La legge elettorale “cambiera’, ne  sono abbastanza sicuro ma il problema è che sono tutti abbastanza  matti. Sembra che si preferisca aspettare il risultato delle  elezioni regionali siciliane, almeno questo e’ il vento che sento  tirare”.  Francesco Rutelli l’ha detto, finalmente. Finora si  sono mimetizzati tutti quanti, a cominciare da Silvio Berlusconi che tiene tutti sulla corda, anche i suoi, proprio le ragioni che ha spiegato Rutelli.

L’ex premier, tra l’altro, ha un motivo in più rispetto agli altri per aspettare il risultato siciliano (l’abbiamo scritto più volte) . Nel Pdl le cose si sono messe male, anzi, malissimo e dal risultato elettorale della Sicilia potrebbe arrivare una boccata d’ossigeno, anche se il centrodestra perde, perché si tratterebbe in ogni caso di un insuccesso sul filo di lana.  Una sconfitta mortificante e dannosa è assai improbabile, perché il candidato del centrodestra, Nello Musumeci, pur avendo fatto parte del governo Berlusconi, negli ultimi giorni, giusto in tempo per godersi la disfatta, non ha avuto le mani in pasta come gli altri.

Se il centrodestra dovesse farcela, il candidato di Storace, cioè Musumeci, verrebbe “annesso” alle legioni del Cavaliere e diverrebbe il grimaldello per fermare la deriva pdiellina e risalire la china. A patto che la nuova legge elettorale  concorra al raggiungimento del risultato positivo.

Per fabbricare quella giusta, tuttavia, ci vuole una intesa con l’Udc, cui il Cavaliere sarebbe intenzionato a regalare una legge vicina ai bisogni dei centristi (proporzionale alla tedesca). Ciò può avvenire ad una condizione, che l’asse Pd-Udc, impegnato a sostenere la candidatura di Rosario Crocetta venga sconfitto.

 Ai siciliani, dunque, spetta il compito di pilotare il passaggio dalla seconda alla terza Repubblica. O  di tornare indietro.