In particolare non potevo che ascoltare con attenzione quanto ha dichiarato in conferenza stampa il candidato, Gianfranco Miccichè, che si candida espressamente fuori dagli schieramenti “nazionali” con un polo espressamente siciliano.
Queste settimane e questi mesi sono stati densi di confronti da parte delle forze politiche siciliane, autonomiste e indipendentiste, in un momento di crisi irreversibile del vecchio sistema politico italiano, e la voglia di scuotere il giogo si mescola alla naturale diffidenza di chi in passato, anche prossimo, ha avuto percorsi politici e pratiche di governo diversi da quelli oggi predicati. Ma sarebbe troppo ingenuo, e anche autolesionista, pretendere un azzeramento immediato di tutta la classe politica, ciò che non avverrà certamente, almeno in questa tornata, e proprio mentre sembra finalmente aprirsi una possibilità di incidere sul destino della Sicilia quale mai si era avuta dalla conquista dell’Autonomia ai giorni nostri.
Il discorso di Miccichè e dei suoi alleati, a cominciare dal Partito dei Siciliani, contiene due elementi di novità troppo importanti perché possano essere nascosti:
il primo è dato dalla radicale rottura tanto con le segreterie romane, quanto con i cosiddetti schieramenti, di centro-destra e di centro-sinistra, ormai vuoti di significato e appaiati nel consenso supino agli interessi coloniali che incatenano la Sicilia, siano essi gli abusi e le arroganze leghiste a dir poco umilianti del centro-destra, siano essi i dogmi europei del rigore che conduce a morte sicura, tanto cari al centro-sinistra;
il secondo è dato dall’indicazione, per la Sicilia, della necessità di una politica economica finalmente e completamente indipendente, e da Roma e da Bruxelles: il “sogno siciliano” appunto.
Questi elementi li abbiamo sempre indicati come il punto di partenza per ogni possibile riscatto della Sicilia. Possiamo dunque fidarci?
Credo che, in particolare sui temi di politica economica, il candidato Miccichè, per scrollarsi di dosso ogni possibile accusa di trasformismo o di opportunismo, debba confermarci il carattere realmente nuovo, senza compromessi, della sua politica. Credo che debba impegnarsi con grande chiarezza su alcuni contenuti fondanti del suo patto con i Siciliani, affinché questo poi indirizzi, anzi, costringa l’attività di governo in questa direzione senza possibili inversioni di marcia.
Il sogno siciliano è di una Sicilia sostanzialmente indipendente da ogni condizionamento esterno. È un sogno che inseguiamo da secoli. Solo con la libertà verrà il benessere, lo sviluppo. Non dobbiamo pensare allo sfacelo economico e amministrativo che ci circonda ogni giorno per turare qualche falla qua e là. Questo sfacelo è frutto del fallimento di ogni concezione periferica e provinciale della Sicilia, in cui le decisioni che contano sono sempre prese altrove e queste decisioni stanno depauperando di risorse in modo irreversibile la nostra cosa pubblica, la nostra società, persino il nostro morale.
Dobbiamo pensare, completamente al contrario, quasi con una Rivoluzione Copernicana, in grande stile. Non dobbiamo pensare alla Regione come ad un’arida costruzione amministrativa, come a un “carrozzone” da gestire in qualche modo. Dobbiamo pensarla, come fu alle origini, come un vero e proprio STATO, confederato all’Italia e all’Europa, ma che decide la propria politica economica e finanziaria in modo realmente e completamente autonomo. Dobbiamo ricostruire dalle fondamenta questo nostro Stato.
Il Sogno Siciliano è una Repubblica (o quasi) al centro del Mediterraneo, luogo di prosperità, di innovazione, di pace, di progresso. Ma per far questo dobbiamo riattivare il motore dello Statuto, ormai quasi arrugginito per la troppa inerzia.
Dobbiamo riappropriarci della facoltà di istituire e di gestire tributi propri, sostitutivi e non aggiuntivi rispetto a quelli erariali. Spiegheremo in Europa che, se manteniamo nel medio termine i vincoli di bilancio e non accettiamo più, sempre nel medio termine, alcun trasferimento di parte corrente dallo Stato italiano, questo non sarà più classificabile come aiuto di stato, ma come la politica tributaria autonoma di un ente sovrano. Dobbiamo spiegare, o imporre addirittura, che il pareggio di bilancio nel brevissimo termine o il patto di stabilità applicato alle spese per investimenti, sono iatture per la nostra economia che noi semplicemente ci rifiutiamo di seguire.
Per far questo ci dobbiamo fare passare dallo Stato italiano, esattamente come prevede lo Statuto, tutta l’amministrazione statale, ma in particolare l’Agenzia delle Entrate e in genere tutta l’amministrazione finanziaria periferica, perché sino a quando sarà lo Stato a incassare i tributi al posto nostro, potrà dilazionare i trasferimenti in modo da ricattarci ogni giorno. Fino ad allora sarà come se il Continente tenesse la manopola del rubinetto dell’acqua di casa nostra. In questo modo non sarà possibile nessuna Autonomia e nessun Sicilianismo.
Noi, come Regione, abbiamo presentato allo Stato una piattaforma finanziaria, sulla quale non abbiamo avuto alcuna risposta, e questa era finanziariamente neutrale, cioè pienamente sostenibile. La differenza rispetto ad oggi è che, con quella piattaforma, finalmente saremmo autonomi e nessuno potrebbe imporci le sue politiche distruttive e dissennate.
Lo Stato non ci ha risposto. O, meglio, ha fatto rispondere la stampa con un’aggressione fondata su di una inesistente possibilità di default della Sicilia che, a ben vedere, o non esiste o è determinata esclusivamente dal comportamento totalmente sleale dello Stato stesso.
Siamo pronti ad un confronto totale con lo Stato su questi temi, avendo il Popolo dietro?
Come fa l’Italia a dirci di no se diciamo di voler fare da soli?
Ma a questo tema fiscale, che qui semplifico peraltro, ne vanno aggiunti molti altri, sempre in linea con quanto previsto dall’impianto confederale dello Statuto, che va seguito punto per punto, se non nella lettera, quando la previsione di alcuni istituti non è più corrispondente a quelli vigenti, certamente nello spirito, che è invece chiarissimo e attualissimo.
A solo titolo di esempio, per non farla troppo lunga, siamo disposti a riprenderci tutto il demanio e il patrimonio statale in Sicilia, ivi comprese tanto le infrastrutture a rete (autostrade, elettrodotti, etc.) quanto le fonti di energia, anche quelle delle acque territoriali?
L’energia è nostra. Il petrolio è nostro. Il demanio, ad eccezione di quello militare e di poche individuate eccezioni in cui deve essere dimostrata la natura “nazionale”, sono nostre. Siamo pronti a prenderci tutto?
Lo spirito dello Statuto è chiarissimo. E per superare le illegittime sentenze abrogative della Corte Costituzionale non c’è che una via: la riattivazione dell’Alta Corte, mai abolita del resto.
