di più la Regione nelle mani di mafiosi ed affaristi”. Di conseguenza “Cosa nostra sta ottenendo favori a causa delle sue azioni spregiudicate e arroganti” (poco dopo Lombardo ha annunciato la querela).

Non sappiamo se si sia sentito in colpa per il ritardo con il quale ha capito tutto con il rischio di avere partecipato a provvedimenti sbagliati. Sappiamo però che Rossana Lo Castro, giornalista di Adnkronos, nel corso della conferenza stampa, gli ha chiesto perché non si sia reso conto per tempo della natura delle azioni del Presidente e perché abbia impiegato tanto tempo per rendersene conto.

Venturi le ha risposto che l’illuminazione l’avrebbe avuta già nel mese di agosto dello scorso anno, ma ha preferito non tirarsi indietro per portare a compimento la sua missione. Quale? Riformare le Asi siciliane, mettere ordine in un settore vitale per l’economia siciliana. Una missione impossibile,  stando ai suoi sospetti dunque, ma quando si getta il cuore oltre l’ostacolo non si fanno i conti con la realtà: prevalgono gli ideali, i principi, i valori.  E tutto sembra a portata di mano.

Garantire “un sistema affaristico-clientelare” però in dirittura di arrivo, a pochi giorni dalle urne, è un’accusa estremamente grave se attribuita a chi sta per andare a processo. Va ben al di là del dissenso politico.

Le motivazioni di Venturi, dunque, devono essere molto forti. Anche per i tempi dell’esternazione, arrivata dopo una polemica, altrettanto aspra, fra il Presidente della Regione e l’ex Presidente di Confindustria sicilia, Ivan Lobello.

Lombardo ha addebitato a Ivan Lo Bello di essere un imprenditore senza impresa  e non avere mai preso a cuore alcuna delle cause delle imprese siciliane, ad eccezione del rigassificatore di Siracusa e di un impianto fotovoltaico “di un amico”; una reazione alle accuse che Lo Bello gli aveva mosso, nella sostanza, identiche a quelle di Venturi, affarismo e clientelismo. Un’anteprima di fuoco. Che spiega ben poco.

Sono in molti a crdere che il casus belli fra l’assessore e il Presidente sia stato il commissariamento, da parte di Lombardo, dell’ente nato che raggruppa le Asi, fortemente voluto da Venturi, con ricadute sulla gestione dell’aeroporto di Catania, sul quale sia Venturi che Lo Bello riservano molta attenzione.

”Il nodo di tutto e’ la riforma delle Asi”, ha sostenuto infatti Venturi, “un nodo importantissimo, che Lombardo ha banalizzato riducendo tutto ad una questione di requisiti, mentre la verita’ e’ che si e’ bloccata una riforma capace di creare nuove opportunita’ e vera produttivita’. Una riforma che Lombardo non voleva e ha osteggiato”.

Il caso- Asi è però vecchio di un mese.

Che cosa ha fatto scattare la decisione di dimettersi irrevocabilmente e lanciare sospetti tanto gravi a Lombardo nel bel mezzo di una campagna elettorale ed alla vigilia di un delicato processo a carico del governatore?

Marco Venturi, ed è questo che sorprende,  gode di una buona immagine ed è stato un assessore sobrio e poco appariscente. Mai un dissenso, mai una polemica. Fino al caso-Asi.  Le sue dichiarazioni, perciò, perché lasciano aperte alcune domande?  E’  stato il caso-Asi ad aprirgli gli occhi e perché?