“Antonio Canepa ultimo atto” è il titolo del libro di Salvo Barbagallo, uscito in questi giorni per Bonanno Editore. Il volume, con prefazione di Valter Vecellio, tratteggia il separatismo siciliano degli anni quaranta, e la figura di Antonio Canepa, creatore e capo dell’Evis (Esercito Volontario per l’Indipendenza Siciliana).

Un libro che oggi risulta di grande attualità, anche alla luce della recente nascita in Sicilia di numerosi movimenti che si richiamano apertamente al “sicilianismo”, all’autonomismo e in certi casi anche al separatismo.

Gli avvenimenti che si verificarono negli anni che precedettero la Seconda Guerra Mondiale, il periodo dell’occupazione anglo-americana della Sicilia, i personaggi che ebbero ruoli determinanti, sicuramente costituiscono la linea di confine tra il noto e l’ignoto di ciò che è accaduto nell’Isola alla vigilia della rinascita dell’Italia dalle macerie provocate dal conflitto bellico. Barbagallo, con documentazione inedita, descrive i retroscena politici e militari mai a sufficienza spiegati: dalla Resistenza siciliana, al gioco tra servizi segreti, mafia, Chiesa per l’acquisizione del potere, alla trasformazione dei latifondisti in classe imprenditoriale dominante.

Il volume consente, poi, scavare più a fondo sulla fine di Antonio Canepa, perché quella morte, può forse rappresentare “la linea di confine tra il noto e l’ignoto di ciò che è accaduto in Sicilia”. L’uccisione di Canepa e dei suoi compagni è una tragica pagina che non è stata mai perfettamente chiarita. Conoscerne i contorni consente di comprendere meglio gli anni che seguirono, la vicenda di Salvatore Giuliano, e le azioni di criminalità politica che si sono verificate in Sicilia nei decenni del dopoguerra fino ai nostri giorni.