Capisco che non si potrà ottenere tutto il 29 ottobre, ma nel corso di una legislatura, con le elezioni politiche di mezzo, forse sarà possibile, ivi compreso la regionalizzazione degli interni e della polizia, previste dagli articoli 15 e 31 dello Statuto. Dimostreremo all’Italia che non siamo “noi” quelli che fanno trattative con la mafia, che noi la mafia l’abbiamo sempre subita e che da soli sapremmo liberarci di questo cancro che non a caso è esploso in Sicilia dal 1861.
Con queste prerogative, andando a Bruxelles a negoziare le nostre prerogative statutarie, anche impegnando l’Italia a lottare per inserire un “protocollo ai trattati” sul nostro Statuto (altrimenti come difenderlo?), potremo sottrarci, anzi “dovremo” sottrarci alle politiche deflattive che ci conducono alla morte.
La Sicilia ha bisogno di una vera e propria frustata all’economia, con politiche keynesiane attive. Le spending review, solo nei casi veramente abnormi devono servire a ridurre la spesa. La spesa non deve essere ridotta, deve essere riqualificata a favore dello sviluppo. L’economia siciliana ha bisogno di domanda, non di tagli. Chi dice, anche fra gli attuali candidati, che il “buon governo” è fatto di tagli o è in malafede e ha già venduto la Sicilia a chi sta sopra di lui, o non capisce nulla di economia ed è un irresponsabile da mandare a casa.
La Sicilia ha bisogno di politiche eccezionali, con strumenti innovativi ed eccezionali, e dobbiamo prenderceli con la negoziazione, con l’astuzia o con la forza. Non possiamo, per fare un solo esempio, far chiudere tutte le aziende di autotrasporto, facendo cessare un servizio pubblico essenziale, perché l’Europa o l’Italia non ci concede quello che è un nostro diritto e cioè quello di detassare, dove necessario, il costo del carburante. Noi questi diritti dobbiamo prenderceli o moriremo tutti.
Noi non possiamo adottare una “soluzione finale” per 50000 precari (e quindi 50000 “famiglie” non “individui”) e sentirci politici responsabili solo perché l’Italia o l’Europa non vogliono che emettiamo dei “buoni spesa”, valevoli solo nell’Isola e per prodotti siciliani, che costituiscano un insostituibile strumento di assistenza sociale, magari cartolarizzando i crediti, ingenti, che vantiamo proprio nei confronti dello Stato italiano. Non vogliono? Noi mettiamo nella tasca dei Siciliani denaro e strumenti di pagamento, poniamo dei limiti alla tassazione, in particolare sull’energia, aboliamo l’IMU sulla prima casa e poi vediamo chi ha il coraggio di sfidare un popolo intero di 5 milioni e passa di abitanti, più grande della maggior parte delle nazioni europee.
Noi dobbiamo essere palestra per una nuova economia, aperti al mondo, anche al di fuori del ristretto mondo “occidentale”, dove siamo condannati a fare gli ultimi della classe con il cappello d’asino sulla testa. Non mancano gli ingegni e le idee, se necessario le facciamo venire da fuori.
Dobbiamo stare attenti anche con le “privatizzazioni”. È un discorso complesso e scivoloso. Stiamo attenti, attentissimi a che non si traducano in una svendita coloniale in cui si regalano a privati, magari esterni, cespiti produttivi in regime di monopolio che servono solo a impoverire la nostra Terra, ad aumentare le tariffe e peggiorare il servizio.
Noi siamo proprietari della nostra società di riscossione, “Riscossione Sicilia”. Perché non ridefinire le norme di riscossione in modo da ristabilire un rapporto equo tra contribuente e amministrazione finanziaria? Insegniamo all’Italia che non esiste solo il modello Equitalia, degno dello “Sceriffo di Nottingham”. Possiamo essere un modello che ridà ossigeno, fiato, alle imprese, soprattutto alle piccole, oggi disperate, e quindi possibilità di lavoro e reddito per tutti. Aboliamo il “redditometro” in Sicilia o, in alternativa, rendiamo il prelievo tributario sostenibile.
Insomma il Sogno Siciliano è a portata di mano, ma dobbiamo usare con coraggio le prerogative che abbiamo. Su questo non solo io, ma gran parte del mondo politico, economico e sociale siciliano potrebbe convergere.
Non sarà certo facile. Il primo anno dovremmo prendere provvedimenti eccezionali secondo una strategia di emergenza concordata. Dobbiamo dire ai Siciliani che gli errori del passato ci condizioneranno a lungo. Forse non potremo dare loro subito i servizi che meriterebbero. Ma, con qualche sforzo, sulla sanità e sull’istruzione potremmo puntare presto le risorse disponibili e quelle che si libereranno via via. Che nessuno ci venga a dire più da Roma se dobbiamo tagliare questo o quell’ospedale o quante cattedre vengono decapitate ogni anno. Coi nostri soldi, e con i nostri strumenti di finanza pubblica, se teniamo i conti in ordine possiamo fare ciò che vogliamo.
La Sicilia ha puntati gli occhi su queste elezioni, e l’Italia ha puntati gli occhi sulla Sicilia. Ci persuada che è questa la vera posta in gioco, sul piano dei contenuti, e mi lasci dire che in tal caso la contesa elettorale, se questo messaggio passerà, può già considerarsi conclusa.











55 commenti a "“Sicilia Repubblica indipendente
nel Mediterraneo”"
n un contesto politico fallimentare e devastante il “Sogno Sicilia Indipendente” è destinato a rimanere tale come dimostrato dal Discorso ai Siciliani di Berlusconi:
http://www.youtube.com/watch?v=VmVQhzr7tD4
Ricciolo, se ti prendessi la briga di leggere con attenzione quello che ho scritto, ti renderesti conto che non è “delle due l’una”. A parte il fatto che il succo del mio discorso è un altro, per la parte che a te interessa ti riassumo: non credo a un fiato uscito dalla bocca di Miccichè (e penso manco Costa), ma mi piacerebbe vedere che succederebbe SE (senz’ama Ddiu) vincesse. Mica è complicato.
Senza entrare nel merito di Miccichè che non mi sento di definire l’unico politico condannabile e mettendo di lato le mie preferenze elettorali, poiché una singola persona non fa testo, mi sono soffermata sulla proposta di Massimo Costa.
Premettendo un miglioramento dell’autonomia fino a poter giungere ad una sorta di indipendenza, le ricette per uscire dalla crisi in cui versa la regione potrebbero essere più di una.
I partiti di forte ispirazione autonomista o indipendentista, non possono secondo me, limitarsi a fornire un sogno siciliano qualora dalla maggioranza dei siciliani condiviso, senza marcare un orientamento politico, dichiarandosi di centro destra o centro sinistra documentandone in tal senso l’indirizzo, con delle chiare linee di programma.
