Dove eravamo rimasti? Al postino che non bussa più tre volte, come d’uso, ma una sola volta e qualche volta nemmeno quella, con la conseguenza che l’avviso della raccomanda o assicurata viene lasciato nell’apposita casella ed all’utente non resta che andare all’ufficio postale di competenza. Quale? Se abitate a Palermo preferibilmente in via Roma, dove ha sede il maestoso Palazzo delle Poste. Inferriate, colonne, scalinata. Niente parcheggi, naturalmente.

Il titolo della storia, dunque, cambia. Non più “il postino bussa una volta e qualche volta nemmeno quella”, ma “La concessione della raccomandata”. Sequel. La seconda “puntata” richiede un intermezzo, durante il quale dobbiamo dare conto di ciò che è successo quando abbiamo dato notizia delle vicissitudini vissute in prima persona, ed anche in seconda, nel tempo del ”recapito”. Accanto agli attestati di solidarietà, nei commenti abbiamo trovato racconti dettagliati con sfortunati intrighi, e ingarbugliate vicende aventi come protagonisti il postino e, l’ufficio postale. Ma anche qualche il prezioso suggerimento: attenti, ci scriveva qualcuno, qualcosa funziona. Se non potete recarvi all’ufficio postale per ritirare la raccomandata, potete richiedere, a pagamento, che il postino torni un’altra volta con la vostra raccomandata. Un euro e mezzo, stando all’informazione ricevuta.

Ci abbiamo creduto, perché si crede sempre a tutto ciò che serve. Abbiamo analizzato accuratamente l’avviso di recapito lasciato dal postino senza trovare cenno di questa opportunità. Abbiamo letto che “è giacente un invio a lei diretto che potrà ritirare dalle ore 10,30 alle ore 16,30 del giorno successivo alla data del presente avviso”.

In corsivo, in basso, nello stessa pagina abbiamo appreso che le Poste si attengono alle “vigenti condizioni generali per l’espletamento del servizio postale universale”. Tutto molto rassicurante. Veniamo anche informati che possiamo affidare il ritiro ad una persona da noi delegati, a patto che sia “affiancato” dai nostri documenti di identità personale.

Siamo poi passati al retro dell’avviso, nel quale ci viene rammentato che “l’invio rimarrà in giacenza gratuita per i primi cinque giorni lavorativi successivi…”e che “ decorsi i cinque giorni sarà richiesto il pagamento una tantum di 0,52 euro a titolo di corrispetivo per il servizio di giacenza”.

Nessun indizio di un secondo recapito a pagamento. A questo punto affrontiamo la questione sulla rete ed entriamo nel portale di Poste italiane, dove prendiamo nota del numero verde, 9803.160. Compiliamo il numero verde ed attendiamo pazientemente 24 minuti e una manciata di secondi, fino a che l’apposita voce del call center si materializza e ci permette di chiedere l’informazione. “No, signore, si sbaglia, questo servizio non è previsto”. Grazie, rispondiamo e ci rassegniamo all’idea di recarci presso l’ufficio postale di via Roma, a Palermo.

Una volta dentro ci siamo muniti dell’apposito ticket, “lettera P”:  numero 184. Diamo uno sguardo al cartello luminoso: 134. Cinquanta destinatari di raccomandate ed assicurate prima di noi. Ma lo sportello è vuoto. Ci guardiamo attorno, ci sono quattro gatti. Un mistero. Un signore si avvicina e ci regala un prezioso ticket, che ci fa balzare avanti di trenta persone. Non è finita. Allo sportello veniamo salutati da un caro amico, che deve lasciare lo sportello perché ha un appuntamento e ci regala il suo numero:135. E’ il nostro turno.

Ci congratualiamo con noi stessi per la buona sorte, anticipando gli eventi. Dietro la vetrata c’è un giovanotto simpatico che ritira il nostro avviso e scompare. Veniamo avvicinati da un tizio con l’aria rassegnata. “Chissà quando torna”, rivela. Ed in effetti, il nostro front desk latita: cinque, dieci minuti. Poi torna al suo posto, allarga le braccia e ci rivela, sconsolato, di non avere trovato l’assicurata che ci appartiene. “Purtroppo deve tornare questo pomeriggio”, dice. “Hanno sbagliato mazzetta, non posso recarmi al piano di sotto perché non c’è alcuno che possa aiutarmi”. “Devo fare un’altra coda”, dico, di rimando, dimentico della concessione del ticket.

Non ci resta che tornare a casa. Voltiamo le spalle e stiamo per guadagnare l’uscita quando il simpatico giovanotto ci richiama. “Non c’è il nostro collega di pomeriggio, dovrà tornare domani mattina, ma non si preoccupi ci sono io…”. Un’altra coda, ribadisco. “No, non le faccio fare coda”.

Il nuovo tentativo ci costringe a ripetere il rituale: ticket e, stavolta, coda vera. Ma non c’è nessuno allo sportello, nonostante il numero in mio possesso, ancora una volta, presupporrebbe una lunga coda. Ci avviciniamo, e alziamo la mano, timidamente. Avremmo voluto ricordare la promessa che ci era stata fatta dal simpatico giovanotto. Ma la signora dietro il vetro ci redarguisce in malo modo. Non ci siamo accorti che sta lavorando e che la disturbiamo. “Aspetti il suo turno”, sibila. Tentiamo di raccontare la nostra esperienza, ma non riusciamo a dire nemmeno una parola. “Stia al suo posto”, ordina.

L’attesa è lunga, perché c’è una signora con dei pacchetti, appena arrivata, che ha il suo ticket “retrò”: dieci minuti. Quando se ne va, la signora severissima ci fa cenno che possiamo avvicinarci. Sulla lavagna luminosa i numeri sono stati tutti “bruciati” uno dopo l’altro, perché non si presenta nessuno.

Consegniamo l’avviso di raccomandata. La signora con lo sguardo incazzatissimo lascia il suo posto. Altra attesa e poi si materializza. Tiriamo un sospiro di sollievo. La delusione è cocente: la busta che l’impiegata maneggia viene prima girata e rigirata fino a che non si porta appresso l’impiegata. Dietro la vetrata non c’è nessuno e l’ufficio, nel frattempo, è abitato solo da gente incazzatissima come l’impiegata, solo che sta dall’altra parte e lamenta i tempi di espletamento del servizio da parte di chi sta dietro i vetri. “Da mezzora, dice uno, che sono qua. Una sola persona servita…”.

Ed è proprio in coda alla recriminazione dello sconosciuto che compare dietro la vetrata l’impiegata con la nostra raccomandata. “Solo io, dice, potevo trovarle questa raccomandata”.

Perché? E chi lo sa? Che cosa volete che ci importi. Siamo scappati dall’ufficio, al pensiero che la signora incazzatissima potesse farci tornare indietro per chissà quale motivo.

Fate voi il conto di quanto costa ad un cittadino questo casino. Due mezze giornate di lavoro? Non solo…