La notizia buona è che Toti Lombardo non è affatto il Trota. E’ sveglio,  diligente, di buone maniere e pare che abbia ereditato anche le furbizie paterne (ma è troppo presto per dirlo). Di sicuro non ha niente a che vedere con il rampollo del Senatur. Può accadere che”rubi” il mestiere al padre, piuttosto che ne provochi la rovina politica, com’è accaduto con il “Trota”.

La cattiva notizia è che Raffaele Lombardo avrebbe dovuto saltare un turno, lasciando a casa la famiglia, almeno in questa tornata per non consegnare la sua testa su un piatto d’argento agli avversari e la Sicilia al solito stereotipo del familismo imperante e della casta che si riproduce senza dovere allontanarsi nemmeno dal pianerottolo.

Toti Lombardo ha 23 anni, e se sarà eletto – e ci sono buone possiobilità che lo sia – potrebbe essere il più giovane della comitiva a Sala D’Ercole, a meno che non salti fuori il grillino ventunenne da qualche posto. Non dovrebbe avere competitori, in quanto a età, se non nelle liste del M5S. I giovani nelle liste dei partiti tradizionali sono pochi e quei pochi hanno una sola missionme, riempire la casella, fare tapezzeria. Punto e basta.

Toti Lombardo a Palazzo dei Normanni sarebbe una mosca bianca. Forse nemmeno questa, dovendo rappresentare, né può essere altrimenti, il celebre genitore. Ogni gesto, atteggiamento, parola, iniziativa sarà addebitata  al presidente della Regione uscente, e su questo non c’è proprio niente da fare, a meno che le performances di Toti siano tali, sin dal primo giorno, da seppellire il ricordo paterno a tamburo battente.

Lo slogan scelto da Toti Lombardo, o da chi per lui, è “Liberi di crederci”. Propone interrogativi, tanti interrogativi. E’ uno slogan circolare. Liberi di crederci in che cosa? Nella gioventù, nel cambio generazionale, nell’autonomismo, bandiera della sua lista, o nella continuità paterna? Quel “liberi” che precede il “crederci”, è una sfida, una scommessa, un rischio. I “liberi” possono non crederci, anzi credono anzitutto nella loro libertà. Di pensiero, di decisione, di parola.

Secondo le voci “di dentro” la candidatura di Toti, è l’unica malignità suscitata dalla discesa in campo, riguarda il fratello di Raffaele Lombardo, Angelo, che ha avuto guai giudiziari, com’è noto, e che avrebbe rivendicato un diritto di prelazione a favore del figlio  a danno del nipote. La candidatura di Toti avrebbe amareggiato Angelo, tanto da indurlo a sostenere un altro candidato. Gossip? Probabilmente sì, forse.