Il pericolo delle privatizzazioni potrebbero essere date da un regime di monopolio, ma presentare minori rischi in un regime di libera concorrenza. La paura delle privatizzazioni ( in generale senza definire come, quante e quali) mi sembra dato più da un orientamento politico che da un sogno sicilianista.
La politiche Keynesiane in una regione già fortemente impegnata nella spesa pubblica, dovrebbero essere meglio esposte.
Se si tratta di un progetto o tentativo per lasciare sostanzialmente le cose come stanno, pensando ai 50mila precari (quali sono, forse solo quelli della pubblica amministrazione o delle controllate, perché i precari e lavoratori a contratto in genere, credo siano in numero maggiore), pensando di abbassare le tasse e quindi il gettito fiscale senza adottare una revisione della spesa pubblica, lasciando inalterate le spese della politica, e quindi senza rinnovamento politico, o senza l’introduzione di normative anticorruzione e a favore di una migliore trasparenza, rischiamo di andarcene in palazzo.
Del resto la Grecia era indipendente (stato sovrano), i tributi li incassava tutti, ma già diversi anni addietro era prossima al dissesto finanziario.
Caro Fabio G., prima dici che ti piace il discorso di Costa di salire sul carro del (probabile) vincitore e poi dici che non lo voterai mai per “(questione di dignità personale, che viene prima di tutto), manco se scendesse Gesù Cristo dall’alto dei Cieli e me lo ordinasse”
delle due una. deciditi!
Volevo intervenire nel merito della scelta del Prof. Costa. Posto che Miccichè è chiaramente indegno di fiducia da parte di chicchessia, io penso di intravvedere un quid nuovo in tutto questo: il pensiero di poter vincere davvero. La sua scelta mi pare dettata solo da questo fatto, e non mi venite a dire che il Professore creda a una sola parola di quanto dice quell’individuo, con i suoi blateranti discorsi di “indipendenza dai partiti romani”: proprio lui, u figghiozzu ri Bellusconi (ripudiato)!
Quindi, dicevo, questo voler puntare sull’unico candidato, possibile vincitore, che parli di autonomismo a me piace, significa che, contrariamente al passato, ci si crede realmente.
Saluti e in bocca al lupo
PS: io Miccichè non lo voterò mai (questione di dignità personale, che viene prima di tutto), manco se scendesse Gesù Cristo dall’alto dei Cieli e me lo ordinasse, ma sarei curioso di vedere come finirebbe, magari con Costa assessore o mente ispiratrice.
io trovo ancora più aberrante coloro che idolatrano qualcuno elevandolo a guru intoccabile e incriticabile.
Costa ho grosse responsabilità su queste elezioni. A causa sua e del suo tentativo di spingere i voti su un partito autonomista fasullo, ha impedito la creazione di una coalizione indipendentista-autonomista vera anche se non con i requisiti adatti a governare, ma l’importante era esserci e chissà magari si sarebbe riusciuto ad ottenere qualche scranno in Parlamento.
queste elezioni sono andate; io consiglio di incominciare a lavorare per creare una classe dirigente “sicilianista” (cammora non c’è nenti di pigghiari di nuddu).
e soratuttutto imparate a ragionare con la vostra testa!
Signori,
non avere stima e rispetto per il Prof. Costa è uno dei tanti crimini dei siciliani anche se spesso anch’io gli rimprovero delle colpe non sue: “non è un animale politico”.
E’ aberrante leggere commenti di personaggi che saranno bravi in tantissime cose ma che sono non solo ignoranti ma lontani anni luce dalle conoscenze più che “riconosciute” dal Prof. Costa. Tuttavia, tornando al merito dell’articolo, non comprendo qual’è il contendere da parte di chi si sente sicilianista, poiché, a parte una rivoluzione con le armi, in democrazia, le cose si ottengono con il consenso, cioè il voto, quindi, al di là delle chiacchiere dei duri e puri; dei simpatizzanti o meno del Micciché, il senso dell’articolo, da come lo capito io, non è una esortazione di Massimo Costa al Micciché-boys, come tanti lo accusano nei vari commenti, ma, un’esortazione al Miccichè (con il suo portafoglio di voti) ad abbracciare la “causa” sicilianista. D’altra parte, volete spiegarmi senza consensi o voti per la “causa siciliana” come si potrebbero ottenere risultati? Certo, Miccichè è discutibile come politico ma proprio per questo l’articolo ha un senso: quello di fare dichiarare lo stesso Micciché ad una scelta di campo inequivocabile. Poi, se Miccichè lo fa e se lo fa, ognuno ne tragga le proprie opinioni e faccia le proprie scelte, ma, insinuare che il Prof. Costa, come leggo in alcuni commenti, si sia venduto per propri interessi al Miccichè è il classico esercizio all’infamia.
PS
Al momento non vivo in Sicilia ma seguo con interesse le nostre vicende non solo attraverso i giornali On Line ma informandomi anche con amici miei che essendo sul territorio mi raccontano dei fallimenti socio/politici come quelli accaduti nella riunione al Cristal, e, purtroppo, mi vieni i chianciri. Ecco perché capisco e condivido l’articolo del Prof. Costa.
Aprrovo al 100% il Prof. Costa… ma secondo me ha sbagliato del tutto a mettersi con Miccichè.
E’ tempo perso.
Io non lo voterò mai.
Quando finiscono gli argomenti, sig. “castigamatti, vengono inevitabili gli insulti e le aggressioni personali e professionali.
Vuole il mio curriculum? Lo trova in linea. Non si occupi di Economia aziendale, potrei farla nuovo.
Le interessano le mie valutazioni dell’attività di ricerca? Eccellenti. Le valutazioni della didattica? Idem. Le mie relazioni internazionali? Mi dica cosa le serve e la informerò.
I numeri che do nascono da documenti ufficiali. Le danno fastidio? Pazienza. Io ho un debito verso la verità, non verso di lei, che non so – sotto lo pseudonimo – quali interessi rappresenta. Ma posso immaginare non certo quelli dei siciliani.
Per fortuna i siciliani hanno almeno la saggezza di non prendere in considerazione le c…..e di Costa. Mi pare veramente strano che costui sia professore di economia aziendale o debbo purtroppo prendere atto che proprio per questo le università siciliane sono così decadute.
Se per Lei le cifre del debito pubblico italiano e dunque siciliano sono elucubrazioni, e comunque quel debito non è dei siciliani, ritengo opportuno chiudere qui il mio intervento poiché comprendo che non ci sono argomenti che possano far proseguire utilmente questa conversazione.
cordiali saluti.
Il sig. Carlo, con le sue vuote elucubrazioni, conferma il fatto vergognoso che i siciliani sono italiani quando devono pagare lo stato italiano, mentre tornano allo stato brado quando devono ricevere dallo stesso ciò che gli spetta.
E’ questo il vero problema !
