Sono un assertore pentito del numero chiuso e dei test di ammissione alle facoltà. Quando sono stati introdotti ero convinto della loro necessità. Ora ho cambiato idea. Perché la tassa per sostenerli è l’ennesimo balzello da pagare ad uno Stato che ormai tassa anche il nostro respiro. Perché dietro ai test c’è un giro, sempre gravante sui bilanci familiari, di migliaia di euro a studente per prepararsi ad affrontarli. Ma la mia crescente contrarietà guarda principalmente alla “vocazione” della aspirante matricola. Io vorrei fare il medico ma non ho saputo rispondere correttamente alle domande sull’”Imu” e sullo “spread” dei test per l’ammissione a Medicina e ripiego, se mi è andata meglio, con l’iscrizione al primo anno di Farmacia o Biologia (in genere si tenta contemporaneamente in due – tre facoltà). Ritenterò l’anno prossimo. E se non mi riesce neppure l’anno prossimo e l’altro ancora mentre intanto vado avanti in Farmacia o Biologia? Dove sta scritto che può essere intercambiabile studiare per diventare medico o farmacista o biologo? Ho conosciuto ragazzi che dalla vocazione a voler fare il medico si sono ritrovati a studiare Ingegneria e giovani intenzionati a laurearsi in Ingegneria che si sono rassegnati a laurearsi in Legge. Causa mancato superamento dei test d’accesso. E’ tutto così indifferentemente intercambiabile ed esistono gli studenti per tutte le facoltà (escluse ovviamente Fisica, Chimica e Matematica che nessuno bazzica perché troppo difficili)? Mi rifiuto di credere a questa “tuttologia” universitaria. Chissà di quanti motivati e promettenti chirurghi ci siamo privati costringendoli ad essere pessimi e demotivati avvocati o generalgenerici laureati in Scienze Politiche o Scienze delle Comunicazioni a causa di quei test su “Imu” e “spread” e su altri argomenti che nulla hanno a che vedere con la professione medica. O magari pensavi di frequentare Lettere e ti ritrovi iscritto in Psicologia perché ti è andata meglio ai test di quella facoltà.
La selezione nelle università facciamola seria e dura ma lasciamola fare allo studio delle materie curriculari ed al superamento dei conseguenti esami. E’ questione troppo importante per il futuro dei nostri giovani e per la qualità delle professioni nel nostro paese per affidare la selezione alla corsa contro il tempo di un’ora o giù di lì. A segnare con una “x” risposte a domande spesso così scriteriate e fuori tema che meriterebbero solo uno sputo in un occhio per chi se le è inventate. Per intenderci alla Totò in “Totò a colori”.











2 commenti a "Numero chiuso all’università?
Si faccia una selezione seria"
così come organizzato il test potrebbe essere incostituzionale (non lo dico io, ma il Consiglio di Stato!). Non è giusto che con un determinato punteggio si entra in un’università ed in un’altra no. Senza considerare la tipologia delle domande che vengono fatte nulla c’entrano con il corso di laurea in medicina. Quindi, sicuramente ha qualche possibilità in più di entrare chi fa ricorso, piuttosto che chi non lo fa.
http://www.infonumerochiuso.it/
Meglio tardi ke mai! A parte il sacrosanto discorso sulle tasse, c’e ancora un aspetto ke si sottovaluta e ke rende i test d’accesso un circolo vizioso: dove sta scritto ke alla mia vocazione medica (o legale o linguistica o matematica o fisica o d’altro tipo) deve corrispondere la mia conoscenza di materie ke invece è compito proprio dell’università insegnarmi? Se le sapessi già sarei un genio perkè di certo al liceo non s’imparano… Sono daccordo sul punto della tuttologia: non ci sono tuttologi ma solo ragazzi che vengono da scuole superiori.