Una volta tanto i sondaggisti sono tutti d’accordo: hanno scoperto che le intenzioni di non votare sono di gran lunga di più delle intenzioni di votare. È la prima volta che accade nella storia della Repubblica italiana, la qualcosa significa che le conseguenze di questa “febbre” non sono prevedibili. L’astensione, l’indecisione, l’insofferenza si propaga con la velocità di un’epidemia invernale e non ci sono vaccini in preparazione. Il Pdl attende Godot nelle sembianze di Silvio Berlusconi, il Pd attende l’esito del confronto fra il rottamatore e il il “ricostruttore”, l’Udc attende Monti dopo Monti.
E gli elettori? Ben due terzi confessano di non poterne più delle manfrine. D’accordo non si può fare di tutta l’erba un fascio e sentire Berlusconi che torna a promettere miracoli, durante la crociera “di lavoro”, provoca una istintiva repulsione, non solo insofferenza, ma il resto della compagnia non fa nulla per farsi ascoltare.
La domanda delle cento pistole oggi è la seguente: quanto conta tutto questo in Sicilia? E quale influenza avranno i risultati elettorali siciliani sulle politiche che si celebrano a distanza di pochi mesi? Chi vince nell’Isola vince a Roma?
I partiti tradizionali preferiscono l’endorsement sotto traccia, la seconda fila, lasciando ai proconsoli siciliani il compito di fare l’impresa. Temono le conseguenze della sconfitta. Il Pdl, che non ha niente da perdere, gioca la sua partita del cuore nell’Isola. Angelino Alfano ha rabberciato una squadra che fa della Sicilia la terra promessa in considerazione di ciò che accade al suo partito nel resto del paese.
Stando alle “misure” prese dai sondaggisti, i partiti tradizionali hanno a disposizione poco più di un terzo degli elettori per giocare la partita. È proprio così? Non lo crediamo affatto, la Sicilia è una enclave, la forza di penetrazione dell’apparato politico è enorme rispetto al resto del paese per un motivo molto semplice: due terzi dei siciliani per un verso o l’altro “vive” delle risorse regionali. Non è solo questione di clientele, lobby, rete di interessi consolidata. Astenersi qui è difficile, calare la testa – magari di malavoglia – è più facile. Se tutto gira attorno alle istituzioni pubbliche e il lavoro, l’impresa dipendono dalla “politica”, la delusione, l’insofferenza e la voglia di rottamare lasciano il passo ai bisogni. Il rottamatore siciliano, Leoluca Orlando, è un “Beppe Grillo” seduto da trent’anni in poltrona (sindaco, deputato, ecc.), promotore del reclutamento di massa di dipendenti pubblici.
Ma la necessità di tenere i piedi a terra, suggerisce un ibrido consapevole: la protesta affidata alla persona giusta, cui magari potere chiedere un favore in caso di necessità. Siamo proprio messi male, non c’è che dire.











8 commenti a "I siciliani scontenti vogliono
un “Grillo” che elargisca favori"
interessante il tentativo del lettore ME 17 di spostare l’argomento su grillo e il suo movimento.
deliziosa azione di pubblicità occulta del suo movimento.
l’estremo tentativo di far parlare di se anche quando non se ne parla.
Per tornare all’articolo trovo triste che la situazione politica in italia sia dominata dall’antipolitica. ma il motivo risiede nella cuore stesso di questo modo di far politica che quando non si mette al servizio della collettività diventa pura antipolitica.
chi è causa del suo mal pianga se stesso.
durante varie conversazioni sia al bar che per strada ho avuto modo di scambiare alcume parole e si e’ anche preso il discorso delle elezioni regionali in sintesi che su circa una decina di persone di cui una buona parte conosciute solo di vista…asserivano tutte che se andranno a votare voteranno solo M5s e la cosa indistintemente sia giovani che meno giovani…per quello che sento e vedo in giro per la castra prevedo tempi molto ma molto bui…dimenticavo anche io voto M5S
Gantile lettore, pur non essendo consueto mantenere in vita un rapporto epistolare, sentiamo il bisogno impellente di comunicarLe quantoi segue: Beppe Grillo, in arte comico, blogger di successo e leader di un partito emergente, in Italia è assurto alla fama di icona della protesta, che alcuni chiamano “antipolitica (impropriamente). E’ per questa ragione, e non altra, che è stato scelto il nome di Grillo per rappresentare la protesta,. Avvicinandolo a chi protesta seduto in poltrona, l’effetto…visivo è migliore e fa capire di che pasta sono fatti gli elettori che vogliono essere rassicurati più dalla poltrona che dalla protesta. Il suo “protetto”, dunque, non ne trae affatto alcun danno. E ove ciò avvenisse, ci permetta di consigliarLe una buona dose di tolleranza. Argomento chiuso.
Purtroppo la disaffezione è grande:
come dar torto ai tanti siciliani
delusi e irritati della precedente
governance lomvardiana,
preoccupatissimi per il loro
futuro, indinati per le anfrine
in atto poste in essere dagli impudenti
candidati.
L’unico che potrà ridare fiducia e
decoro alla Sicilia è Musumeci,
probo, onesto, lineare, preparato.
Che Dio ci assista!!!
Gentilissimo Parlagreco,
non è mio solito esprimermi in maniera violenta, ma il senso del suo articolo, io, l’ho capito benissimo. Se la sua disamina era diretta a chi accetta compromessi e imbarca chiunque contenitore di voti “a rendere”, mi chiedo come mai lei, con decine di esempi e paragoni della politica italiana, scelga proprio il nome Grillo, facendo confondere ancora di più gli elettori, che in questo marasma, non sanno (davvero) per chi votare.
Gentile lettore, ciò che troviamo di veramente bieco è la sua violenza. E’ così istintiva da non averle permesso di cogliere il senso dell’articolo. Che è peraltro evidente. Semmai sul banco degli imputati ci sono coloro chre non riescono a fare scelte nette, ma preferiscono il compromesso
Non mi pare di leggere ciò che ha interpretato il lettore ME. Piuttosto, in questo articolo intravedo un’amara riflessione: secondo l’articolista, i siciliani protestano ma alla fine votano, invece di chi davvero è espressione di questa protesta, cioè Grillo l’originale, un grillo che elargisca favori (per es. Orlando). Speriamo che questa volta i siciliani alzino la testa e mandino affanculo i politici tradizionali, specie quelli che rappresentano interessi extra-siciliani.
Il bieco tentativo di screditare il voto di opinione e di protesta, trasuda da ogni parola di questo articolo. Leoluca Orlando, definito come promotore del reclutamento di massa di impiegati pubblici e’ associato, idealmente, al nome di Beppe Grillo e quindi al Movimento 5 Stelle, in corsa per le elezioni regionali. La paura che qualcuno vi rovini la festa si vede anche da questo tipo di giornalismo. Andate a leggervi i programmi del M5S, prima di proporre al pubblico tali accostamenti.