Gentile Prof. Costa,
Dispiace leggere da un accademico come Lei notizie che potrebbero sembrare ammalianti ma che, al contrario, hanno invece il sapore della disinformazione.
Sulla natura ed applicabilita degli art.36 e 37 (riscossione e territorialita’ delle imposte) la Regione Siciliana ha instaurato con la Suprema Corte un contenzioso pluridecennale rispetto al quale, ahimè, ha costantemente avuto una giurisprudenza particolarmente avversa proprio per la genericità dei (pochi) decreti attuativi del dello Statuto e per la “furbizia” del legislatore nazionale il quale ha sempre emanato leggi che lo baipassavano.
Trovo quindi del tutto stucchevole una polemica rivendicazionista alla quale andrebbe, invece, contrapposta una politica economico-finanziaria della Regione che “meritasse” il riconoscimento di taluni diritti forse violati, senza che essi servano ad alimentare una politica assistenzialistica e clientelare che ha portato la nostra isola sull’orlo del baratro.
All’accattonaggio per Gesip o SAS, ai privilegi della 104 e delle superpensioni da 700 euro al giorno, dovrebbe essere sostituito un programma di rilancio e sviluppo che destini le (poche) risorse ad investimenti produttivi che ganantiscano occupazione.
Il resto sono tutte chiacchere a servizio di una dialettica politica da parte di personaggi ancora oggi alla ribalta che, lungi dall’aver abbandonato le cattive abitudini, rivendicano addirittura la carica di governatori.
Le risparmio inutili confronti su numeri, dati ed ipotesi di entrate tributarie piuttosto che di spese o di patti di stabilita proprio per evitare una polemica stucchevole basata soltanto su voli pindarici.
Ecco che viene fuori uno dei veri problemi … Il debito pubblico ovvero 35.000 euro per ogni italiano e dunque siciliano, non lo paghiamo … Perché i debiti sono degli altri e i crediti sono nostri…La fetta, si fa per dire, che tocca ai siciliani e’ di circa 200 miliardi di euro. Il senso della realtà e di equilibrio dovrebbe impedire posizioni di questo genere che sono i veri ostacoli ad un percorso veramente autonomista. Finche ragioneremo in questo modo non avremo un progetto vero e realizzabile, non avremo nessun percorso utile per arrivare all’autonomia.
Ma di quale debito pubblico si parla qui se lo stato italiano ai siciliani ha dato sempre le briciole… semmai è la Sicilia che vanta crediti, a causa delle continue rapine di ciò che le spetta.
Voglio ricordare a tutti gli inguaribili bastiancontrari del nostro affrancamento economico che in una Sicilia indipendente, la continuità operativa delle raffinerie dipenderebbe solo dalla volontà sovrana del suo parlamento.
Se esso decidesse l’applicazione di imposte vantaggiose sulla produzione, tutto il mondo verrebbe a raffinare da noi.
Stesso discorso varrebbe, poi, per qualsiasi altro settore economico…
Come dice una nota pubblicità:
“IMMAGINA, PUOI ! “
Che delusione Costa!!!!Anni di credibilità persi in un solo post ,mi rifiuto di pensare che lei veramente creda in Micciche’che nel recente passato e’ stato tra gli artefici,in quanto alta carica del cipe,dei furti dei leghisti e del suo amico Tremonti che ci hanno messo in ginocchio,come i 3 miliardi e mezzo destinati ad importanti infrastrutture fra Messina e Palermo con i quali e’stata pagata l’Ici per le seconde case cioe’ case di lusso.Miccichè si veste da indipendentista perchè ha capito che il vento è cambiato e non può fare altrimenti ma come detto è stato il più accanito nemico dei siciliani quindi fiducia zero, mi dispiace solo per il professor Costa…..credevo fermamente in lei e i suoi numeri…….!!!!!
Si confonnde l’attuazione del’Autonomia come prevista dalla costituzione e l’Indipendenza.
Lo statuto è Legge cistituzionale, che piaccia o non piaccia. L’Indipendenza è aspirazione di molti siciliani, ma non è all’ordine del giorno. I conti, i numeri. le prerogative e i risvolti economici di cui parla il prof. Costa (salvo sue smentite) riguardano l’Istituto dell’Autonomia Siciliana) che è obbli assunto dallo Stato italiano inserendolo in Costituzione. Francesco Salinitro
Egr. Sig. Massimo Costa,
Mi sembra che la questione l’ha evidenziata Lei nella sua chiara risposta, raramente cosi’ diretta! L’avete chiesto UMILMENTE!!
E ancora oggi Lei vuol restare umile a tal punto da chiedere ad un Micciché qualsiasi, uomo a cui non darei manco 100 delle vecchie lire, di prendere a due mani il coraggio di chiedere quello che gente come Lei, e come tanti onesti siciliani dovrebbero esigere di diritto dallo Stato italiano.
Lei che tanto chiede autonomia, delegherebbe a chicchessia il potere di gestire il futuro della Sicilia ??
E’ li che resto completamente perplesso quanto alla sua posizione. Perchè è da una vita che i siciliani delegano a una classe politica, inetta, ladra, ignorante e arrogante, il potere di gestire la regione sicialiana, e lo possiamo costatare tutti dove siamo arrivati. C’è pure chi la darebbe in pasto ai cinesi, sperando in cambio chissà chè…
Glielo chiedo ancor più perchè io personalmente non sono un autonomista. Ma se la Sicilia è cosi’ ricca da poter dare tutti questi soldi allo stato, perchè è cosi’ priva di menti politiche e industriali che potrebbero farla diventare la Lombardia o il Veneto (economicamente parlando) del Sud? E’ solo colpa della mafia? O perchè siamo troppo umili???
Io sono convinto che con la classe dirigente che ci troviamo e che ci troveremo tra breve, se alla Sicilia autonoma lo Stato italiano desse cio’ che gli spetta, quei soldi andrebbero’ nelle stesse tasche in cui vanno quei pochi spiccioli che ancora oggi riusciamo ad ottenere. Ho reso l’idea ?
Allora se Lei sa di cosa parla, se Lei sa i numeri e conosce cosi’ bene la faccenda si faccia avanti, invece di limitarsi a pubblicare in questo giornale appelli che rischiano di non lasciare traccia ! Forse la voterei anch’io !
Dimenticavo … il debito pubblico chi lo paga?
Il “taccia” non è d’uso nelle democrazie né penso lo sarà nella nostra Sicilia indipendente, almeno lo spero, quindi La prego di stare sereno.
