Nuova udienza del processo a carico dell’ex direttore generale della Fondazione Federico II, Alberto Acierno, accusato di peculato dalla Procura di Palermo per avere sottratto, secondo gli inquirenti, risorse destinate al Gruppo misto dell’Assemblea regionale siciliana e della Fondazione, che ha diretto nel biennio 2006-2007.
Quando esplose lo scandalo, i bilanci della Fondazione Federico II non venivano approvati da due anni. I sindaci revisori si rifiutavano di metterci la firma e, scaduto il mandato non erano stati sostituiti. Gli amministratori della Fondazione avevano rilevato un buco di bilancio, presunti illeciti commessi dall’ex direttore generale, cui veniva addebitato di avere pagato con la carta di credito della Fondazione alcune spese personali: viaggi compiuti alle Maldive, le perdite alla roulette in un casinò, il carburante della barca ed altro. Il buco di bilancio si aggirava sui 150 mila euro.
Respingendo ogni accusa, Alberto Acierno riferì la sua versione dei fatti, ammettendo di avere usato per spese personali la carta di credito della Fondazione, ma di avere restituito fino all’ultimo euro in tempi brevi. Circostanza smentita dagli amministratori.
L’ex deputato regionale, portato al vertice della Fondazione dal presidente pro-tempore dell’Ars, Gianfranco Miccichè, non si limitò a difendere il suo operato, ma a sua volta addebitò al successore di Miccichè, Francesco Cascio, una presunta responsabilità indiretta nella scomparsa di un congruo numero di tagliandi per biglietti d’ingresso a Palazzo dei Normanni, la cui gestione era stata affidata al vice capo di gabinetto di Cascio quando il presidente dell’Ars era assessore del governo regionale presieduto da Cuffaro. Illazioni, naturalmente.
“Hanno voluto scoperchiare la pentola. Ed hanno fatto male”, ci riferì in una intervista l’ex direttore generale della Fondazione. “Vogliono fare di me il capro espiatorio, non ci riusciranno. Loro hanno fatto e sfatto quello che volevano, dal 2001 la Fondazione non riceve un soldo dall’Assemblea. Dove sono questi soldi pubblici sottratti alla Fondazione?”
Non fu l’unica accusa rivolta al “Palazzo” nel corso della intervista che lo stesso Acierno ci concesse quasi tre anni e mezzo or sono.
Lei, dunque, ha la coscienza a posto? Gli domandammo.
“Mi addebitano viaggi alle Maldive con i soldi dei contribuenti. Io non ne ho mai fatti, piuttosto il presidente dell’Ars, Cascio, ne ha fatto qualcuno…”, rispose Acierno. E a quel punto lo avvertimmo che avremmo raccontato ciò che stava affermando per filo e per segno e, perciò, si sarebbe assunto le responsabilità delle sue accuse che, per quanto ci riguardava, non essendovi alcun indizio che le avvalorasse, erano da considerare destituite di fondamento.
Acierno non tacque, anzi rincarò la dose.
“Nel 2007 – ci disse - l’allora Presidente del Gruppo parlamentare di Forza Italia all’Assemblea regionale, Francesco Cascio, si é recato a Mosca insieme ad una sua amica ed a suo cognato a spese della Fondazione”.
A quale titolo sarebbe stato fatto questo viaggio?
“Io prendevo ordini, non so a quale titolo la Fondazione abbia pagato le spese. L’unico che ha viaggiato a spese della Fondazione è lui…Sono stati maldestri, ho cercato di mettere ordine in Fondazione e mi hanno ripagato così…”
Per quale ragione l’avrebbero punita ingiustamente?
“Questo non lo so, so che quando sono arrivato in Fondazione c’era tanto da fare per rimettere ordine…”
Che cosa, in particolare?
“Appena arrivato, ho dovuto occuparmi di un contratto con l’opera Pia dei Benedettini, centomila euro all’opera Pia per lo sgombero e l’affitto di locali per 30 anni. L’Opera Pia non aveva alcuna titolarità sui locali che la Fondazione stava pagando. Nonostante ciò avevano già versato la metà della somma pattuita, 50 mila euro, per lo sgombero. Feci una lettera raccomandata all’Opera Pia per la restituzione del denaro. Non mi risulta che questi soldi siano tornati alla Fondazione…”
Tutto qui?
“No, ho appena ricevuto una lettera anonima, indirizzata oltre che a me ad un giornalista di Repubblica, alla Corte dei Conti, al Presidente dell’Ars ed alla Procura della Repubblica…”
E questo che c’entra?
“C’entra eccome. La lettera è firmata da un tale Roberto, il quale scrive di avere letto degli addebiti che mi venivano attribuiti dagli amministratori della Fondazione e avverte che la carta di credito era stata già usata in passato. L’anonimo sostiene di avere pagato con la carta di credito spese effettuate per conto del Presidente pro-tempore, in gioiellerie, come Fiorentino e Fecarotta di Palermo, in importanti negozi come Hermes, o fatte ad una ditta di catering per servizi effettuati nella villa privata del Presidente dell’Ars…”
Una lettera anonima, dunque. Pare di capire comunque che il Presidente in questione non sia né Cascio né Miccichè.
“Esatto”
C’è dell’altro?
“Sì, non vedo come possa occuparsi della vicenda la Corte dei Conti. Io ho svolto il mio lavoro per conto di un ente privato, i cui proventi erano in larga maggioranza provenienti da lavoro e commercio. Quando i magistrati della Corte dei Conti mi chiameranno, chiederò loro a che titolo lo fanno”.
La questione, però, onorevole, resta in piedi.
“Certo, nessuno lo sa meglio di me. Sono stato educato da mio padre ad assumermi le mie responsabilità, non addebito a terzi le mie colpe. Avverto l’esigenza di affermare che sono stato massacrato ingiustamente, mi stanno screditando e hanno danneggiato la mia famiglia e il mio lavoro. A causa delle loro accuse ho perso credibilità…Ci saranno stati magari metodi non ortodossi nella gestione della Fondazione ma se dovessi rispondere di qualcosa, sarei il primo ladro della storia a pagare le tasse per ciò che ha rubato. Non c’è un solo euro da me incassato che non sia stato denunciato in partita Iva e nella mia dichiarazione dei redditi”.











Un commento a "Acierno: “Carta di credito? Viaggi e gioielli del presidente”"
Santo Subito….