Nel 2011 al Senato sono stati presentati alcuni ordini del giorno che obbligavano i gruppi parlamentari al rendiconto annuale dei contributi ricevuti, ma sono stati tutti respinti. Erano, tra l’altro, frutto di iniziative personali. Non c’era il gruppo “dietro”, non solo mancava la maggioranza e che finissero in archivio era scontato. Perfino Lusi, il tesoriere della Margherita che si è fatto i bagni con i soldi del partito che non c’era più, ne ha presentato uno scritto di suo pugno, schierandosi a favore della trasparenza. Figuriamoci quanta determinazione esprimevano quelle iniziative parlamentari.
Eppure in Sicilia non c’è stato nemmeno questo. Nessun deputato regionale ha presentato ordini del giorno o si è preso la briga di sollevare la questione. Niente di niente. C’è stato un deputato, Giovanni Barbagallo, Pd, che si è battuto per il taglio delle indennità ai deputati regionali che ricoprono incarichi di lavoro nelle commissioni legislative e speciali, senza fortuna, ma questo non ha niente a che vedere con la trasparenza ed i rendiconti. Le cose stanno bene come stanno.
I contributi ai gruppi ammontano a dodici milioni di euro, cui vanno aggiunti i cosiddetti rimborsi ai deputati per l’attività politica, rigorosamente forfettari e senza controllo.
L’Assemblea regionale spende meno che la Regione Lazio alla voce “contributi” ai gruppi parlamentari, ma spende un sacco di soldi per il personale assegnato ai gruppi parlamentari, che viene pagato direttamente dall’amministrazione del parlamento regionale, contrariamente a quanto avviene altrove.
Fino ad una decina di anni fa i contributi ai gruppi parlamentari erano giustificati dalla necessità di retribuire il personale interno ed erano, tutto sommato, giustificati. Poi, all’indomani della bocciatura del finanziamento ai partiti, arrivò la “ritorsione”: cancellato il finanziamento, arrivarono i rimborsi elettorali e, successivamente, i contributi ai gruppi parlamentari e consiliare nelle assemblee legislative regionali.
In Sicilia si alzò l’ingegno e si fece di più: il personale di fiducia dei gruppi parlamentari passò alla gestione dell’Assemblea, ma solo per le retribuzioni. Nessun rapporto di dipendenza, qualcosa di mezzo, né carne né pesce per evitare che avessero le stesse retribuzioni del personale interno. In questo modo, di fatto, lasciando intatta l’entità del contributo, di fatto si ottenne un incremento occulto del finanziamento.
Pare che questa drittata siciliana sia stata seguita altrove, ma la primogenitura tocca a Palermo, su questo non si discute.











4 commenti a "Aumentare contributi ai gruppi
senza toccare nulla"
CHE SCHIIIIIIIIIIFOOOOOOOOO!!!!!!!!!!! SICILIIIIANI CI VOGLIAMO SVEGLIARE.. PORCA PUTTANA. MANDIAMOLI TUTTI A CASA QUESTI POLITICI CHE DA ANNI E ANNI PENSANO SOLTANTO AI LORO INTERESSI. DAI AIUTIAMO I GIOVANI E LE NUOVE PROPOSTE PURCHE? ALLE LORO SPALLE NON CI SIANO I LADRONI POLITICI.
ieri ho chiesto a due amici: chi voti? Entrambi senza esitazioni: il Sognatore (nome di fantasia). Uno perchè ha ricevuto un favore, l’altro perhè spera di ottenerlo. Poi hanno aggiunto che tanto sono sempre gli stessi e tanto non cambia niente e tanto….Poi mi hanno chiesto: Perchè… alla fine tu per chi voti? Ci sto pensando. Prima bastava turasi il naso. Ora è peggio. Domano ai lettori: Voi come vi regolate?
il risanamento che è stato affidato a Monti è solo apparente, è inutile che Monti aumenta le tasse per risanare il bilancio, con questa classe politica (democratica) non ce la può fare mai a risanare il bilancio, questa massa di lapardei hanno saccheggiato e continuano a saccheggiare e a succhiare il sangue a noi poveri idioti !
pure qui volete applicare la trasparenza….?Non è meglio applicarla ai vestiti della minetti?