di S.C. -

“Io non so come andranno le elezioni regionali o chi sarà il presidente. Ma perchè non lanciare sin d’ora l’idea di indire un referendum in Sicilia per conquistare l’autodeterminazione del nostro popolo e dei nostri governi per cominciare a muoverci autonomamente dalle scelte del governo centrale?”. A pochi giorni dalla chiusura della sua parentesi di governo, Raffaele Lombardo torna a parlare e rispolvera l’autonomismo della prima ora. L’ex Mpa, oggi Partito dei siciliani, sveste i panni del partito di governo e prova a rituffarsi nel movimentismo. Difficile giudicare quanto possa pagare dal punto di vista elettorale questa metamorfosi, ma intanto il governatore dimissionario, libero dalla ‘cravatta’ di presidente della Regione, si toglie qualche sassolino dalla scarpa. “Io concludo il mio mandato il 28 ottobre, se Dio vorrà, e sono consapevole che devo ringraziarlo per essere uscito vivo da questa esperienza di presidente della Regione autonomista”. Lombardo non abbandona il linguaggio criptico di sempre: “Porto a casa la vita e la pelle, perche’ per quanto riguarda tutto il resto, la mia serenità, i miei rapporti con la gente, con la stampa e con tante altre istituzioni, certamente un poco di pelle io ce l’ho lasciata”.

La platea giunta ad ascoltarlo in occasione dell’apertura della campagna elettorale di Nicola D’Agostino, capogruppo all’Ars e fedelissimo del governatore, si scalda quando Lombardo lancia il suo appello per un voto “che non consenta di rilanciare la candidatura di Berlusconi” alle Politiche. “Far vincere, ora, il centrodestra in Sicilia con qualunque candidato presidente significa rilanciare la candidatura di Berlusconi a presidente del Consiglio. Non macchiamoci di questa colpa storica. Non commettiamo questo errore”.