Ci piove sul bagnato. O, se volete, “ad albero caduto, accetta, accetta!”, come dice il poeta. E domani, per dirla tutta, non sarà un altro giorno uguale ai precedenti, perché la Regione siciliana perde 25 milioni di euro, a causa del crack di Cape Regione siciliana, il primo fondo di private equity italiano interamente dedicato ad investimenti in aziende siciliane. Altri venticinque milioni circa ci rimettono i privati che, come la Regione Siciliana, aderirono al Fondo promosso dall’agrigentino Simone Cimino, manager in gran spolvero negli ambienti finanziari e ammanicatissimo nel mondo politico siciliano.

La liquidazione di Cape Regione Siciliana è l’ultima mazzata sui malconci conti pubblici isolani, che hanno dovuto subire altre disavventure, di cui pagano lo scotto, come il pagamento dei 39 milioni di euro l’anno per la locazione di immobili venduti dalla regione  al Fondo immobiliare partecipato dalla Regione siciliana con una quota di minoranza e gestito dal gotha della finanza privata italiana.

Il biennio 2006-2007 perciò non sarà ricordato nei libri di storia come il tempo della Regione imprenditrice: i morti ed i feriti di questa stagione audace non si contano più e si sommano ai “lutti” provocati dalla inspiegabile scomparsa di due istituti di credito pubblico, il Banco di Sicilia e la cassa di Risparmio delle province siciliane, inghiottiti dalle banche private, fino agli anni settantaa sedevano protagonisti del credito, nonostante il pesante fardello degli ammanicamenti con la politica siciliana e i suoi protetti.

“Bisognava aspettare che un mago siciliano del private equity, l’agrigentino Simone Cimino, fondatore del gruppo Cape, facesse fortuna nella finanza milanese per vedere l’arrivo nell’Isola del primo fondo italiano di private equity a capitale misto”, annunciava con straripante entusiasmo la rivista patinata più à la page dell’Isola, “I love Sicilia”.  “L’attrazione degli investimenti non è stata mai il nostro forte”, osservava diligentemente il periodico. “Ma al momento c’è la fila dietro la porta di un nuovo staff finanziario che rappresenta la prima e immediata speranza concreta per chi ritenga utile un socio temporaneo di capitali con cui tentare persino la scalata di Piazza Affari”.

“Il nuovo soggetto”, anticipava “I Love Sicilia”, “sta per diventare la prima vera agenzia di attrazione di investimenti esteri in Sicilia. E’ imminente la registrazione, da parte della Banca d’Italia, della Sgr che gestisce il fondo “Cape Regione Siciliana”, partecipato con 14,4 milioni dalla Regione, finalizzato a sostenere processi di sviluppo di aziende medio-grandi dell’Isola fino alla loro quotazione in Borsa ed al successivo ingresso di nuovi soci. Il Fondo chiuso avrà una forza di 70 milioni di euro”.

Nasceva così, con rulli di tambuti Cape regione Siciliana, per il 51 per cento partecipato da Cape Live (a sua volta partecipato da Cape Nexitis, capitali francesi). Un futuro roseo: “E’previsto”, avvertiva festante I Love Sicilia, che vengano riconosciuti agli investitori sottoscrittori del fondo chiuso rendimenti minimo dell’8 per cento e al team del fondo, al termine degli investimenti, un margine del 20,8 per cento sul capital gain complessivo….

Che volete più dalla vita, insomma? “Le tappe di Cape Regione siciliana saranno bruciate rapidamente”. Fatevi avanti e sarà bengodi. Il governo regionale, presieduto da Totò Cuffaro, i suoi assessori, dirigenti regionali, fiutarono l’affarone. L’Assemblea regionale approvò e permise che la Regione siciliana partecipasse alla nuova avventura.

