Il caso più eclatante è quello di Pippo Fallica, deputato del Grande Sud in aspettativa dal gruppo parlamentare del Pdl all’Ars. Due partiti diversi, a causa della scissione in casa berlusconiana, una anomalia. Com’è possibile?

Nel 2006 i settantotto dipendenti dei gruppi parlamentari hanno ottenuto un contratto di lavoro a tempo indeterminato dall’Assemblea regionale siciliana. E’ infatti l’Assemblea che li paga, con grande soddisfazione da parte dei gruppi che in questo modo, nel 2006, hanno visto il contributo loro assegnato fare un balzo in avanti straordinario. Cancellata la voce del personale, ogni euro avrebbe potuto essere usato per l’attività politica, cioè per organizzare le segreterie, il rapporto con gli elettori e, perché no?, migliorare la qualità della vita.

In un colpo solo i gruppi parlamentari si sono “arricchiti” ed hanno sanato il precariato (in qualche caso aprendo le porte ad altro precariato grazie alle nuove risorse). Mentre i partiti piangono miseria, i gruppi parlamentari, non solo in Sicilia, compiono il salto di qualità, impadronendosi pressocché totalmente della borsa. Un trasferimento del potere decisionale cominciato con la bocciatura referendaria del finanziamento pubblico e la legge sui rimborsi elettorali, e proseguito con i provvedimenti interni alle assemblee legislative (regionali e nazionali) a favore dei gruppi parlamentari. Una montagna di quattrini spesi senza controllo né pubblicità.

Se il rimborso elettorale fasullo è indubbiamente un finanziamento occulto dei partiti che, come è stato abbondandemente provato, non ha nulla a che vedere con le spese effettivamente affrontate dai partiti nelle campagne elettorali, l’assunzione degli oneri del personale dei gruppi da parte dell’Assemblea regionale siciliana è di fatto anch’esso un finanziamento occulto. All’assunzione degli oneri da parte del partlamento regionale, infatti, avrebbe dovuto corrispondere altrimenti un taglio ai contributi che fino a quella data erano unicamente giustificati dai compensi al personale e non dall’attività politica.

In realtà il confine fra compensi al personale e attività politica, a ben guardare, è così labile che non esiste: le risorse umane sono il costo più importante dell’attività politica. Fra il partito (o gruppo parlamentare) e i suoi dipendenti c’è un rapporto fiduciario, che giustifica la loro assunzione. Ebbene, come dimostra il caso del deputato Fallica – in aspettativa dal gruppo Pdl, nelle fila di Grande Sud – il rapporto fiduciario non esiste più. I gruppi parlamentari dell’Ars “devono” necessariamente scegliere (o essere scelti) il gruppo presso il quale assolvere ai loro compiti. Succede che i gruppi più folti e ben radicati si servono del personale che essi stessi hanno scelto, mentre gli altri devono affidarsi agli “ex” appartenenti dell’apparato “avverso”.

Sulla lealtà delle persone non è lecito dubitare, sull’assenza del requisito principale, il rapporto fiduciario, qualche dubbio sorge, eccome.

Antonio Fraschilla (Repubblica), ha scoperto che nel gruppo del Pdl ci sono dipendenti che costano 190 mila euro l’anno, o 142 mila o 103 mila, e nell’Udc due dipoendenti da 120 mila euro l’anno, mentre altri stanno… al piano di sotto, con paghe ben più magre. Nonostante siano pagati dall’Ars e assunti a tempo indeterminato, quindi, ci sono quelli che godono di un trattamento diverso (o privilegiato, fate voi). Il punto è che non si capisce come sia possibile.

L’ipotesi plausibile è che alle paghe dell’Ars vengano aggiunti emolumenti del gruppo, ma è una cosa che non sta in piedi, petché la busta paga è unica e non si possono avere due datori di lavoro.

A proposito di datore di lavoro: chi è il datore di lavoro di questa fetta del personale di Palazzo dei Normanni? I comuni mortali hanno una risposta semplice: l’Assemblea, dal momento che è questa a pagare. E invece vi sbagliate. L’Assemblea tira fuori i soldi, allo stesso modo con il quale trasferisce contributi e rimborsi per portaborse, ma non instaura alcun rapporto di dipendenza. Ci mancherebbe. Altrimenti dovrebbe pagarli con cifre astronomiche, come il personale servente, cioè alle dirette dipendenze del Parlamento. Sarebbe un salasso oltre che un evento assai improbabile, anzi impossibile, perché i dirigenti dell’Ars fanno la guardia giorno e notte perché non accada. Sono dipendenti dell’Ars coloro che sono iscritti al fondo di quiescenza dell’Ars. Si può lavorare una vita a Palazzo dei Normanni e scoprire, infatti, di essere dipendenti dell’Inpgi, la previdenza dei giornalisti, che paga la pensione. Tanto per fare un esempio. Una cosa che non sta né in cielo né in terra.

Insomma, è una “babilonia”, ma ben disciplinata da regole, leggi e consuetudini.