“Che cosa resta da dire di questa democrazia malata? Nulla di più che ogni cittadino informato e avveduto possa pensare. Sappiamo che il famigerato quorum di sbarramento evita che ‘pericolosi sovversivi perché idealisti, portatori di valori, cultori del sistema del merito, del rispetto delle regole, di un’economia libera dal privilegio’ possano entrare nel castello dei dominatori del popolo. Potrebbero essere eletti con voti costituzionalmente validi ed eguali a quelli della maggioranza qualificata, ma una legge liberticida spazza via ogni diritto di far opposizione. Lo abbiamo visto sia con il ‘porcellum’, che ha cancellato la minoranza della sinistra, come in Sicilia con il ‘trinacrium’, le tre gambe di potere che reggono il partito degli affari siciliano, cioè spartitocrazia clientelare, burocrazia tangentizia e lobbismi mafiosi e massonici. Porcellum e Trinacrium non hanno garantito stabilità e governabilità. Sappiamo com’è finita a Berlusconi e Lombardo. Allora a cosa servono? Solo a rubare il diritto di voto dei cittadini. A costringere tutti a stare assieme nelle grandi coalizioni, senza valori e identità, soprattutto senza qualità. Dopo il voto, le coalizioni elettorali si smontano e comincia il mercato delle vacche, ognuno ha un suo prezzo, chi ha più affari da governare ha più soldi, chi ha più soldi compra. Le elezioni sono vinte dal partito affarista, comun denominatore che tiene assieme le grandi coalizioni. Altrimenti c’è sempre il premio di maggioranza. La legge truffa di inventare voti che non esistono per consentire al predestinato o prescelto, di governare comunque, non in nome del popolo, ma del comitato d’affari che l’ha spinto sulla sacra poltrona pubblica, passando per le segrete stanze degli affari. In astratto potrebbe accadere che il popolo stanco dei maltrattamenti prende coscienza e s’indirizzi su persone nuove, partiti di valori e ideali di libertà. Qui entra in gioco il grande fratello della comunicazione di massa. La la ‘dis par condicio’, mette al sicuro chi è già nel castello dal fastidio di dover scacciare il nuovo. Ci pensa la legge, il regolamento, la direttiva, fatta da coloro che nel castello bivaccano. Nessun libero accesso al nuovo, solo omaggi alla vecchia casta; spazio a volontà per i fautori del degrado morale, dello spreco e delle ruberie. Se gli altri vogliono, devono comprare gli spazi pubblicitari. Tuttavia, se sei nuovo non hai i rimborsi, i fondi dei partiti, le somme accantonate dalla lunga carriera politica, né quelli neri da tangenti. Sei fuori, quindi, dai messaggi pubblicitari, senza spazio su giornali, tv e radio. Puoi raccogliere la miseria di qualche piccolo servizio giornalistico, se i ‘lor signori del dis par condicio’ te ne fanno grazia. Tranne internet e la politica porta a porta e sulle piazze, le grandi masse resteranno all’oscuro del nuovo, della meravigliosa idea di cosa potrebbe essere la libertà di un popolo se esistesse la democrazia”. Così Gaspare Sturzo, candidato alla presidenza della Regione Sicilia con Ilef (Italiani liberi e forti).












Un commento a "Sturzo: “La dis par condicio dei signori della casta”"
bravo Gaspare, e in quel poco spazio pubblicitario che hai in giro per le strade sei l’unico che rimane serio, mentre tutti glia altri hanno volti sorridenti e divertiti..e vorrei tanto che mi spiegassero cosa ci sia da ridere..