Che fine hanno fatto 208 milioni di euro che la Bei e la Regione siciliana avevano messo a disposizione delle imprese per investimenti sulle innovazioni? Chi li tiene in banca e perché? E quanto ci hanno guadagnato coloro che dispongono delle risorse dal 2009 ad oggi?
Queste domande finora finora non hanno avuto risposte.
L’unica certezza è che sono nelle mani delle banche – gli intermediari finanziari. Il meccanismo di erogazione del finanziamento si è inceppato, presenta criticità gravi. Che significa? Le regole sono state fatte male. Si sarebbe dovuto prevedere per tempo che non funzionavano? Sicuramente sì, ma la preoccupazione del flop non l’hanno avuta.
Con grande scorno per le imprese siciliane, che avrebbero dovuto avere accesso ad un robusto prestito, fino a 400 mila euro con un tasso agevolato. Il 40 per cento delle risorse, conferite attraversi i fondi europei, non sarebbero state gravate di alcun interesse.
Tutto si trova nelle mani degli intermediari finanziari, cui compete di istruire le pratiche e decidere se concedere o meno il prestito. La valutazioni sono le banche a farle, seguendo i consueti canali e le consuete norme. Ricordate il caso Unicredit? Dall’oggi al domani, attraverso automatismi gestionali preconfezionati, è stato deciso che le Regioni in ritardo sul rientro del debito sanitario sono stati messi dietro la lavagna. Rating negativo, in punizione. Con la conseguenza che a pagare sono le imprese siciliane, quelle meno robuste, non possono scontare le fatture della Regione siciliana.
Non cambia niente, insomma. Il coltello dalla parte del manico ce l’hanno loro. Ed è questa la ragione per la quale le criticità avvistate per spiegare il flop, sono macigni irremovibili.
La storia, a questo punto. Le iniziative Jessica (e Jeremie) in Sicilia sono state formalmente avviate il 19 novembre 2009, con la sottoscrizione di due accordi di finanziamento tra la Bei (o Fei, che agisce per la Bei) e la Regione siciliana, avente per oggetto la creazione del Fondo di partecipazione, affidato alla gestione ed amministrazione della Bei, operante attraverso intermediari finanziari. Il Fondo JEREMIE è dedicato al sostegno finanziario, con vari strumenti, delle piccole e medie imprese (PMI) dell’Isola e al microcredito, per un ammontare complessivo di 60 milioni di euro. Una bella somma, dunque: 148 più 60 fanno 208 milioni di euro.
Alla costituzione dei due Fondi la Regione ha contribuito con parte delle risorse finanziarie afferenti a quattro Assi prioritari (Ferse e Por-fers), per un totale di circa 148 milioni di euro.
In una nota riepilogativa dell’attività Bei per il Fondo, si apprende che esso agisce attraverso Accordi operativi, denominati Fondo di rigenerazione Urbana Sicilia e Fondo Jessica Sicilia. Ebbene, la nota ufficiale lamenta che “nonostante l’analisi di 104 progetti svolta dal FSU Multisettoriale (Fondo di rigenerazione Urbana Sicilia) abbia evidenziato alcuni progetti interessanti e validi per uno sviluppo futuro, purtroppo nessuno di questi ha dimostrato di avere caratteristiche di ammissibilità immediata all’iniziativa Jessica”.
Soltanto quattro progetti, precisa la nota, sono supportati da un progetto esecutivo, “mentre la maggior parte ha un livello dim progettazione comunque ritenuto non coerente con i vincoli temporali di Jessica posti nella programmazione 2007-2012”.
Altra criticità? La “bancabilità”. I progetti “sono improntati alla logica dei contributi a fondo perduto, non presentando elementi operativi e finanziari che supportino la restituzione dei capitali in essi investiti”. Che significa? Mancano le garanzie consuete, né più né meno.
Sul FSU energia c’è qualche spiraglio. Su 70 iniziative sono stati individuati 18 progetti di potenziale interesse”. Oh, però. Certo, c’è un però. “Il FSU energia ritiene che gli stessi progetti sarebbero meglio sviluppati in forma di partenariato pubblico-privato, onde garantire la robustezza economico-fimanziaria richiesta dall’iniziativa Jessica”. Dove li trova la parte pubblica i soldi per co-finanziare?
La presa per i fondelli è di drammatica evidenza. Risultato: i soldi restano in banca e non c’è verso di smuoverli. Non è che siano inutilizzati, sono virtualmente spendibili. Nel senso che potrebbero regalare grosse soddisfazioni al managment degli intermediari finanziari, o più in alto, grazie a operazioni ben più remunerative del Jessica.