Nel merito non concordo con l”interpretazione data alla normativa e sui conseguenti numeri. Fatto sta che fino ad oggi illustri commentatori hanno, per esempio, millantato nostri diritti di accisa che non esisteranno mai. Sbagliati sono poi i numeri sulle funzioni non delegate e non delegabili attualmente come la giustizia, l’Università e la scuola superiore, e la difesa. Comunque io spero proprio di avere torto marcio e che la Sicilia sia così in grado di continuare a mantenere con le sue entrate l’esercito di forestali che abbiamo, gli ospedali che non funzionano bene o dove i costi sono “diversi” da quelli di altri luoghi italiani, mantenere gli attuali livelli stipendiali dell’ARS e della Regione con annessa norma sullo “sfondamento” delle carriere (ovvero todos caballeros!) lo spero perché se invece si sbagliano gli autonomisti “assolutisti” ed “immediatisti” sarebbe una catastrofe.
Signor Carlo, risponda coi numeri ai numeri forniti dal prof. Costa, altrimenti accetti la verità delle cose e taccia!
@ cuticchio
delle due l’una.
O prevale il criterio della maturazione, e allora l’Italia deve alla Sicilia l’IVA sui consumi in Sicilia (come fa con le regioni a statuto ordinario) e si tiene l’IVA alla dogana.
Oppure prevale il criterio della riscossione, e allora l’IVA alla dogana è certamente riscossa in Sicilia.
Non può prevalere, come ora, il criterio peggiore per la Sicilia. In fondo non dimentichiamo che se la Sicilia fosse indipendente quelle dogane sarebbero nostre e le incasseremmo noi, dovunque andassero nell’UE.
Se poi le raffinerie se ne vanno, per quello che ci danno oggi,…. meglio ancora. No, stanno qua, inquinano e si portano via tutto il malloppo. Troppo comodo.
bene … allora avanti tutta con le accise che nessuno ci pagherà perché non raffinerà in Sicilia e l’IVA alle dogane su merci non destinate all’Isola. Questi sono i famosi conti senza l’Oste … perfino l’estensore dell’articolo è più realista quando dice che passerebbero anni prima di normalizzare la situazione e poi sinceramente a questi numeri non ci credo, mi sembrano molto parziali … comunque io sono un autonomista realista e mi auguro di sbagliare … e ancor di più mi auguro che non sbagliate voi …
In fin dei conti, lo Statuto è legge costituzionale dello Stato, è perciò dovere di chiunque rispettarla e attuarla. Il non operare per la sua piena attuazione è attentato alla costituzione, di che parliamo?
Per la sicilia non vale il rispetto della Costituzione? e perchè no? Il Capo dello Stato è stato veemente con la Procura di Palermo per possibili violazioni di prerogative della Presidenza della Repubblica sulle intercettazioni telefoniche. Per questioni, cioè, di importanza di gran lunga inferiore a quella che riguarda l’applicazione di uno Statuto speciale di una Regione. La non attuazione dello Statuto ha portato la sicilia in condizioni disperate, lo stesso accade per il resto delle regioni del sud che lo statuto non ce l’hanno. La sicilia e l’Italia hanno un’opportunità e un obbligo costituzionale da rispettare. Il prof. Costa vede nello schieramento che si sta determinando per le elezioni siciliane una possibilità positiva (turandosi pure il naso se si vuole e non altre. Altri interventi hanno evidenziato le ragioni numeriche e politiche della posizione del prof. Costa, posizione che condivido non vedendo altro di meglio e di più concreto in quella direzione. Francesco Salinitro
Chi si è fatto ammaliare dalla propaganda dei media che presentano una Sicilia mantenuta dallo Stato centrale che, quindi, non potrebbe reggersi da sola con una sua autonomia finanziaria, farebbe bene a dare un’occhiata a quegli studi economici su questa tematica che dicono completamente il contrario. Eppoi, suvvia!, come si può essere così ingenui a pensare che lo Stato Italiano non vuole attuare l’autonomia finanziaria della Sicilia per “amore” o “pietà” perché questa non sarebbe in grado di reggersi sulle proprie gambe? Il fatto che lo Stato centrale non dia corso all’attuazione dell’autonomia finanziaria della Sicilia, prevista dallo Statuto, è una chiara dimostrazione che questa autonomia allo Stato non converrebbe per nulla! I calcoli dicono che, se venisse attuata, ogni anno la Sicilia potrebbe contare su 7 miliardi di euro in più che, invece, con la situazione attuale, “regaliamo” allo Stato centrale per mantenere (noi siciliani) gli abitanti delle altre regioni. Iniziamo a prendere coscienza di queste cose!
Il prof. Costa vi ha risposto e voi ripostate sempre la stessa cosa. NON E’ VERO che la Sicilia non è autosufficiente. E’ RAPINATA!
Allora perché, se non siamo autosufficenti, lo stato non ci fa applicare lo Statuto!?
Falliremmo in un giorno. E invece no. Ve lo ha anche spiegato con i numeri e voi invece credete a Feltri…
Non c’è speranza….
Ma che significa funzioni delegate quando si parla di indipendenza? Si continua ad equivocare con la storia delle funzioni delegate dallo Stato, ignorando che quelle funzioni sono esercitate in Sicilia e per i siciliani: in regime di autonomia noi dovremmo provvedere a tutti i bisogni della popolazione e i denari non ci sono … Neanche prendendo tutte le imposte riscosse al 100%.
Il bollo comunque lo incameriamo già al 100% dal 1946.
Concordo sul fatto che il tema economico in questa sede possa distrarre dall’appello di Massimo Costa, sul quale non entro nel merito.
Il mio e’ un richiamo ai fatti dai quali troppo spesso la politica vorrebbe prescindere e sostanzialmente quel rapporto di uno a quattro approssimato per difetto alla realtà … Almeno per i dati ch si conoscono, mi sembra ostativo a qualsiasi tentativo di composizione politica.
In soldoni, e’ il caso di dire, chi vuole parlare e fare proposte autonomiste, non può prescindere, a mio sommesso avviso, dal dichiarare quale e’ la via percorribile che porti la Sicilia all’auto sufficienza economica in un tempo plausibile (5 o 10 anni?) ma la stessa persona dovrebbe anche dire come si gestisce economicamente questo lasso di tempo.
Si pensa di staccarsi dall’Italia e lasciare a questa il debito pubblico contratto anche in nome e per conto dei siciliani? E così neutralizzarne gli effetti sul piu siciliano… ?
Si pensa che sono soldi a noi dovuti per le funzioni da noi esercitate in nome e per conto dello Stato … Ma in uno stato siciliano o in un autosufficiente economia autonoma i cittadini bisognosi di cure sono sempre gli stessi e noi non avremmo i soldi per curarli…almeno per dieci anni.
Si pensa di mettere tasse sulla raffinazione? Ma il prodotto greggio non e’ nostro, non lo compriamo noi e chi lo importa può farlo anche raffinare da un’altra parte!
Si pensa di aumentare le tasse sui redditi … Mi pare improponibile.
Si pensa di rilanciare la questione politica meridionale? Ma a chi interessa oggi se non ai meridionali? Pur con le nostre ragioni storiche indiscusse e indiscutibili e’ un argomento che non ha piu’ nessuna presa politica reale fuori dalla Sicilia se non dal punto di vista elettoralistico …. anche per chi e’ esterno alla Sicilia e approfitta di questo per prendere 61 deputati su 61.
