Nel corso della legislatura dell’Assemblea regionale siciliana la scissione dell’Udc e la nascita di un nuovo gruppo parlamentare provocarono seri problemi. Coloro che andarono via per formare il nuovo gruppo avrebbero lasciato conti in rosso e soprattutto problemi aperti nei rapporti con il personale assegnato al gruppo. Sarebbe stato difficile mettere ordine perché accanto ai dipendenti, pagati dall’Assemblea, ma non facenti parte dell’organico dell’Assemblea, in busta paga si sarebbero trovate altre unità cui corrispondere i compensi. Il gruppo parlamentare dell’Udc si trovò quindi in seria difficoltà (20 dipendenti sul libro paga, appena 4 deputati), stando alle cronache di quei giorni, e della vicenda fu costretto ad occuparsi il consiglio di presidenza dell’Ars, che tentò di sanare la questione.

In che modo? Non lo sappiamo. Che cosa sia avvenuto realmente, al punto da destare la preoccupazione dei fedeli di Pier Ferdinando Casini presso l’Ars? Non lo sappiamo. Pare che che sia da sanare un “buco” da 400mila euro. È per questa ragione che abbiamo usato il condizionale e riferito con molta cautela. I provvedimenti del Consiglio di presidenza dell’Ars non sono pubblici e le carte escono fuori dal Palazzo con grande difficoltà.

Ci sono stati casi di dipendenti dei gruppi non retribuiti a causa della scomparsa del capogruppo (di ciò si discute in un processo in corso presso il tribunale di Palermo).

L’episodio, la scissione del gruppo Udc, rivelò che a Palazzo dei Normanni c’erano dipendenti dell’Ars regolarmente assunti e ben pagati (apparato servente); dipendenti dei gruppi parlamentari, assunti a tempo indeterminato e pagati dall’Ars; personale dei gruppi parlamentari, direttamente pagati dagli stessi gruppi; dipendenti delle aziende appaltatrici di “servizi” (pulizie ecc.); assistenti personali dei deputati (i cosiddetti portaborse), retribuiti dai deputati grazie a rimborsi forfettari; collaboratori e consulenti retribuiti dall’Ars.

I costi del personale in servizio ed in trattamento di quiescenza, i compensi ai deputati regionali e i loro vitalizi “spolpano” larghissima parte del lauto budget che la Regione è “costretta” ad elargire al Parlamento regionale. “Costretta”, perché, non può mettere lingua sui bisogni né intervenire sulla natura della spesa e sulla sua qualità.

Quando il governo della Regione si è “intromesso” nei conti di Palazzo dei Normanni è stato immediatamente richiamato alle regole e redarguito: Palazzo dei Normanni gode di “autodichia”, autonomia della spesa. È una prassi, piuttosto che una regola: l’Assemblea è parametrata al Senato della Repubblica in tutto e per tutto.

Insomma, la Regione ha il dovere di pagare senza fiatare e non ha il diritto di mettere il naso sui conti e sui costi. Non solo la Regione, tuttavia. La Corte dei Conti non può entrare di routine nell’amministrazione di Palazzo dei Normanni. I controlli sulla spesa spettano ai deputati, fruitori delle risorse.

Se l’Assemblea non deve dare conto a nessuno di come spende i 170 milioni di euro l’anno che ad essa vengono assegnati, i gruppi parlamentari (e i deputati regionali sui rimnborsi forfettari) non hanno alcun obbligo di rendicontazione all’Assemblea. I tredici milioni assegnati come contributo all’attività politica possono essere spesi come si vuole. Il buon uso delle risorse è demandato ai capigruppo parlamentari, destinatari dei contributi. Se la Regione lamenta la sua impotenza, l’Ars non rivendica affatto di non potere mettere il naso sui conti dei Gruppi. Per quale ragione? Sull’uso delle risorse dovrebbero rispondere, attraverso una vigilanza contabile, i plenipotenziari pro-tempore del Palazzo (deputati e dirigenti).

E’ un sistema perfetto che non consente l’esercizio di controlli e non prevede alcuna pubblicità degli atti.

Per certi versi, è identico a quello di altre regioni, come il Lazio, ma gode di una tutela maggiore per via del parametro al Senato. I contributi, le indennità, i vitalizi si allineano alla Camera alta. Carte a posto, dunque?

L’indagine conoscitiva della Procura della Repubblica di Palermo dovrà ispezionare, dall’esterno, una macchina ingegnosa e ben collaudata che ha funzionato a meraviglia. Fino a qualche giorno fa.