di Silvia Andretti -

Un ordinario martedì di settembre alla disperata ricerca di una pizza nel giorno di chiusura di gran parte dei locali. Troviamo una pizzeria dall’arredamento kitsch nel cuore di un quartiere popolare di Palermo proprio nel momento del debutto televisivo della terza serie di “L’onore e il rispetto”. Ed è così che, improvvisamente, ci ricordiamo del motivo per cui abbiamo definitivamente spento la televisione 15 anni or sono. Un gap temporale tutto sommato colmabile: non sembra ci sia stata una particolare evoluzione della qualità dell’offerta televisiva nel frattempo. Ma chi, colpevolmente, non mai sentito parlare della fiction con Gabriel Garko, da una visione repentina e superficiale ricava un’impressione a dir poco sconcertante.

Giusto il tempo della preparazione della pizza è sufficiente per catapultarci in un mondo spietato costellato di personaggi rosi da un desiderio di vendetta per qualcosa che (presumbilmente) è accaduto loro nelle puntate precedenti. L’affascinante madre dell’adolescente assassinata, il bel tenebroso che le piomba in casa puntandole una pistola in faccia, l’uomo a cui recapitano la testa del figlio decapitato (le generalità del morto le apprendiamo dalla proprietaria della pizzeria), la figlia ribelle del notabile e sua cugina pazza.

Insomma, ci sono tutti gli ingredienti per un bel polpettone televisivo, insieme a una montagna di luoghi comuni sulla Sicilia e i suoi abitanti e a dialoghi talvolta esasperati e colmi di imprecazioni. Un “minchia” ogni dieci secondi, per intenderci, come a suggello della “sicilianità” dei personaggi. Teniamo per noi le considerazioni sulla capacità interpretativa di alcuni attori, non essendo del mestiere, ma tiriamo un sospiro di sollievo quando la nostra pizza è pronta e possiamo finalmente congedarci. Pazienza, non sapremo mai come va a finire.

La mattina successiva scopriamo che, piuttosto che offendere e indignare i siciliani, la serie televisiva è argomento del giorno nei cortili del centro storico del capoluogo. I ragazzini giocano a fare Garko e le ragazzine si immedesimano in chiunque sia la protagonista femminile. Un grande successo per la fiction di Canale 5 che appassiona milioni di telespettatori e che perpetra un’immagine violenta e medievale della cultura siciliana. L’unica immagine, sembra, che sia ammessa in prima serata su certi schermi.