Con il prezzo della benzina che sfiora i due euro al litro, la bicicletta da piacevole alternativa diventa una vera e propria necessità per il trasporto cittadino. A Palermo sono sempre più numerosi i residenti che scelgono di utilizzare il mezzo più economico ed ecologico per spostarsi in centro. E il numero dei ciclisti in città crescerebbe sicuramente, se il caotico traffico palermitano non rendesse le due ruote così poco sicure per l’incolumità di chi le usa.
E si moltiplicano le manifestazioni ciclistiche, per reclamare spazi adeguati per le bici, tanto che anche il sindaco Leoluca Orlando, insieme a tutta la giunta, ha deciso di cavalcare l’onda organizzando una “biclettata” in centro per domani, domenica 30 settembre, con partenza alle 10 da Piazza Croci.
Un’iniziativa senz’altro lodevole, che si svolgerà con la collaborazione del Coordinamento Palermo Ciclabile e che, nelle intenzioni dell’amministrazione comunale, costituirà “il punto di partenza del dialogo con coloro che promuovono la mobilità ciclistica”.
E fin qui, uno ci potrebbe anche credere, nella svolta “ecologica” della città. Se non fosse per dei piccoli ma determinanti particolari che allontanano la speranza di tanti cittadini a data da destinarsi.
E’ solo di pochi giorni fa la notizia che l’Amat, a causa di un “buco” di 20 milioni di euro, sarà costretta a tagliare un gran numero di corse del già largamente inefficiente sistema di trasporto urbano. Come questo si possa conciliare con un più ampio progetto di decongestione del nostro splendido centro storico, nessuno lo immagina.
Il sindaco e la giunta, dopo la pedalata pubblica di domani, prevedono l’istituzione di “un tavolo di confronto e consultazione tramite il quale elaborare le forme di promozione, valorizzazione e tutela della bicicletta come mezzo di spostamento urbano privilegiato”.
Dopo il nonsense delle piste ciclabili realizzate sui (e, in qualche caso, al posto dei) marciapiedi – vicenda così eclatante che dopo tanti anni ancora la gente non se ne capacita – il sindaco Orlando deve avere pensato che era più ragionevole sentire le istanze di chi la bici la usa quotidianamente, e non solo per la passeggiata domenicale.
La soluzione al problema è tutto sommato semplice. Forse non facile, ma largamente nota: basta guardare come fanno gli altri, da Roma in su, e copiare le strategie che più si adattano alle esigenze e alla realtà del capoluogo siciliano.
Oltre ad una drastica limitazione del traffico veicolare (ovviamente affiancata ad un potenziamento della rete di trasporto pubblico), per incoraggiare l’uso delle due ruote ci vogliono le piste ciclabili, quelle vere, quelle a norma. Come le fanno nelle altre città europee. Non degli stretti corridoi su cui dover sforzarsi di mantenere l’equilibrio, sempre che non sopraggiunga lo sfortunato pedone costretto a dividere l’angusto spazio con il ciclista.
Per incoraggiare l’uso della bici serve un sistema di trasporti pubblici efficiente, che consenta a chi vive in periferia di raggiungere il centro in tempi ragionevoli. Solo per fare un esempio, chi abita ad Haarlem e va ogni mattina a lavorare ad Amsterdam, la bici se la porta in treno e, giunto alla stazione, si muove solo con quella.
Per incoraggiare l’uso del mezzo più ecologico, che aiuterebbe la città a liberarsi della cappa di fitto inquinamento che le aleggia intorno, servono poche decisioni coraggiose e meno biciclettate. Perché, con le sole iniziative domenicali, si rimane ciclisti della domenica.











6 commenti a "Palermo e i ciclisti della domenica
Ma servono decisioni più coraggiose"
Vorrei fae alcune considerazioni sull’argomento.
Da un sondaggio di qualche anno fa condotto in alcune scuole di Palermo per individuare i motivi per cui i palermitani non usano la bicicletta è venuto fuori, a sorpresa, che al primo posto c’è il timore (tutt’altro che ingiustificato) del furto del mezzo.