Chi parla di indipendenza ed autonomia senza affrontare il tema esiziale della nostra economia deficitaria ed insufficiente, sta fuori dalla realtà.
Discutere del come e perché siamo giunti a questo punto, e’ interessante per gli storici, per I politici … Ma non per gli economisti che guarda caso oggi governano l’occidente tramite l’unione europea.
A chi oggi si presenta per governare la Sicilia e sfrutta a suo vantaggio la bandiera di un finto autonomismo e indipendentismo di comodo, i siciliani devono chiedere come intende conquistare l’indipendenza economica non quella politica che e’ una conseguenza della prima, tutto il resto sono chiacchiere piu’ o meno in buona fede. sono sicuro che in questa campagna elettorale si parlerà di tutto tranne che della nostra quasi completa dipendenza economica dallo Stato. sono sicuro che i candidati eviteranno questo argomento e continueranno a parlare di politica politicante, ma sono altrettanto sicuro che i trasferimenti di risorse dal centro verso le regioni diminuiranno drasticamente nei prossimi anni e allora…? Cosa ci diranno i nostri politici…quale futuro preparano per noi?
Un cordiale saluto
Carlo, mi sento di intervenire perché l’interessante dibattito presuppone la conoscenza di alcuni elementi essenziali (largamente e continuamente esternati dal Prof. M.Costa) che permettano di evitare gli argomenti “preliminari” sulla sensatezza della proposta autonomista. Questo per evitare che un dibattito specifico sull’appello a Micciché si confonda con argomentazioni già ampiamente dibattute e di cui abbiamo da sempre dato atto al prof. Costa, ci hanno permesso una visione più completa della posizione politica della Sicilia in Italia che, non dimentichiamo, ottenne nell’immediato dopoguerra uno statuto speciale proprio per sedare rivolte nelle quali più volte fu utilizzato l’esercito italiano.
E’ vero che l’attuazione di una conduzione governativa “indipendente” o più autonomista presupponga una moltitudine di iniziative concrete e realizzabili soprattutto dal punto di vista economico e non possiamo certo discuterne adesso con un commento ma di contro le certezze esposte (4 a 1 o .. è tutto da dimostrare..) non credo siano commenti costruttivi che diano elementi di discussione se non il mero tentativo (sicuramente non malizioso ma distruttivo) di mettere in guardia quei siciliani dall’auspicare soluzioni diverse da una situazione che per decenni francamente hanno sedato qualunque tentativo di progresso economico. I problemi di spending review o di eccessi esistono, devono essere combattuti ma siamo purtroppo in buona (o brutta) compagnia con il resto d’Italia.
Questo con la lettera aperta del Prof. Costa a Micciché c’entra poco, noi vorremmo capire se politicamente resta l’unica alternativa sulla base di quello che oggi offre la piazza.
Un caro saluto
Massimo
Non rispondo alle tante osservazioni “politiche”. La risposta la deve dare Miccichè.
Rispondo ai due commentatori che credono alla favola della Sicilia che dipende dall’Italia.
Ebbene è un falso clamoroso.
Faccio parte della Commissione consultiva del tavolo tecnico Stato-Regione.
Abbiamo chiesto le entrate che ci spettano, tutte le entrate tributarie della Regione e abbiamo chiesto umilmente allo Stato di darci le funzioni che svolge o di tagliarci i trasferimenti di pari importo.
Ebbene lo Stato ha risposto picche! Perché i trasferimenti dello Stato e le funzioni da questo direttamente svolte sono inferiore ai prelievi tributari che lo Stato porta via dalla Sicilia. Potrei darvi i numeri ma sarebbe noioso.
Solo qualche esempio.
L’Irpef “riscossa” in Sicilia (di quella maturata ma riscossa altrove lo Stato non vuole neanche sentirne parlare) è pari (2008) a 7 miliardi e 300 milioni l’anno circa. In teoria dovrebbe andare al 100 % alla Regione; in teoria secondo i decreti attuativi dello Statuto attualmente vigenti che sono già penalizzanti rispetto a quanto detto nello Statuto.
In pratica ne arrivano 4 miliardi e 800 milioni perché molte ritenute alla fonte prendono il largo in barba allo Statuto o per altre “diavolerie” amministrative. Quindi di fatto la Sicilia incassa solo i due terzi dell’Irpef riscossa nel proprio territorio. Il restante terzo, circa due miliardi e mezzo, si invola.
Sempre dal lato delle entrate ci sono tre miliardi e mezzo di IVA riscossa alla dogana. Ma le frontiere siciliane, per l’erario, non appartengono al territorio della Regione, quindi… nisba. Per contro, però, lo Stato ci vuiole trasferire.
Scuola (circa 4 miliardi l’anno)
Università (600 milioni)
Fondo sanitario Regionale (circa 2 milardi e mezzo)
Finanza locale
(circa 1 miliardo e mezzo)
Trasferendoci queste funzioni, che sono largamente al di sotto di tutto ciò che lo Stato introita dalla Sicilia (e non ho parlato né di art. 37 né di accise) lo Stato in Sicilia resterebbe a fare le seguenti cose:
Giustizia (ehm…)
Sicurezza e polizia (doppio ehm….)
Uffici finanziari (cioè le tasse, va)
Esteri e difesa.
Insomma nulla. Meno di 4 miliardi l’anno in tutto.
Lo Stato questo lo sa e continua a rapinarci.
Ora, siccome non possono più tagliare i trasferimenti alla Regione, che sono praticamente già a zero, hanno inventato un’altra cosa:
- dal lato della spesa mettono il tetto alla spesa per il patto di stabilità
- dal lato delle entrate si ripigliano quote di IVA e IRPEF, versate da SICILIANI, in aperta violazione dello Statuto e dei decreti attuativi.
Con la prima mossa fissano un tetto di spesa non in % o sui saldi ma su numeri, tirati un po’ a caso. Così la Regione, anche quando ha i soldi, non può pagare. Cresce il malcontento e l’immondizia nelle discariche. Vanno restituiti i fondi europei, ma non importa.
Dal lato dell’entrata ci tolgono i tributi propri e ci lasciano le funzioni.
Insomma l’Italia ci sta strangolando a poco a poco. Ma il lettore disinformato pensa che sia colpa delle auto blu. Ho i numeri, conosco la faccenda.
E non mi importa di Miccichè in quanto tale. Se è disposto a lottare per questo, lui che non ha “PIU’” capi a Roma, non ho alternative. Degli altri non voglio neanche parlarne. Se non ha intenzione di lottare per questo, anche lui non sarà da votare. Ma la risposta spetta a lui.
I Siciliani non si devono masturbare la mente pensando alle alchimie politiche o al fatto che quello non farà sesso o quell’altro che sarà “onesto”. I Siciliani devono sapere che sono un possedimento coloniale e devono decidere se vogliono cambiare rotta o continuare lentamente a sprofondare.
