Francesco Cangialosi, Filippo Tornambè e Sergio Augi, ex vice segretario generale vicario il primo, direttori di servizio gli altri due, dell’Assemblea regionale siciliana, si sono rivolti al giudice per chiedere l’ottemperanza della sentenza pronunciata in giugno dal Consiglio di giustizia amministrativa, che aveva accolto il loro ricorso contro il provvedimento di pensionamento anticipato assunto dal Consiglio di Presidenza. Cangialosi, Augi e Tornambè, infatti, non sono stati riammessi in servizio, dall’Assemblea. La riammissione in servizio potrebbe richiedere la ricostituzione dell’organigramma del vertice dell’Assemblea, perché in seguito al pensionamento anticipato furono nominati altri funzionari negli incarichi svolti dai funzionari mandati in pensione e modificato il regolamento del personale.

Il Consiglio di Giustizia amministrativa della regione siciliana accolse il ricorso ribaltando la sentenza di primo grado pronunciata dal tribunale amministrativo di Palermo. Per effetto della decisione del Cg il vice segretario generale vicario, Cangialosi, e i due direttori dell’Ars, Tornambè e Augi, vengono riammessi in servizio.

I tre funzionari furono messi in quiescenza con un provvedimento del consiglio di presidenza dell’Assemblea, senza che gli interessati avessero avuto sentore del provvedimento e provocò perciò grande sorpresa. Il vice segretario generale Cangialosi, in particolare, venne a conoscenza di essere stato posto fuori servizio dopo avere partecipato ad una seduta del consiglio di presidenza nella quale non gli venne anticipato alcunchè. Sia per le modalità con le quali il provvedimento venne assunto, sia per il merito – non si era mai verificato un episodio simile a Palazzo dei Normanni –  la decisione fu accolta con disappunto e provocò il ricorso degli interessati.

La decisione del Consiglio di presidenza dell’Assemblea regionale, secondo i giudici del Consiglio di giustizia amministrativa della Regione siciliana, pecca di “manifesta illogicità” e “rivela la vera natura dell’intervento, volto ad attuare simulatamente, una sorta di spoils system  in danno dei soli appellanti”.

Le motivazioni addotte, scrivono i giudici (Paolo Turco, presidente; Guido Salemi, Gabriele Carlotti – estensore-, Pietro Ciani ed Alessandro Corbino componenti) non stanno in piedi. Nel provvedimento di pensionamento anticipato, infatti, si fa riferimento alla necessità di un “avvicendamento generazionale”, della “fondamentale esigenza di contenere la spesa per il personale”. Il Consiglio di Presidenza spiegò che la limitazione era dovuta al fatto che non si volesse “arrecare pregiudizio alla funzionalità dell’amministrazione”

Se non volevate arrecare pregiudizio all’amministrazione avreste dovuto decidere ben altro, sostengono i magistrati amministrativi di ultima istanza. La voglia di risparmiare, secondo i giudici, l’Ars non l’aveva per niente. Ha cercato di fare spazio al vertice.