Prima ancora di fare delle (vere) piste ciclabili, dunque, si dovrebbero creare dei posteggi per bici sorvegliati. In alcune città giapponesi esistono dei depositi meccanizzati in cui un gran numero di bici vengono stipati e prelevati con un’apposita scheda.
Altra misura, il car sharing.
A Milano, dove il servizio è stato istituito, ogni 10 persone che lo provano 7 si vendono l’auto privata. E’ vero che il sistema di trasporto pubblico milanese è ben diverso da quello palermitano, ma è pure vero che il clima e le distanze sono tutte a favore della città siciliana.
Considerando che il ciclista cede, di fatto, l’uso di una porzione importante della pubblica strada (quindi anche sua) agli automobilisti (che con ciò, quindi, realizzano un risparmio di tempo e di carburante, perchè non istiutuire, il road pricing? Con il ricavato si potrebbe potenziare il sistema di trasporto pubblico e si creerebbe un deterrente all’uso idiota (scusate il termine, ma è solo per la proprietà di linguaggio…) dell’automobile.
Se con una serie di piccole misure si riuscisse a creare una massa critica di ciclisti e di pedoni (secondo alcuni sarebbe sufficiente convertire all’uso della bici il 15% degli automobilisti) capace di esercitare sui luoghi decisionali la pressione necessaria a far partire un sistema di viabilità moderno e razionale.
Per far ciò, cosi come per tantissime altre cose belle, è necessario, comunque, disattivare quel virus che sta nella nostra testa, per il quale anche le cose più normali ci sembrano impossibili da realizzare.
Vittorio
Le pressioni delle lobbyes petrolifere e dell’auto sono potenti, ma sicuramente inferiori a quella che una massa di cittadini consapevoli e decisi può esercitare dal basso.
Anche a me pare che il pezzo sia un pò ‘massimalista’. Misurare Palermo su Amsterdam in termini ciclicistici è il vero non sense. Troppo diversi clima e altimetria delle città e sopratutto mentalità dei cittadini. Per incidere su questa iniziative innovative e allegre come quella di oggi, così come le tante selle di stelle che hanno fatto vedere la città da un diverso punto di vista ad un numero sempre crescente di persone sono solo da valutare favorevolmente, magari anche conuna partecipazione attiva, piuttosto che attendere la rivoluzione dei trasporti. Una pista ciclabile domnicale è stata fatta a San Paolo del Brasile sulla centralissima avenida Paulista ed è un vero evento super-partecipato dalla gente, che non credo si sia vista apostrafare come ciclisti della domenica solo poerché ha fato quel che le condizioni consentono. Ogni figatieddu i musca fa sustanza…
Perchè poi considerare la macchina una cosa da ricchi? Non usare la macchina quando non necessario oggi è un atto di civiltà. Io non ce l’ho più e la affitto solo quando è necessario. In fin dei conti mi costa molto ma molto meno che essere proprietario di una macchina. E’ chiaro che abito in centro.
Anche quando il comune non faccia nulla, il risultato potrebbe essere che un bel po’ di gente si metta a circolare in bici… sarebbe già un buon risultato.
Purtroppo lei non condivide il mio invito al non pessimismo, cosi’ caro all’animo palermitano!!
Rassegnatevi ciclisti pedoni anziani studenti disoccupati ovvero tutti voi che non potete permettervi un’auto. Finchè la benzina non sarà roba da ricchi dovrete continuare a morire soffocati dagli scarichi delle macchine sempre che non vi ammazzano prima sulle strisce pedonali!
ovvero nulla
Naturalmente meglio avere una visione complicata delle cose invece di cominciare da poche azioni ma semplici. Invece di pensare subito a quelli che vivono ad Harlem e di comparare Palermo alle città europee, cominciamo a pensare a quelli che vivono in centro città e che per fare 100 metri prendono la macchina.
Prendete le bici per andare a lavorare o muoversi a palermo, prima di cominciare a polemizzare sulla mancanza dei trasporti che porterebbero quelli di terrasini a Palermo in bici.
E che soprattutto si educhi la gente a condividere lo spazio pubblico, che è di tutti, pedoni, macchine e bici!! Nel frattempo il comune con i pochi mezzi che ha farà quello che potrà!!