Con Giovanna Marano la Fiom-Cgil scende in politica. Sarà candidata alla Presidenza della Regione per la coalizione composta da Sel, Idv, Fds e Verdi. Sostituisce Claudio Fava, vittima di un errore procedurale. E’ il primo caso, forse il più eclatante, e conferma l’orientamento prevalente della categoria sindacale considerata ormai da tempo “area antagonista” . Lo strappo, tuttavia, non c’era mai stato, ma solo un confronto, talvolta aspro, all’interno della Cgil e fra la Cgil, molto influenzata dalla Fiom, e la parte politica sulla carta ad essa più vicina, cioè il Partito democratico, erede, in qualche misura, della tradizione comunista e cattolica di sinistra.

Che la Fiom-Cgil in Sicilia si schieri, di fatto, attraverso il suo dirigente più importante, la segretaria Giovanna Marano, peraltro portata sul palmo della mano da larga parte del sindacato, non deve perciò sorprendere. E’ una conferma di una linea politica che da tempo confligge con il Partito democratico su molte questioni: dal fisco alle pensioni, al sostegno al governo Monti.

Che il primo passo sia stato compiuto in Sicilia appare peraltro assai significativo per le implicazioni che esso può avere da qui a breve. Le elezioni siciliane, infatti, precedono di pochi mesi quelle nazionali e saggiano lo stato di salute dei partiti e gli orientamenti delle forze sociali organizzate, mondo del lavoro e dell’impresa.

Lo “strappo” siciliano, tuttavia, non era stato pianificato né previsto, almeno in tempi brevi. Tutto si è svolto in poche ore, quando l’esclusione di Claudio Fava per un banale errore temporale nella richiesta della residenza, è diventato irreversibile. Quando in seno a Sel e Idv hanno capito che non sarebbe stato possibile salvare Claudio Fava si è optato per un’alternativa. E al primo posto, fra le opzioni, c’era Rita Borsellino, la quale stavolta si è tirata indietro. A quel punto è entrata in partita Giovanna Marano, punta di diamante del sindacato, e si è scelto di non bruciare il lavoro fin qui fatto con un ticket Marano-Fava.