Simone Cimino, il deus ex machina del Fondo, spiegò che l’idea del Fondo nasceva da una fortunata combinazione di fattori, uno dei quali, “i natali siciliani”.  E di ciò non c’è alcun motivo di dubitarne. “Nel 2001 avevo seguito progetti di delocalizzazione sull’isola di imprenditori del nord, curandone gli investimenti industriali”, ricorda Cimino, puntigliosamente. “Fu un successo e compresi che era possibile fare business in Sicilia”. Non si sbagliava. “Nel 2005”, spiega, “partecipai ad un Bando di selezione promosso dalla Regione per la scelta di un investitore di Private Equity nazionale o internazionale che aiutasse per la costituzione di un Fondo di 30 milioni di euro”.

Immaginate la gioia del Presidente della Regione, Cuffaro, nell’aprendere che il suo advisor sarebbe stato un manager che parlava il suo dialetto.

Saranno 17 gli investitori del fondo Cape Regione siciliana con un capitale nominale di 52,050 milioni di euro, di cui il 56% versato. La Regione siciliana con un investimento disponibile è tra i maggiori investitori con 14,4 milioni iniziali (circa 8 milioni quelli versati), Cape Live con 11,7 mln, il Banco di Sicilia/Unicredit con 10 mln e il Fondo europeo per gli investimenti con 6,4 mln.

In cinque anni il fondo investe nel capitale di sette societa’, una delle quali è la T-link, una compagnia di navigazione per il trasporto marittimo di merci e passeggeri che dall’aprile al dicembre 2009 avrebbe prodotto tra i 12 e i 14 milioni di perdite, utilizzando, oltretutto, due navi prese a noleggio per garantire il servizio di trasporto lungo il Tirreno.

Il 4 Maggio 2011 la T-Link a due anni esatti dall’avvio della linea, “forzata dal contesto economico e di mercato,  è costretta a sospendere l’operatività” e esce dal mercato del cabotaggio marittimo italiano sulla rotta che collega la Liguria (nello specifico il porto di Voltri) con la Sicilia (Termini Imerese).

Un errore di valutazione? Informazioni sbagliate? Amicizie sbagliate? L’amministratore dfella compagnia è Salvatore Errante Parrino, commercialista e componente del collegio di difesa dell’imprenditore Michele Aiello coinvolto nel processo contro Totò Cuffaro. Una semplice coincidenza? La politica di investimento del fondo Cape Regione Siciliana”, prometteva Cape Regione siciliana nell’atto di nascita, “sarà in prevalenza orientata verso società di successo, o con elevato potenziale… Le opportunità di investimento sono selezionate in funzione delle aspettative di incremento di redditività e di creazione di valore ragionevolmente attese…”

E allora?

Mistero.

L’immagine di Simone Cimino non viene però scalfita da questo episodio ed altre disavventure di carattere giudiziario, tanto da permettere al manager agrigentino di esercitare un ruolo di primissimo piano nel progetto di salvataggio dello stabilimento di Termini Imerese. Cimino, infatti, propone, ottenendo credito, di sostituire le vetture Fiat con autovetture ad energia solare prodotte da una sua azienda partecipata da una industria automobilistica indiana. E, probabilmente, sarebbe riuscito nell’intento se non fosse finito in bancarotta. La Cape Natixis, società di gestione del risparmio fondata da Simone Cimino, e capogruppo in Cape Live, “socia” della Regione siciliana,  subisce l’amministrazione straordinaria da parte del ministero dell’Economia su proposta della Banca d’Italia  con parere favorevole di Consob “per gravi irregolarità nella governance e nel rispetto delle procedure di compliance e della normativa antiriciclaggio”. In giugno dello scorso anno, il “mago della finanza “, protagonista del fondo Cape Regione siciliana di private equity, viene arrestato “per manipolazione informativa del mercato e ostacolo all’attività di vigilanza”.

Ls Cape Regione siciliana Sgr Spa subisce una accurata ispezione da parte dell’organi di vigilanza e nel mese di luglio il nuovo consiglio di amministrazione di Cape regione Siciliana, nominato dalla Regione, decide la sospensione degli investimenti.

Oggi il Fondo è in liquidazione, alla Regione non resta che leccarsi le ferite. Un privilegio che spetta solo a chi ci rimette l’osso della testa con un in vestimento sbagliato. O sfortunato.