di Chiara Billitteri -

Insomma, chi l’ha spaccata questa sinistra? È questa la domanda a cui, affannosamente, tentano di dare una risposta gli esponenti dei partiti di quest’area. Si trascina ancora oggi, infatti, il botta e risposta, fatto di accuse e polemiche, tra dipietristi ed esponenti di Sel da una parte, e Partito Democratico dall’altra.

 Ad aprire il fuoco, stamattina, Leoluca Orlando. Il sindaco di Palermo ha risposto, a distanza di un paio di giorni, ad una dichiarazione del segretario regionale del Pd, Giuseppe Lupo, (che a sua volta aveva risposto all’ex candidato Claudio Fava) che aveva accusato Idv e Sel di essere “responsabili della spaccatura del centrosinistra alle regionali”: per Orlando, però, “chi ha spaccato la sinistra è il Pd, che per ragioni di affari e inciuci è impiccato ad un rapporto con l’Udc e Lombardo”.

E se a sostegno di Orlando si è schierato il segretario regionale di Idv Fabio Giambrone, che ha spiegato come “per mesi abbiamo provato a creare le condizioni per stare insieme nel centrosinistra, con le forze progressiste, ma senza riuscirci”, sul fronte Pd, tante le repliche. A cominciare da quelle del segretario regionale Giuseppe Lupo: “E’ Orlando – ha detto – il vero alleato del Mpa. Proprio lui, infatti, ha aperto le porte del suo partito al capogruppo di Lombardo alla Camera dei deputati, Carmelo Lo Monte, che ha candidato i suoi uomini nelle liste di Idv e con il placet di Di Pietro”. E Antonello Cracolici, capogruppo del Pd all’Ars, ha invitato, invece, Orlando a “occuparsi di più di quello che succede in casa sua”, a proposito dell’aumento dell’IMU sulle seconde case a Palermo approvato dal consiglio comunale. ”Dopo il ‘caso Marchetti’ – ha continuato Cracolici – siamo di fronte ad un altro ‘passo falso’ dell’amministrazione Idv che per ‘fare cassa’ non trova nulla di meglio che individuare un bene primario come la casa”.

 Gli altri schieramenti, invece, si dividono: i commenti alla vicenda hanno dato vita ad una serie di ‘reazioni a catena’ che hanno finito per dirottare l’argomento sul tema “chi è il candidato che più si discosta dal governo Lombardo?”. Com’è giusto che sia, ognuno difende i suoi.

 Ma sono in molti a pensare che le questioni sul tappeto non siano degne di figurare nella top ten dei veri problemi dei cittadini. Infondo, manca meno di un mese alle elezioni, e a tenere banco sembra essere esclusivamente la parola “inciucio”.

Eccezione fatta per un paio di altri temi, ad esempio quello delle liste.

Ci sono delle novità:

 Dopo la vicenda che ha visto coinvolto Claudio Fava, che nel frattempo ha ricevuto la solidarietà del presidente del Senato Renato Schifani, è stato escluso dalla competizione elettorale anche Davide Giacalone, (ex) candidato per il movimento “LeAli alla Sicilia”, di cui è fondatore. Questa volta il problema è stato il numero, insufficiente, delle firme raccolte.

“Abbiamo fallito ed è colpa nostra”, ha spiegato in un comunicato Giacalone.

“Credevamo – ha continuato – che la voglia di battersi e l’entusiasmo di pochi militanti potessero reggere il peso di una campagna fondata sui contenuti e condotta in un clima di disperazione e di rassegnazione”. I candidati in corsa alla presidenza della Regione scendono, così, a dieci. Ma oggi la Corte di Palermo ha estromesso dalle prossime regionali anche cinque candidati inseriti nel listino “Voi Volontari” che appoggia l’aspirante governatore Lucia Pinsone, e un candidato della lista che appoggia Gaspare Sturzo, “Italiani Liberi e Forti”. Roberta Galofaro, Maria Chiara Corrias, Maria Cardella, Francesca Mica Conti e Antonino Cardaci, inseriti nella lista Voi Volontari, e Massimo Maniscalco del partito che fa riferimento a Sturzo, sono stati esclusi per irregolarità e mancanze nella dichiarazione di accettazione della candidatura e nell’indicazione del collegio di riferimento.