Se sono ascaro per questo motivo, ben venga.
E’ veramente interessante questo dibattito politico dove appunto si parla solo di politica e dove solo una persona ha posto l’accento sulla problematica reale ovvero l’autonomia economica della Sicilia dalla quale dipende esclusivamente la possibilità di una autonomia politica e sociale vera.
Sembra proprio che nessuno voglia guardare in faccia la realtà : la Sicilia non e’ autosufficiente e dipende dai soldi che lo Stato le conferisce che sono ben di piu’ di quelli che produciamo (si può ipotizzare verosimilmente un rapporto di 1 a 4). comprendo che l’argomento non stia a cuore a nessun politico ma dal prof. Costa mi aspetto qualche cosa di piu’ concreto rispetto ad
enunciati tattici e romantici su quanto sia bella
l’autonomia se non l’indipendenza. La Sicilia ed i siciliani stanno discutendo di mera politica e la candidatura di tizio o caio non cambierà nulla dell’essere un centro di spesa, una famiglia che spende quattro volte quello che guadagna ed ha bisogno di chi ripiani questi debiti.
Questo mi sembra un tema reale ed il resto e’ acqua fresca … ma a quanto pare in Sicilia si cerca di nascondere il fatto che il re e’ nudo … Da tanto tempo.
Mi pare giunto il momento di smettere di prendere in giro il popolo (pur plaudente ai suoi parassiti) e dire la verità ai siciliani invece di illuderli con progetti autonomistici immediati che comporterebbero la fine della società se non la fame e chi questi progetti propugna dovrebbe spiegare il giorno dopo l’autonomia siffatta … Perché non si mangia piu’ neanche pane per dieci anni e perché chiudono gli ospedali.
Ma come si fa a non comprendere l’acume politico di un’articolo di questo genere? Come si fa a non capire che la conversione politica di Micciché è comunque una risorsa per i sicilianisti e per la Sicilia a prescindere da come e quanto sia cambiato visto che i motivi sono noti, infatti, questo appello ha lo scopo di provocare il Miccichè ad una scelta di campo per fargli sposare una “causa”, quella sicilianista.
Si rassegnino tutti i commentatori contrari, ma l’unica strada percorribile rimane ormai quella indicata dal prof. Costa.
Del resto non è assolutamente pensabile, per il bene della Sicilia, che si possa ancora andare a rimorchio dei partiti nazionali.
Il cammino verso la piena autonomia della Sicilia sarà lento, ma inesorabile.
Egregio prof. Costa,
Ma Lei E’ al corrente di Quale sia il differenziale tra cio’ che la Sicilia produce come tasse e imposte e la cifra che viene invece versata ogni anno dallo Stato alla Regione per ripianare i nostri conti?
Fuor di metafora, questo e’ il problema ed e’ molto piu’ grave di quanto sembri oltre al fatto di non essere spiegato ai siciliani ai quali si fa credere in una autosufficienza che purtroppo non esiste. Anzi si continua a dire che siamo perfino creditori … Si creditori di dieci e beneficiari di
cento…
Perché non iniziamo a dire la verità ai cittadini invece di cercare il padrino di turno?
L’obiettivo della autosufficienza e dunque dell’autonomia vera e non di facciata, necessita di un piano almeno ventennale. Senza idee per lo sviluppo, rimaniamo provincia mantenuta e dunque risultano inutili proclami e romanticismi di facciata, se non per la campagna elettorale.
Invece di dichiarazioni di principio e di bandiera, invece di girarci intorno, perché non ci facciamo dire dall’Assessore Armao quali sono i veri numeri?
Quanto ci da lo Stato italiano oltre a quello che noi stessi produciamo? Se non pubblichiamo questa notizia, il resto e fumo senza arrosto e continuiamo a prendere in giro i siciliani, facendo il solito gioco delle tre carte.
Un cordiale saluto.
le cose stanno così: il pdl ha governato la sicilia molti anni. in quel pdl c’era miccichè, diventato poi “autonomista” per scelta o per costrizione non sappiamo.
il pdl ha fatto i suoi disastri…
il Pd da sempre ha dimostrato che in quanto a disastri non è secondo a nessuno ed è per questo che ha saltato sempre il banco di prova.
a questo punto abbiamo tre scelte:
1) o non andare a votare ma significa delegare ad altri il futuro dei nostri figli.
2) votare il movimento di grillo che per carità è da tenere sotto controllo ma poi saranno in grado di governare? hanno l’esperienza richiesta?
3) in ultima analisi una chance a miccichè con le sue nuove proposte autonomistiche la darei. in fondo noi siciliani dobbiamo guardare alla nostra politica e non a quella romana
Caro sig. Costa non capisco come possa fisarsi di uno come miccichè che dopo venti anni a fianco di dellutri e berlusconi. e dopo che ha mandato parecchi milioni di euro in polentonia, viene qui a sparare qutro minchiate.
Quando ha formato grande sud ha detto testualmente che era sempre collegato a berlusconi e tutto questo per portare qualcosina al sud. Costa stia molto attento a questi ASCARI. Avanti PARTITO DEL SUD assieme a PINO APRILE
strano che ci sia gente che definisce “fesserie” il discorso propositivo di Costa, che è l’unica strada che porterebbe fuori dai guai la Sicilia, retituendole la sua dignità di Stato che ha sempre enunciato e mai avuto il coraggio di attuare… sareste il faro non solo dell’Italia ma di tutto il Mediterraneo e inviereste uno sprazzo di luce anche all’interno di una Europa preoccupata a proteggere i caveaux delle banche e non le aspirazioni dei popoli.
Purtroppo sig. Costa ha sbagliato indirizo perchè Miccichè, anche se le avrà promesso u. Posto d’assessore, non potrà accontentarla perché non ce la farà a conquistare palazzo d’Orleans
Una amara riflessione sulla scelta, da parte del prof. Costa, del destinatario del suo articolo/appello, riflessione nata grazie alla lettura dei dubbi in merito espressi dai commentatori Massimo MX, Salvo e andersonefareweto:
mi son chiesto chi altro poteva essere scelto come destinatario. Gli altri due candidati con possibilità di vittoria, Musumeci e Crocetta, sono prigionieri dei partiti nazionali e delle lobby finanziarie: se Costa si fosse appellato a loro mi avrebbe fatto ridere.
