Il postino bussa tre volte. Fino a qualche tempo fa era una delle poche certezze concesse agli utenti del servizio postale. Si poteva dubitare di tutto, o quasi, meno che della perseveranza, morigerata, del postino che ha il compito di consegnare lettere, cartoline e stampe ai destinatari. Quando il battaglio fu sostituito dai citofoni, il “principio”rimase inalterato, invece che i tre colpi del battaglio, altrettanti tentativi “citofonici”.

Tutto questo appartiene ormai all’era glaciale, perché da alcuni anni a questa parte le Poste italiane hanno cambiato mestiere, si occupano di depositi bancari, gadget ed altri beni di consumo ed hanno lasciato ai margini le vecchie ragioni del servizio, che sono quelle – per non dimenticarcelo – di consegnare le lettere spedite con tanto di francobollo.

 La distribuzione viene effettuata nelle città quartieri, strade con il ritmo che viene consentito dall’organico dei postini. Quando c’è penuria di postini, la frequenza si allenta e talvolta il postino passa una volta la settimana.

Non è tutto, naturalmente. Alcuni servizi, come lo smistamento, sono stati appaltati o subappaltati, sicché la lettera viaggia in lungo e in  largo, compiendo itinerari assurdi prima di arrivare a destinazione. Magari capita che il recapito, a due passi dalla spedizione, arrivi ad un centro di smistamento, dopo avere fatto un giro “viziosissimo”, per tornare nei paraggi del luogo di partenza.

In questo tragitto, lungo e laborioso, succede che si dia scarsa importanza perfino al francobollo, che non viene nemmeno annullato e può essere benissimo riusato, ove si abbia  voglia di farlo. Affari loro, direte. Fino a un certo punto, visto che il cattivo funzionamento del servizio di recapito dipende dai costi.

Poi c’è l’incagliamento finale. Se non si tratta di una semplice lettera da inserire nell’apposita casella, ma di una raccomandata, i problemi aumentano esponenzialmente. Se il postino bussa una volta sola per recapitare la posta semplice, non succede niente, ad eccezione del ritardo, talvolta insopportabile, ma quando si tratta di qualcosa che richiede la firma e si bussa e si eccita il citofono una volta sola, accade l’irreparabile, che viene lasciato l’avviso di recapito nell’apposito ufficio.

Allorché ciò avviene, il cittadino deve recarsi allo sportello indicato, spendendo il suo tempo nel superamento degli ingorghi stradali, il ritrovamento del parcheggio e la coda all’apposito sportello. Il postino non spende i minuti preziosi del suo tempo, mentre l’utente deve investire mezza giornata della sua attività lavorativa. Sarebbe disposto a pagare una “multa”, magari, piuttosto che imbarcarsi nell’avventura del recapito presso l’apposito sportello.

 Una volta si usava, per esempio, oltre che bussare tre volte, offrire una seconda chance al destinatario, tornando con la raccomandata in occasione di un altro “giro”. Ma è un’altra abitudine smantellata dalle poste italiane, a quanto pare.

A Palermo, infatti, accade, tanto per fare un esempio, che a causa dei tempi contingentati del postino, si finisce all’apposito sportello con una frequenza insopportabile.

 Che possiamo fare?

 Segnalare i disservizi ed aspirare a un’attenzione di chi ha la responsabilità di offrire ai cittadini un servizio postale attento ai diritti degli utenti.