di Chiara Billitteri -

Il caso Speziale

“Ritiro la mia candidatura per evitare imbarazzo al mio partito”. Così Lillo Speziale, deputato uscente del Pd all’Assemblea regionale e presidente della commissione Antimafia, ha commentato la sua decisione di rinunciare alla corsa per l’imminente rinnovo dell’Ars. Dura da qualche giorno, ormai, la polemica sulla nuova candidatura del presidente dell’Antimafia regionale, arrivato alla sua terza legislatura: se si fosse ricandidato avrebbe superato il limite di tre mandati. Ma “lo statuto del Pd prevede una deroga al divieto di andare oltre ai 15 anni di mandato”, ha commentato Speziale, e oggi la direzione regionale del partito avrebbe dovuto votare anche su questo. Abbandonata l’idea di una candidatura a livello regionale, nell’aria ci sarebbe però l’idea di presentarsi alle prossime elezioni politiche.

Le liste

Nulla di fatto sulla definizione delle liste del partito nelle 9 province e sulla formazione del ‘listino’ del presidente. Approvata la relazione del segretario regionale del Partito Democratico, Giuseppe Lupo, la direzione si è chiusa, sostanzialmente, con un rinvio: nonostante l’imminente scadenza dei termini, è ancora buio sulla composizione delle liste provinciali di Palermo, Catania e Caltanissetta.

Il dissenso

Ma il caso più  eclatante della giornata, forse, è stata la decisione di tre componenti della Direzione regionale del Pd di appoggiare ‘l’avversario’: il candidato di Sel, Fds e Idv, Claudio Fava. I tre, Mariangela Di Gangi, Manfredi Lombardo e Sergio Petrona Baviera, si direbbe siano espressione di quell’area del partito che non ha digerito la scelta dell’alleanza con l’Udc di Pierferdinando Casini. E infatti hanno commentato così: “Scegliere compagni di viaggio che hanno una forte riconoscibilità e che noi stessi abbiamo definito fino a poco tempo fa come autori e complici dello sfascio nella nostra regione, non corrisponde alla nostra idea di cambiamento. Ritrovarci a combattere una battaglia al fianco di coloro che abbiamo sempre combattuto, non ci pare un buon presupposto per costruire l’alternativa”.

Non si placano le polemiche sui bilanci.

Claudio Fava ha chiede chiarezza, e non la smette di attaccare gli altri candidati alla presidenza della Regione: ”Raffaele Lombardo dica come ha speso mezzo milione di euro di fondi riservati, e dica il suo candidato Miccichè con quale faccia tosta intende adesso chiedere il voto ai siciliani. Ce lo dicano anche Crocetta e gli altri dirigenti del Pd che hanno irresponsabilmente sostenuto il governo Lombardo. Alla follia dei 12 milioni l’anno offerti dall’Ars ai gruppi parlamentari si somma adesso la beffa di questi 500 mila euro che il presidente Lombardo ha speso in un solo anno senza alcun obbligo di rendicontazione”.

La replica di Gianfranco Miccichè, leader di Grande Sud.

“C’è chi si limita solo alle provocazioni o agli annunci – ha dichiarato l’ex sottosegretario – e c’è, invece, chi ha dimostrato di essere in grado di fare”. Parla di sé. E infatti continua: “da Presidente della Regione siciliana farò esattamente quello che ho fatto quando ho ricoperto l’incarico di presidente dell’Ars: rendicontare tutti i fondi a disposizione del Presidente, fino all’ultimo centesimo”.