Se vogliamo proprio considerare anche gli altri (ma, per favore, non certo chi è accreditato di un 1 o 2%!), Fava, che comunque è legato a partiti nazionali, ha dimostrato di essere completamente all’asciutto in materia di Statuto: più che come destinatario di appelli del prof. Costa lo vedo come possibile suo alunno in seminari sullo Statuto…; rimane il grillino Cancelleri che certamente non ha nulla a che vedere con le lobby finanziarie europee e con la casta dei partiti nazionali; è vero che il Movimento 5 Stelle ha inserito dei punti interessanti sull’attuazione dello Statuto nel suo programma ma tra un Miccichè che può vincere e un Cancelleri che può, a mio avviso, ottenere una bella performance ma non la vittoria, il destinatario naturale di un simile appello non poteva che essere Miccichè; purtroppo questo passa, come piatto principale (candidato Presidente) il convento dello schieramento che ha deciso di rompere con le segreterie romane…
Possiamo fidarci? Forse dipenderà anche dal resto delle portate (la “squadra” di assessori che vorrà metterà in campo).
Costa, quello che non voleva più fare politica per paura di subire ricatti sul lavoro e quindi si è riciclato a manipolatore di coscenze manovrando dal di fuori?
rifiuto il pacco e vado avanti.
Il professore Costa la sa lunga dava degli ascari a quelli che facevano e dicevano le cose che lui oggi ripete, Con Micciche e Lombardo vuoi realizzare l’indipendenza della sicilia? o piu semplicemente massimo costa vuole raggiungere la sua indipendenza ma quella economica personale.
Caro Prof. Costa
le Sue sono sante parole.
Purtroppo, però, Lei ha scelto di rivolgerle al più ottuso opportunista politico che la Sicilia abbia mai conosciuto ….. sempre e solo dopo Raffaele Lombardo.
Continui, comunque, a rinnovare il suo appello alle persone di buona volontà.
Vedrà che, prima o poi, anche questa martoriata terra saprà darLe le risposte che cerca.
Anche a me non piace il destinatario della “lettera”.
E’ troppo vicino a B. ed i suoi amici.
L’Appello del Prof. Costa a Micciché mi lascia un pò perplesso proprio per la scelta del destinatario. E’ pur vero che Massimo Costa ci ha detto di vedere bene nella direzione autonomista ma veder bene significa anche fare un’attenta riflessione su chi sta imboccando seriamente questo percorso e Micciché ahimè non può certo nascondere imprese deludenti in relazione ad aspettative degne di progressi per i siciliani. Il sogno siciliano disegnato con il colore arancione sulle tre o… sugnu sicilianu.., svela una trovata subdola da manifestino elettorale dal chiaro richiamo indigeno.
I contenuti, i programmi che da tempo reclamiamo invece dovrebbero trovare più spazio in questa campagna troppo permeata ancora da accordi, accorducci e alleanze che senz’altro serviranno per creare una base solida ma ancora troppo gestita dalla vecchia, troppo vecchia ed incapace rappresentanza politica. Sono però d’accordo col Prof. Costa che le “rivoluzioni democratiche ” devono scontare un processo storico prevedibile ed il ricambio probabilmente avverrà in più fasi ma illudersi che questo ricambio lo possa realizzare Micciché, non mi convince affatto.
Caro Prof. Costa ma a parte il candidato Sturzo che da solo potrà fare ben poco, chi sta “cavalcando” seriamente l’impegno di governare con il preciso intento di riesumare lo Statuto Siciliano e ripulire, come dice giustamente lei, da tutta la ruggine incrostata di oltre 60 anni? I passaggi che indica adesso, come potranno essere realizzati anche dal più intraprendente neo presidente autonomista ?
Io, come molti altri, stiamo ancora attendendo candidati e soprattutto programmi e le sue indicazioni ci sono sempre utili e illuminanti ma … sto Micciché….
la voglio bene
un caro saluto
Massimo
Come sempre commenti negativi su tutto, saranno frutto delle segreterie politiche? L’unico in grado di attuare lo statuto è Miccichè in quanto è l’unico libero da Roma, se non lo fosse sarebbe rimasto con il pdl dopo aver fatto il passo indietro per Musumeci, non lo ha fatto quando si è reso conto che anche Musumeci si era già venduto al Pdl
Pienamente daccordo con Davide Ismaeli e con gregory: l’unica pecca del discorso è pensare che Miccichè non sia pronto a servire le palle della Sicilia su un vassoio d’argento alle aziende di Berlusconi e alla Lega di Maroni.
Condivido l’articolo del prof. Costa e penso che dobbiamo batterci, noi siciliani, per la nostra indipendenza anche al fine, come si dice nell’articolo, di liberarci della mafia.
Signor Costa, ormai rientra pure tra gli ascari. La finisca con il suo cerchiobottismo.
Se Miccichè adottasse davvero le ricette del prof. Costa, dimenticherei il suo passato e mi auspicherei che vincesse le elezioni. In questo preciso momento ai siciliani dovrebbe interessare solo una cosa: che al Governo dell’Isola vada una coalizione che non abbia legami con la casta dei partiti italiani e con le lobby finanziarie dell’Europa targata BCE. Chi giudica le ricette del prof. Costa delle “fesserie sicilianiste”o è in malafede (servo delle lobby e delle caste di cui sopra) o dovrebbe andarsi a studiare alcuni libri di economia…
Chi è andato a scuola di economia a ballarò o a porta a porta ascoltando gli sproloqui di Tito Boeri o Oscar Giannino deve per forza ritenere fesserie le tesi del Prof. Costa, non ha scelta. Noi preferiamo ascoltare Paul Krugman ( PREMIO NOBEL PER L’ECONOMIA), Warren Mosler e tantissimi altri economisti internazionali che ci insegnano che le ricette del Prof. Costa sono , non solo sostenibili ma l’unica via di salvezza. Per tutti gli altri viva i tagli alle famiglie, alle pensioni, alla ricerca, alla sanità e all’aria che respiriamo perche cosi vuole l’Europa ma soprattutto……BUON PORTA A PORTA!
In un contesto politico fallimentare e devastante il “Sogno Sicilia Indipendente” è destinato a rimanere tale. Il progetto è realizzabile in un solo modo:copiare bene il governo Svizzero che rappresenta ancora il più bravo della classe europea ormai quasi tutti bocciati o respinti.
a castigamatti da gregory
la cosa bella è che non sono fesserie da sicilianisti.
l’unica fesseria è il dichiarare il suo appoggio a Miccichè
Tutto bello, tutto giusto,ci dobbiamo “far passare dallo stato…l’Agenzia delle Entrate”.E come? Forse mandando a Roma un messo notificatore che, a nome dei Siciliani, metta in mora lo Stato?Oppure ripristinando motu proprio l’Alta Corte? O, ancora, occupando con materassi e suppellettili, a mo dei rom, il demanio statale? Oppure appoggiando Miccichè, i suoi outings di ex (EX?) fruitore di droghe e il suo dichiarato, immutato ed immutabile vassallaggio dal suo amato Silvio? Ma mi faccia il piacere, prof. Costa, rivolga i suoi benevoli giudizi verso chi, davvero, parla la lingua della vera autonomia e della vera indipendenza!
Era da tempo che il sig. Costa non veniva fuori a raccontarci le solite fesserie sicilianiste