“Pochi giorni fa Unicredit aveva stilato una black list, poi ritirata, di enti a rischio: ne faceva parte anche la Regione. Il documento vietava l’anticipazione di somme agli imprenditori sulle fatture emesse a carico della Regione, perché l’ente non offre garanzie di solvibilità”. L’osservazione di Geraldine Pedrotti, che intervista il numero uno dell’istituto di credito in Sicilia, Roberto Bertola, non scompone il suo interlocutore. “Allo stato dei fatti noi continuiamo ad anticipare fatture. L’operatività continua, non esiste alcuna preclusione a fornire supporto alla Regione siciliana”.
Ma allora perché Unicredit in agosto inviò una circolare alle filiali siciliane di Unicredit per ordinare lo stop alle anticipazioni di fatture a carico della Regione siciliana? E Perché questa circolare suscitò vivo disappunto anche all’interno della banca? E ancora: perché funzionari di Unicredit hanno avvertito la clientela che non sarebbe stato più possibile anticipare fatture della Regione siciliana? E perché Unicredit, alle nostre domande sulla questione, sollevata dalla nostra testata, rispose in modo a dir poco sibillino?
“Non esiste alcuna preclusione in UniCredit a fornire supporto alla Regione Sicilia o ad altre Regioni”, riferì una nota ufficiale della banca. “Finanziamo e continueremo a finanziare le imprese in conformità ed entro gli spazi consentiti della normativa nazionale e con le consuete valutazioni di merito creditizio”.
Quali fossero le valutazioni di merito creditizio nel momento dato non fu possibile saperlo. Di sicuro erano valutazioni interne alla banca, non solo un richiamo alla normativa nazionale. “Le cautele della circolare interna cui si fa riferimento”, si leggeva nella nota, “si basano sui contenuti attuali della normativa sulla certificazione dei crediti verso la Pubblica Amministrazione, che prevedono limitazioni nella certificabilità dei crediti delle Regioni soggette a piano di rientro verso i settori sanitari”. E siccome la Sicilia era soggetta al piano di rientro, “le cautele della circolare”, cioè la limitazione sulle anticipazioni delle fatture, nella sostanza venivano confermate. Ora le cose sono cambiate? O non sono mai cambiate e la circolare è stata annullata o non è stata rispettata?
Si rimane in una specie di limbo, che serve a Unicredit per permettere ai suoi funzionari di assumere decisioni, chiamiamole così, impopolari verso la clientela, anche quella fidelizzata. Il problema non sarebbe costituito tanto dall’Ente erogatore, cioè la Regione siciliana, ma dall’impresa: se essa sia in grado di sopportare forti ritardi nei pagamenti. Se è così, perché non dirlo con chiarezza? Nessuno ha dubbi, infatti, sulle priorità degli istituti di credito. Non sono enti di beneficienza, ci ricordano i manager, e questo ormai lo abbiamo imparato, ma non sono nemmeno lungimiranti ed alleati dei loro clienti.
Il management, sibilava qualcuno che sta in alto tempo fa, avvista soltanto i risultati di chiusura dei bilanci per mettersi in tasca quanto più può, non investe sulla banca per la quale opera.
Possibile? Certo è che fare morire buoni clienti insieme a cattivi clienti perché la Regione ha ottemperato al rientro del debito sanitario, sarebbe difficilmente comprensibile. Ogni cliente che muore, è un affare in meno per la banca.
“A testimonianza del proprio impegno a supportare l’economia siciliana, proseguiva la nota, UniCredit ha lanciato pochi mesi fa il suo progetto UniCredit per la Sicilia, che prevede, da qui al 2015, 2 miliardi di nuovo credito per le imprese dell’Isola. In linea con tale obiettivo sono stati erogati nella prima metà dell’anno oltre 300 Milioni di nuovi finanziamenti alle imprese siciliane”. Bertola ora precisa, parlando con la giornalista di Repubblica, che “nei primi mesi di quest’anno sono stati già erogati prestiti alle imprese per 490 milioni, 310 dei quali verso lo start up e il supporto all’innovazione”.
Unicredit non sarebbe l’angelo sterminatore, ma una specie di San Michele Arcangelo. E nessuno se ne sarebbe accorto. Perché mai, dunque, 208 milioni di euro, facenti parte di due fondi di partecipazione (Regione-Bei), a favore dell’innovazione e dello start up per le imprese in Sicilia, sono rimasti nei cassetti degli intermediari finanziari, tra i quali c’è proprio Unicredit?











2 commenti a "Regione fuori dalla
black list. Ma non troppo"
Dobbiamo essere fiduciosi nei confronti di questo nuovo player bancario in Sicilia, la nostra isola è una occasione unica oggi più che mai nel Mediterraneo e soltanto Unicredit la potrà (se lo vorrà) sfruttare appieno. Sia dal punto di vista turistico, che commerciale, ma anche industriale (l’isola produce petrolio se non sbaglio!), nonchè dal punto di vista artistico e culturale, insomma c’è un patrimonio immenso che aspetta di essere messo a reddito. E’ mai possibile che una Signora Banca come Unicredito non colga unitamente ai siciliani questa opportunità?
cercano di giustificare l’ingiustificabile, la mia azienda gia’ (da oltre 20 anni) sicilcassa banco di sicilia oggi unicredit, prima ci ha ridotto i fidi prentendendo garazia conzorzio fidi, poi di punto in bianco nelmomento incui cerchiamo di rilanciare l’attivita’ (prevalente conenti pubblici) ci chiude i rubinetti, e non solo non cianticipa piu fatture maaddirittura cichiede di rintrare nei fidi…!