Per la prima volta l’Assemblea regionale siciliana subisce un pignoramento che blocca le risorse destinate agli stipendi. Il giudice ha concesso l’esecuzione ad un atto ingiuntivo proposto da ottanta dipendenti dell’Assemblea per una somma di venti milioni di euro, attraverso il loro avvocato. I dipendenti avevano fatto ricorso contro l’amministrazione, contestando la ricostruzione della carriera “di seconda fascia” ed in primo grado il giudice del lavoro ha dato loro ragione.
Poiché le decisioni di primo grado hanno valore esecutivo e devono essere immediatamente onorate, l’avvocato dei ricorrenti ha proposto l’atto ingiuntivo e, successivamente, ha chiesto il pignoramento cautelativo.
La conseguenza è che il personale dell’Assemblea non potrà ricevere lo stipendio e coloro che sono in trattamento di quiescenza, non potranno ricevere la pensione.
Anche i ricorrenti, dunque, subiranno il ritardo nel pagamento dello stipendio, paradossalmente.
Si sono salvati, invece, i deputati che hanno ricevuto i loro compensi regolarmente perché erano stati liquidati prima che pervenisse il decreto di esecuzione della sentenza. In passato un ritardo, provocato dalla mancanza di liquidità, li aveva “penalizzati”, provocando una irritata reazione dei parlamentari regionali.
Stavolta i conti in rosso non c’entrano niente. Il pignoramento è la conseguenza di una conflittualità interna che ha toccato di recente livelli inconsueti. Appena quindici giorni fa, infatti, larga parte del personale Ars aveva incrociato le braccia per due ore per protestare contro l’espletamento di un concorso interno, che non è stato condiviso dalle organizzazioni sindacali.













2 commenti a "Niente stipendi,
il giudice pignora l’Assemblea"
Giudice superficiale per hé sconosce la impignorabilità deglle retribuzioni e amministrazione poco attenta per rilevare il vizio
Un altro splendido risultato dell’impeccabile amministrazione Cascio all’ARS.