Questo libro è una raccolta di poesie frutto di una vita vissuta: emozioni scritte su fogli, scontrini o su un qualsiasi pezzo di carta. “Memorie, ovvero ricordi reali avvenuti nell’esistenza di Claudio Alessandri” è l’ultimo libro di Claudio: un libro che raccoglie circa un centinaio di poesie; si ispira principalmente a un fervido amore per la famiglia e l’intendimento di invitare le persone ad amarsi. Sono fatti e figure dell’infanzia, dell’adolescenza e della maturità, in gran parte dedicate alla compagna della sua vita, alle figlie e ai genitori. In queste poesie, ripercorre le sensazioni, i ricordi e le emozioni di tutta una vita.

Arrivato a Santa Flavia, dopo avere lasciato la sua amata Ferrara che aveva circa cinque anni, bambino come era, non poteva capire in pieno, giocava con grande difficoltà con gli altri bambini perché all’inizio non capiva il siciliano.  Non è stato subito accettato, ma è stato lui a farsi accettare dai compagni.

Attraverso le sue poesie viene ripercorsa la sua vita, le emozioni, gli ostacoli e il dispiacere di un padre perduto nel secondo conflitto mondiale, cercato per tanti anni e ritrovato attraverso internet: finalmente era riuscito a ricomporre la sua esistenza, monca da sempre della figura paterna. Era riuscito a ricostruirne, con pazienza certosina, la storia fino a farlo rivivere nel ricordo e quando pensava di potere portare un fiore sulla sua tomba “lo schianto”. Se ne è andato senza potere coronare il suo sogno; tra le sue poesie infatti, ce n’è una che lo ha accompagnato nell’ultimo suo cammino: “Morire a Mauthausen”, che pubblichiamo in questa pagina come omaggio allo scrittore.

 

 

Morire a Mauthausen

 

Vidi una madre che, smarrita teneva per mano un bambinetto.

Molte erano le donne che le stavano attorno, ne sentivo la presenza

ma non le vedevo.

La mia attenzione era concentrata su quella madre ed il suo bimbo:

indossavano goffi cappotti di lana grigia e grigio era il cielo sopra di loro.

La donna non capiva, stringeva la mano del suo bambino, suo unico tesoro.

Vidi un soldato avvicinarsi a quella madre e strapparle il bambino dalla mano.

Allontanò il piccolo dalla madre che reagì con un disperato tentativo

di riprendere il figlio.

Il bambino si volse e cercò di tornare dalla madre,

ma subito venne ripreso da un soldato e lo spinse impietoso.

Per quella madre il dolore era immenso e per il bimbo uno sguardo smarrito:

non poteva, non doveva capire, presto quella madre e quel bambino

sarebbero tornati mano nella mano, mentre volavano verso il cielo nero

trasformati in nube, uniti per l’eternità, felici di volare liberi da quel luogo

dove le loro vite erano state spezzate, eppure non divise,

in quel tragico giorno.

Quella orrenda scena torna spesso alla mia mente,

ma non piango perché quei demoni che li avevano arsi vivi

non gioivano vedendo quella madre e quel bimbo

uscire dalla ciminiera ed innalzarsi felici verso il cielo,

loro erano ancora vivi, i carnefici erano morti nei cuori e nell’anima

per loro nessuno avrebbe pianto.

Io vedo il bimbo e la sua mamma perdersi nel vento

E da esso sospinti verso la gioia e la vita,

 allora… rido… rido.

 

Claudio Alessandri