Ormai si sa: Claudio Fava si è ritirato dalla corsa a presidente della Regione Sicilia. Non si è riuscita a trovare nessuna scappatoia a quelle regole che obbligano qualsiasi aspirante candidato (ma anche qualsiasi elettore) ad avere la residenza in un comune siciliano da almeno 45 giorni, rispetto alla data delle elezioni. Fava ce l’ha da soli 40. E tra ieri sera e oggi i partiti che sostenevano la sua candidatura, Sel, Idv in primis, le hanno pensate tutte: chi avrebbe potuto sostituire Claudio Fava?
L’ipotesi più accreditata è stata, per qualche ora, quella di un ticket con Rita Borsellino o con Fabio Giambrone, ma entrambi hanno detto “no, grazie”.
Tutto è avvenuto nel giro di poco tempo, ma alla fine si è trovata una soluzione: sarà Giovanna Marano, sindacalista della segreteria nazionale Fiom-Cgil, il candidato alla presidenza della Regione, Fava sarà il suo vice, in caso di vittoria. Lei, sindacalista di vecchia data, in Sicilia ha seguito vicende come quella della Fiat di Termini Imerese e del polo meccanico di Siracusa, ha detto: “La mia è una candidatura di servizio, porterò la mia esperienza nel sindacato, e il lavoro alla centralità che merita”.
Nel frattempo, sulla vicenda, il mondo politico siciliano si è diviso tra amarezze, qualche critica e anche molto dispiacere.
Il coordinamento regionale del Pdl, per bocca di Dore Misuraca, ha definito l’esclusione di Fava dalla competizione elettorale “una notizia che lascia l’amaro in bocca a tutti coloro che credono ancora nella democrazia rappresentativa e nella libertà di scelta degli elettori”.
Parole diverse quelle del capogruppo Pd all’Assemblea regionale, Antonello Cracolici, che avrebbe auspicato un’inversione di marcia della coalizione che sosteneva Fava: “Dopo questa vicenda surreale, – ha detto Cracolici – mi sarei aspettato che venisse ascoltato il popolo del centrosinistra che chiede unità per sconfiggere il candidato della destra: perfino il ‘destino’ ha tentato fino all’ultimo di far riunire la coalizione…”.
“Mi auguro comunque – ha aggiunto – che possa prevalere il buonsenso e si comprenda che, specie in questa situazione, non ha senso insistere sulla strada delle divisioni, perché così si rischia solo di far vincere la destra”.
Un commento alla vicenda è arrivato anche da Fabio Granata, vice coordinatore di Fli: “Mi dispiace per Fava – ha detto – poiché avrebbe dato un bel contributo al dibattito programmatico e politico. È chiaro che il suo ritiro rappresenta un assist involontario e forse determinante per Rosario Crocetta”.
Intanto, domani alle 16 scade il termine per la presentazione delle liste dei candidati, e oggi sono già stati presentati due listini che collegano otto nomi al candidato presidente della Regione: il Partito comunista dei lavoratori e il Movimento 5 Stelle sono stati i primi a consegnarli.
Insomma, con la presentazione delle liste, se quello che è successo fin’ora non fosse bastato, la campagna elettorale adesso entrerà davvero nel vivo.
Già oggi Rosario Crocetta ha parlato nuovamente di programma: riforma elettorale nei primi cento giorni. E il candidato del centro destra, Nello Musumeci, dal canto suo gli ha risposto.
“In cento giorni – ha detto Musumeci – non si può prendere atto dello stato che si trova. Bisogna essere estremamente realisti”.
”Mi sono dato cinquecento giorni, un anno e mezzo – ha continuato il leader in Sicilia de La Destra – per poter recuperare tutto quello che può essere recuperato, come la riduzione degli sprechi, razionalizzazione del personale, avviare un tavolo col governo nazionale e con Bruxelles per la rimodulazione dei fondi europei. Cento giorni non credo che sarebbero sufficienti, e gli elettori non vanno presi in giro”.











