L’hanno innalzato sull’altare, facendone un eroe nazionale. Tappeto rosso ovunque andava. Era divenuto la guida morale di un folto gruppo parlamentare alla Camera dei deputati. La vita politica del Paese, e quella parlamentare, è rimasta appesa al suo voto, ai suoi annunci, invettive, giudizi. Perfino il mondo dell’editoria l’ha accolto nelle sue braccia, stampando i suoi libri, “introdotti” dal presidente del consiglio pro-tempore, Silvio Berlusconi.

Ora, tutto questo non è stato solo dimenticato, ma rimosso, rinnegato. Domenico Scilipoti, viene trattato come un appestato, politicamente s’intende, e al pensiero che faccia parte della cordata berlusconiana alle elezioni regionali, in Sicilia guidata da Nello Musumeci (Destra storaciana), gli ex adulatori, amici, alleati, estimatori, arrossiscono e si fanno da parte. Carneade, chi è costui?

È la solita storia, direte. E in qualche modo avete ragione ad alzare le spalle e passare oltre, ma Domenico Scilipoti, deputato nazionale di Barcellona (o Milazzo?, la memoria fa brutti scherzi), non è uno qualsiasi: Domenico Scilipoti ha regalato al Paese la prosecuzione dell’esperienza di governo del centrodestra per almeno un anno. È stato il centurione della legione berlusconiana, che non sarebbe arretrata di un solo centimetro se non ci avessero messo mano le cancellerie europee e lo spread tedesco.

Sono diventati smemorati? Fosse dipeso da Domenico Scilipoti il governo del Cav ce l’avremmo ancora sul groppone, a prescindere dalla sua digeribilità. Avremmo ancora in carica i ministri siciliani (Prestigiacomo, Romano, La Russa…), le belle ministre amiche del cuore del Cav (Mara Carfagna, Maria Stella Gelmini, Michela Brambilla), e Denis Verdini detterebbe legge.

Il voltafaccia siciliano del Pdl, segnalato da alcuni atteggiamenti di riluttanza, non è perciò cosa di ogni giorno.  Sarebbe sbagliato fare spallucce perché da che mondo è mondo, quando non si ha più bisogno dell’utile idiota lo si butta nel cestino come carta straccia.

Domenico Scilipoti, per una questione di decenza, avrebbe dovuto essere accolto con il tappeto rosso come un tempo in casa berlusconiana, appena ha annunciato che il suo destino si sarebbe compiuto accanto a Nello Musumeci il quale, moralmente e politicamente, persegue gli stessi ideali, obiettivi, intenzioni del Cavaliere in terra di Sicilia.

Nessuno, beninteso, ha ancora respinto la proposta di affiancamento annunciata dal Responsabile a nome del suo Movimento, ma è questa la volontà che emerge, inutile imbrogliare le carte, di lasciarlo solo come un cane alla prima occasione, nella quale avrebbe dovuto essere ripagata la gratitudine che l’ex deputato dipietrista, innamoratosi di Berlusconi a metà della legislatura, si era conquistata sul campo.

Appare sorprendente soprattutto la “spocchia” di Nello Musumeci che all’affiancamento del movimento scilipotiano (o scilipotese) non ha dato alcun peso, visto che il candidato alla presidenza della Regione è stato sottosegretario nel governo Berlusconi grazie al gruppo dei Responsabili capitanati proprio da Domenico Scilipoti.

Insomma, per gli ex alleati, Scilipoti è diventato Scilipoti soltanto nelle ultime ore. Il titolo di “responsabile” non gli spetta più? Se il salvatore del centrodestra dovesse annegare nell’indignazione, e non ci meraviglieremmo se ciò accadesse, si sappia che non ci penseremmo un momento a buttarci in mare per salvarlo. Forse, tutto sommato, è meglio lui che…