La questione fu affrontata dall’assessorato all’Economia della Regone siciliana, che aveva provveduto alla costituzione del Fondo Jessica e delll’altro Fondo, Jeremie, che presentava le stesse criticità del Fondo Jessica. “Non è chiaramente indicato il tasso di interesse praticato sulla quota del prestito e l’intermediario finanziario non ha pienamente ottemperato agli obblighi in materia di pubblicità del prodotto…”, lamentava l’assessorato in maggio del corrente anno. Ed otteneva una risposta sufficientemente chiara della European Investiment Found (la Bei), nella quale tra l’altro si legge che l’intermediario finanziario, la Bnl, è stato “esortato a rendere più trasparente il range di tasso orientativo applicato alle PMI” ed a tenere conto “della porzione di co-finanziamento Jeremie a tasso zero”.











6 commenti a "Fondo Jeremie: dove sono i 208 milioni per le imprese siciliane?"
Scusate ma se i finanziamenti non sono erogati per la finalità esposta e cioè per gli aiuti alle imprese siciliane non dovrebbero tornare a Bruxelles??
Inoltre se tali fondi sono “bloccati” e dunque non disponibili… che ne dice la Regione al riguardo? e come fanno le imprese che necessitano di questa fonte finanziaria per crescere?
Fate qualcosa!
Mi riferisco alla società costituita per finanziare iniziati nell’ambito delle Aree Urrbane denominata “Fondo di Rigenerazione Urbana srl”….Ci sono porti, aeroporti turistici, strutture turistiche, campi di golf da realizzare in partenariato con il territorio, patrimoni culturali da valorizzare della Sicilia …come fanno questi progetti a non essere bancabili?….forse i signori che gestiscono per conto della Bei i fondi della Sicilia pretendono la fideiusssioni dalla Regione tramite l’Irfis? Se alcuni progetti non sono cantierabili….gli strepitori e straneiri!) gestori del Fonfo per le Aree Urbane perchè non promuovono una cabina di regia con la Regione per realizzare un canale privilegiato per velocizzare la concessioni/autorizzazioni? Forse non c’è la volonta oppure parte di tale stasi è dovuto a soggetti intermediari che non stanno sul territorio, che hanno altro da fare e stanno troppo lontano del territorio per interessarsi della Sicilia…..
Mi riferisco alla società costituita per finanziare iniziati nell’ambito delle Aree Urrbane denominata “Fondo di Rigenerazione Urbana srl”….Ci sono porti, aeroporti turistici, strutture turistiche, campi di golf da realizzare in partenariato con il territorio, patrimoni culturali da valorizzare della Sicilia …come fanno questi a non essere bancabili?….forse i signori che gestiscono per conto della Bei i fondi della Sicilia pretendono la fideiusssioni dalla Regione tramite l’Irfis? Se alcuni progetti non sono cantierabili….gli strepitori e straneiri!) gestori del Fonfo per le Aree Urbane perchè promuovono una cabina di regia con la Regione per realizzare un canale privilegiato per velocizzare la concessioni/autorizzazioni? Forse non c’è la volonta oppure parte di tale stasi è dovuto a soggetti intermediari che non stanno sul territorio, che hanno altro da fare e stanno troppo lontano del territorio per interessarsi della Sicilia…..
Qualcuno si è chiesto come mai gli unici fondi europei realmente sbloccati da Lombardo siano giusto quelli finiti nelle grinfie delle banche, mentre tutti gli altri sono, alla fine, rimasti impelagati nelle solite pastoie burocratiche?
E’ quanto meno singolare che, trattandosi di operazioni di cofinanziamento tra Regione e Comunità Europea, siano stati reperiti soltanto i soldi per accedere ai fondi comunitari per lo sviluppo, che sarebbero stati poi gestiti dalle banche. No?
L’ennesimo esempio dei tanti tradimenti che questo nuovo Giuda degli autonomisti siciliani ha portato a compimento, nascondendolo per bene dietro la scuse degli aiuti all’economia siciliana in difficoltà.
Che schifo.
a quando una banca Siciliana =?=??
come al solito piove sul bagnato….
fin quando hanno tutto in mano nelle banche e che nel loro stesso interesse fare lavorare la clientela… invece si conservano meglio altrove…. già con i btp al circa 6% … una manna