La Sicilia non è più l’avamposto nella battaglia delle politiche di primavera. Fra le elezioni regionali del 28 ottobre nell’Isola e il rinnovo del parlamento nazionale, in primavera, ci sono le consultazioni laziali. Con le dimissioni di Renata Polverini (firmate il 28 settembre), infatti, entro novanta giorni i cittadini della Regione Lazio, terremotati dalle libagioni esagerate del loro consiglio regionale, saranno chiamati alle urne.

Non saranno i siciliani a passare il testimone a Roma, ma i laziali. Non è una novità di poco conto. Mentre il risultato del voto siciliano, per tradizione, è favorevole al centrodestra, soprattutto ai berlusconiani, il voto laziale ha una storia diversa ed un presente assolutamente sfavorevole a questa area politica.

Lo scandalo della Regione Lazio ha fatto conoscere al mondo una compagnia di guitti con dettagli che fanno vibrare d’indignazione uomini e donne con il pelo sullo stomaco, abituati a vederne e sentirne di tutti i colori. La realtà, insomma, ha superato ogni immaginazione. E i sondaggi hanno subito certificato che l’opinione pubblica non è ben disposta verso verso il partito che ha rappresentato questo spettacolo indecente, il Pdl. Perché le spese pazze a carico dei contribuenti hanno riguardato il gruppo parlamentare del Pdl. Gli altri non ne escono bene, perché sapevano e ricevevano la loro fetta del tesoretto, ma possono rivendicare un uso più sobrio e congeniale del denaro pubblico.

Alle politiche di primavera si andrà, dunque, sull’abbrivio del risultato alle elezioni laziali e non del voto siciliano. La rilevanza del voto isolano, naturalmente, non viene del tutto meno, ci mancherebbe, ma viene condivisa con il voto laziale.

Sia Silvio Berlusconi quanto Angelino Alfano accarezzavano l’idea che il voto siciliano potesse rilanciare la coalizione di centrodestra e, soprattutto, il loro partito, il Pdl, grazie alla coalizione messa in piedi in Sicilia, insieme a “La Destra” di Storace e Cantiere popolare (ex Pid), che accoglie nel suo seno parte del dissenso pdiellino siciliano (tra gli altri, il capogruppo parlamentare uscente all’Ars, Innocenzo Leontini).

Sulle consultazioni laziali, presumibilmente a metà dicembre, si proietterà l’ombra del voto siciliano, e non più sulle politiche di primavera.

Questa condizione viene accolta con accenti diversi nell’area di centrosinistra. C’è chi tira un sospiro di sollievo,  avendo temuto che un successo del centrodestra rilanciasse Silvio Berlusconi, e chi – al contrario – sospetta che venuta meno questa preoccupazione, il voto di sinistra possa disperdersi più facilmente.

In verità, per come stanno le cose, ci pare del tutto ininfluente ai fini della distribuzione dei consensi nell’area della sinistra, l’arrivo delle elezioni laziali “a cuscinetto”, fra quelle siciliane e le politiche. Per la coalizione di sinistra (Sel, Fds e Verdi) e Idv, il nemico era, e resta, il centrosinistra che sostiene Rosario Crocetta, quotidianamente nel mirino di Fava e Orlando.